Ciò che resta della protesta No Muos

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Niscemi, cittadini assenti in una Sicilia  devastata dalla crisi economica e  dal disagio sociale.

Nel marzo del 2013 15mila persone scesero in piazza a Niscemi per protestare contro il Muos, un moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina USA, composto da 5 satelliti e 4 stazioni di terra, una delle quali da installare proprio a Niscemi.  Allora si mobilitò un pezzetto d’Italia: scuole, bambini, “mamme no Muos”, sindaci… Non si contavano le dichiarazioni di uomini politici sdegnati, attestati di solidarietà. Si ricorda l’adesione della Regione siciliana, in prima linea con l’assessore regionale Mariella Lo Bello, e i grillini, Cancelleri in testa. 

Il 31 Marzo di 5 anni dopo siamo andati anche noi nel paese in provincia di Caltanissetta per seguire da vicino l’ennesimo corteo “No Muos”. Dal 2013 un po’ di cose sono cambiate: pur tra mille travagli giudiziari, il Muos è ormai in funzione, l’interesse mediatico per la vicenda è vistosamente scemato, “il corso delle cose” ha disperso quei personaggi della politica che sembravano tanto agguerriti, tanto pronti a lottare per questa causa. 5 anni dopo, qui a Niscemi, sembra si giri attorno a pochi sopravvissuti: le istituzioni, sparite, il M5S è in ben altre faccende affaccendato, non pervenuto il PD. Si scorgono bandiere di formazioni di estrema sinistra, ma, nel complesso, il numero di chi aderisce alla manifestazione non supera quota mille. 

Alcuni veterani, molti i giovani, studenti di scuola e universitari. E’ a loro che ci rivolgiamo. C’è chi partecipa, come Lele, perché il “Muos danneggia la salute e l’ambiente. Qui vicino c’è la riserva (la Riserva naturale orientata Sughereta) e tanti campi coltivati: il Muos rischia di contaminarli.” Dello stesso parere Ruggero: “sono qui perché sono siciliano, è vergognoso che ancora oggi dobbiamo subire l’egemonia americana, questa non è un’area di guerra.”. Ancor più netto è Angelo, militante di “Potere al popolo” che si scaglia contro gli americani “capitalisti e imperialisti, che se ne fregano della salute degli abitanti. Per giunta questa è una zona agricola, tutto ciò è assurdo. Gli studi approntati per stabilire la nocività delle emissioni dei campi elettromagnetici sulla salute e l’ambiente non hanno dato risposte esaustive. Adesso si aspetta  il 6 aprile, quando a Caltagirone riprenderà il processo con rito abbreviato sul presunto abusivismo del Muos, per scrivere la nuova tappa di una vicenda infinita. Che ormai si consuma più fra le carte dei tribunali che in piazza, fra la gente, dove i ragazzi, pur volenterosi, non riescono a scalfire la cappa di indifferenza che pesa su Niscemi. 

E’ infatti il paese il grande assente alla manifestazione: non un abitante di Niscemi s’è unito al corteo. Tanti affacciati al balcone, assiepati nei baretti, tutti con l’aria distratta, col sorrisetto smaliziato di chi ha già visto sfilare le stesse facce per anni, sentito le stesse voci, gli stessi slogan senza risultati concreti. “Una battaglia da Davide e Golia” dice un impiegato comunale, “li vedo ogni anno, questi ragazzi, e fanno bene. Ma cambierà poco, troppi interessi in mezzo” anche Vito e Alessio, 18 e 20 anni, di Niscemi, girano al largo dal corteo: “qua noi cerchiamo il lavoro, abbiamo altri problemi… ’sto paese se ne sta morendo”. E indicano il Corso Vittorio Emanuele, la via principale. Non si contano i negozi, le botteghe con la saracinesca abbassata, tappezzate di “vendesi”, “chiuso”, “affittasi”. “E’ che se ne sono andati tutti”, a parlare è un pensionato, una faccia antica, scura, da contadino. “Siamo rimasti noi, i vecchi, chi può è andato fuori, anche in Germania.” E ancora, il signor Giuseppe, un membro del circolo agricolo di Niscemi: “prima dell’Euro si stava meglio, questo era un paese ricco, di agricoltori. C’hanno rovinato con i supermercati, con le verdure che non sono italiane. Qua nella chiana (la piana di Gela) si coltivava il carciofo, lo vendevamo… Adesso non ci vuole venire più nessuno: tutte case vuote, anche in campagna, i terreni si vendono a niente.” Non è solo malcontento, superficiale brontolio. E’ un disagio diffuso e radicato, se solo nel gennaio scorso il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti proponeva di sottoporre al ministro dell’agricoltura la dichiarazione di emergenza nazionale per far fronte alla crisi agricola e dei prezzi dei prodotti. “La speculazione dei prezzi di mercato dei prodotti agricoli, e l’ingresso sul mercato di verdure straniere falsa il mercato.” Il sindaco riferiva anche i dati relativi alla produzione del carciofo, il prodotto più coltivato della zona: 17 centesimi per la produzione a fronte di un prezzo di mercato di appena 10 centesimi, condizioni insostenibili per dei piccoli coltivatori. In questa situazione si capisce bene perché i chiassosi manifestanti contro il Muos sembrano dei corpi estranei, del perché corteo e paese non si parlano, l’uno estraneo all’altro: il Muos è un problema “di lusso”, un fastidioso moscerino, di fronte a ben più urgenti questioni. Disoccupazione, agricoltura moribonda, emigrazione massiccia. “Vent’anni fa stavamo bene, Niscemi faceva 30mila abitanti, ora la metà. Gli ospedali – è l’ennesimo pensionato- non funzionano, spesso non c’è acqua, non c’è lavoro… che mi conti del Muos..? Ormai…” 

 

 

 

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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.