Beautiful Freak

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Se i fratelli Grimm avessero avuto un terzo fratello, molto probabilmente si sarebbe chiamato Guillermo“. Si apre così la prefazione di Beautiful Freaks, il nuovo libro di Emanuele Rauco, interamente dedicato al regista messicano Guillermo del Toro. Lo abbiamo incontrato alla rassegna dei “Catania Book Days” e ci ha stregati sin da subito, rivelando un curioso aneddoto. L’episodio che accese la miccia. Guillermo era ancora un bambino quando strinse un patto con lo zio. Il primo a morire avrebbe rivelato all’altro l’esistenza dell’aldilà. Dopo la morte dello zio, il piccolo Guillermo si ritrovò nella sua stanza, piena di vecchi libri che cominciavano ad impolverarsi. Fu in quel momento che, nel silenzio della notte, sentì un fruscio accarezzargli l’orecchio; un alito di vento lo paralizzò. Fu in quel momento che nacque Guillermo Del Toro.

Emanuele Rauco ci offre il ritratto di un Del Toro eclettico. Legato alla sua terra natia, il Messico, ma tradito da questa dopo il rapimento del padre; questa ambiguità appare visibile in tutta la sua filmografia. In particolar modo è riscontrabile, nelle sue pellicole, un modo di raccontare il fantastico che riflette l’orrore storico. Le favole di Del Toro non sono nere perché vogliono esserlo, ma perché devono, verrebbe da dire. Sin da “Kronos”, la sua prima pellicola datata 1993, in cui, dietro il velo di un film strettamente gotico, traspare un Messico vampirizzato da una onnipotente America. Passando a “Il labirinto del Fauno”, pellicola che gli valse l’Oscar nel 2007, in cui è evidente una non troppo velata critica al franchismo spagnolo e  a tutte le forme di autoritarismi degli anni ‘30-‘40. Regista pop da un lato, regista simbolista dall’altro. Un’altra delle tante ambivalenze presenti nel suo modo di fare cinema. Infine, il suo ultimo film Oscar “La forma dell’acqua” non può lasciare indifferenti circa la denuncia contro l’autoritarismo statunitense. “Guillermo Del Toro troppo politico”- direbbe Caparezza. Ma Rauco ci dice di più. Utilizzando come punto di partenza una nostra domanda, descrive la capacità demolitrice, ed insieme innovatrice, di Del Toro. 

“Durante la prima mezz’ora di “E.T.” vediamo gli adulti ripresi dalla cinta in giù, e i bambini per intero. Come a indicare una superiorità dei più piccoli. Credi che anche in Del Toro sia presente la stessa dinamica?”

 Del Toro è senza dubbio un “abbattitore di confini”. Rauco dipinge il regista attraverso la  vivida immagine di un operaio dotato di elmetto e piccone, intento ad asciugarsi il sudore della fronte con una mano, e a battere forte contro la terra spessa con l’altra. E lo fa con ogni genere di confini, continua Emanuele. Da quelli sessuali, attraverso figure femminili che non perdono nulla della propria femminilità per essere protagoniste delle proprie vite; a quelli geografico/linguistici, sempre accompagnati dall’esaltazione del reietto e dell’escluso. Prendi Hellboy”,o più recentemente “La forma dell’acqua”- simbolo del confine linguistico culturale. Ma non solo. Del Toro, spesso, abbatte anche confini visivi. Prendi “Il labirinto del fauno”.Solo la piccola Ofelia riesce a vedere la realtà mostruosa che ci circonda o, viceversa, la realtà è così inaccettabile da dover ricorrere ad una dimensione onirica?

In ultima analisi, “Beautiful Freak” non mira a sciogliere la matassa-Del Toro, anzi. Attraverso la ricerca di nuovi filamenti e nuovi collegamenti, tende ad ingarbugliare ancor di più la fittissima rete di intrecci, dicotomie e parallelismi caratteristici di uno dei registi più amati, e forse più ermetici, degli ultimi anni.

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Roberto La Rocca

Nato a Catania nel ’94, frequento il corso di Lettere Moderne, e direi che non conosco molto altro di me stesso, a parte il fatto che detesto il radicchio, la gente che mangia rumorosamente al cinema ridendo a crepapelle durante un momento tragico o viceversa, e il Bloody Mary; se qualcuno al mondo lo beve ancora, vi prego spiegatemi perchè? Cosa vi hanno fatto di così tremendo le vostre papille gustative per mandar giù quell’intruglio nauseabondo di pomodoro e vodka?