E.S. Crew, una band di giovani catanesi al loro primo album.

“Storia di un artista qualunque” è il primo album del gruppo E.S. crew.

2' di lettura

Il loro primo singolo, Alchimista (qui il link https://www.youtube.com/watch?v=x-jd8nWWDr8) è un condensato delle atmosfere e dei toni di tutto l’album.
L’album sarà a breve disponibile su varie piattaforme digitali, tra cui Youtube e Spotify. Il gruppo è composto da ragazzi, giovani: tutti di Catania, conosciutisi tra la scuola, il lavoro e l’università.
Francesco Celano è al basso, Raffaele Rando alla tastiera e Valerio Ventura alla batteria. La voce è di Mirko Puglisi, autore dei testi delle canzoni. Leader del gruppo, è lui a illustrare cosa significa il loro album d’esordio: “vuole essere un disco amareggiato, che riflette un momento
generale non troppo felice. E’ un periodo di grande spaesamento, di perdita di valori.” E il titolo dell’album? “L’ artista è l’emarginato, l’incompreso per eccellenza. E oggi è un periodo particolarmente confuso, duro per essere un artista: è la moda che la fa da padrona, c’è molto conformismo”. Tono e viso del ragazzo sembrano particolarmente lugubri, e infatti: “i nostri
punti di riferimento sono il rap italiano -Salmo, per esempio- ma recentemente mi sono appassionato a Nietzsche, al suo pensiero.

Catania ha il PIL tra i più bassi d’Europa, la disoccupazione è alle stelle, la criminalità giovanile e la dispersione scolastica toccano vette alpine: effettivamente sarebbe ben strano che un figlio di questa città si mettesse a fare i salti di gioia, a scrivere Dammi tre parole o Felicità. “E’ un periodo cupo, e questo si riflette anche nelle nostre canzoni”, ripete scuotendo la testa. Non so se si riferisca alla sua città. Decido di sì.
Qualche difficoltà in più per “carpirgli”, dei temi, il contenuto delle singole canzoni, sembra molto restio: “non mi piace essere troppo diretto. Rendere esplicito quello che l’ascoltatore può scoprire da solo sottrae interesse, fascino.”
I musicisti si dicono influenzati dallo stile dei Green Day, da Moroder, dai Pink Floyd. E ci tengono tutti a ripetere che per loro ” suonare insieme, avere un gruppo è già bello così, è un’esperienza importante”. E non è stato semplicissimo: “l’idea di creare una band era nata già
diversi anni fa, ma gli impegni, le vicissitudini personali hanno un po’ ritardato il progetto”.
Anche trovare la “quadra” è stato un processo lungo “perché io vengo dal Rap, mentre tutti i musicisti provengono da esperienze musicali diverse, più sul Rock”. E per quanto riguarda il futuro? “Tutti speriamo di migliorare: musicalmente e nella scrittura. Speriamo che il nostro lavoro venga apprezzato”.


Non si può che fare gli auguri a questi ragazzi: magari in futuro saranno loro – si spera insieme a tanti altri- a restituire un’identità, un racconto della città. Catania pare una città silente – con
problemi, contraddizioni profonde- che da troppo tempo non riesce a raccontarsi, a dare voce e corpo ai disagi, agli umori, alle situazioni che pure la popolano e la animano.

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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.