Catania contro Salvini: un momento di rabbia e di orgoglio. Ma non basta.

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L’altro giorno più di trecento persone affollavano piazza Duomo a Catania: grillini arrabbiati, grillini molto arrabbiati, grillini furiosi. C’erano i centri sociali, Potere al popolo, giovani e anziani, donne e ragazzi. Tutti insieme a contestare il Ministro dell’Interno Salvini. Il leghista dopo un incontro istituzionale (?!) col sindaco Pogliese avrebbe voluto concedersi il consueto bagno di selfie: non è stato possibile, tanto è stata veemente la manifestazione contro di lui.

Insulti, cori, “bella ciao”, “buffone”, “fascista”: con grande soddisfazione della folla il ministro è stato costretto a defilarsi da un uscita laterale. Festa grande tra i manifestanti: dal vivo e sui social è tutto un “l’abbiamo circondato!”, “è stato respinto!”, “il benservito a Salvini”.

Oltre i soliti eccessi, le esaltazioni settarie di alcuni che fanno dell’infantilismo politico la loro bandiera, affetti dallo stesso machismo che vogliono combattere-  i quali evidentemente provano piacere fisico nel corpo a corpo con i poliziotti (“aguzzini!”) –  sgradevoli sono stati anche gli insulti e le minacce ai sostenitori di Salvini.

A quei pochi, frastornati e sofferenti (con le magliette sintetiche LEGA SALVINI: ma cosa non si fa per amore del Capitano!) è stato urlato – modulazioni e fantasie varie- che “sono la vergogna del Sud” e che “un vero meridionale non dimentica quello che Salvini diceva del Mezzogiorno”. Così sono stati preventivamente allontanati dalla fazione opposta.

Questo spirito medievale di assedio a ben vedere, però, serve a poco: il castello è stato espugnato, ma per chi? E in nome di cosa?

Non c’è alcun dubbio che Salvini sia il rappresentante più luminoso di una destra reazionaria, fascisticheggiante, estrema: “datemi pieni poteri, senza palle al piede” è quanto di più vicino a Mussolini sia stato mai detto da un politico dal Dopoguerra ad oggi. Averlo come Presidente del Consiglio – ed è una possibilità concreta- vorrebbe dire uno slittamento della democrazia: l’Italia si volgerebbe verso sistemi autoritari.

E se combattere questa deriva autoritaria è un dovere, allora bisogna anche capire perché un catanese (cresciuto alla Pescheria e più scuro di un arabo) si fidi tanto di un partito che si chiamava Lega Nord, analizzare i motivi profondi dell’enorme consenso di Salvini.

La Lega continua ad essere NORD, continua a rappresentare il grumo nero del Paese, i ceti più conservatori e potenti. E’ ancora il trasformismo: dalla Dc a Forza Italia al Popolo della Libertà, gli stessi interessi che si perpetuano con un volto nuovo. E non si può pensare che il 34% (ancora in crescita) delle ultime elezioni europee sia soltanto merito della sua pur efficientissima propaganda social, della sua abilità nel comunicare.

Salvini pone temi sentiti, forti, radicati nella società: è reale il bisogno di sicurezza, è vero che in nome del pareggio di bilancio si è criminosamente tagliato lo stato sociale, è indubbio che con “l’austerità” si stronca la crescita, è auspicabile che l’immigrazione diventi un argomento che impegni tutti gli Stati d‘Europa. Per questo è popolare, per questo macina consensi.

Le soluzioni che la Lega propone sono inadeguate, reazionarie, spesso xenofobe: toccherebbe allora alla Sinistra far propri questi bisogni, cercare risposte diverse, progressive, inclusive.

All’orizzonte, però, sembra esserci solo il vuoto: in questi giorni si assiste ad una nuova manovra di palazzo, l’ennesima del Pd. Renzi da mesi faceva opposizione a Zingaretti perché assolutamente contrario all’alleanza con i grillini e minacciava di abbandonare il partito ogni volta che si ventilasse un dialogo tra i democratici e il movimento: “non in mio nome”. E oggi prepara proprio coi 5S un “governo di legislatura” per non votare subito. Così, senza alcun imbarazzo. E’ l’ennesima “assunzione di responsabilità”, la stessa che responsabilità che spinse i democratici ad appoggiare Monti, ad avallare le staffette Letta-Renzi-Gentiloni. Accordi, tattiche, strategie: il potere per il potere, lontani, lontanissimi da ciò che – una volta- era il suo “popolo”.

Ancora una volta, una Sinistra incapace di darsi dei contenuti, scopre di esistere, di essere unita solo contro il Nemico. Prima era Berlusconi che vinceva perché aveva le televisioni, ora è Salvini coi social. 

Catania, di questo vuoto è la miniatura: una folla arrabbiata, indignata, che getta in faccia a Salvini il proprio (comprensibile) disprezzo: ma che poco ha da opporgli, se non slogan consumati, canzoni buone per ogni occasione.

Si può interpretare questa manifestazione come una vittoria, ma sarebbe un errore scambiarla per una “mobilitazione popolare”. I consensi di Salvini sono altissimi: la soddisfazione di averlo respinto una volta non basta.  

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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.