Blockchain: blocchi di innovazione

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In occasione del quarto incontro dei Catania Book Days, la manifestazione culturale ha portato nei salotti catanesi un nuovo e importante argomento di discussione : la Blockchain.

A introdurre e discutere l’argomento, Alessandro Basile, un noto consulente legale specializzato in consulenza per imprese innovative e nuove tecnologie; importante anche l’apporto esplicativo fornito dagli esponenti della SIBYL, società che offre servizi informatici e specializzata nell’innovazione informatica.

Ma cos’è la Blockchain? Proprio a questa domanda vuol rispondere il libro di Basile, ”Blockchain: la nuova rivoluzione industriale”, che si propone di spiegare e offrire le basi per la comprensione di questo paradigma tecnologico. Per una prima comprensione basta sapere che per Blockchain si intende appunto “catena di blocchi”, definibile come un registro, non soggetto a modifiche, di transazioni verificate e certificate, ma senza un controllo centrale, bensì distribuito tra i partecipanti alla catena. Ogni partecipante verrà a costituire un nodo, il quale sarà in possesso di tutte le informazioni relative ai singoli blocchi e potrà concorrere con gli altri a fornire l’autorizzazione all’aggiunta di nuovi blocchi. Ogni blocco comprenderà l’insieme di dati e transazioni che si vogliono registrare e  l’aggiunta di ciascuno dei blocchi sarà il risultato di un protocollo condiviso tra tutti i partecipanti alla catena in questione. 

La particolarità della blockchain è che questa si concretizza in un registro condiviso e crittografato, immutabile, al quale si può dunque solo aggiungere e mai togliere, e aggiornabile solo mediante il consenso o l’accordo tra i partecipanti. Ultimata la procedura di votazione, ciascun partecipante, ossia ogni nodo, dovrà procedere al contestuale aggiornamento dei dati in proprio possesso relativi alla catena di blocchi. Così facendo viene a garantirsi la trasparenza dei dati e delle transazioni tra tutti i partecipanti alla catena; al tempo stesso sarà possibile accedere a tali dati soltanto per quanti saranno legittimati a farlo sulla base di una chiave crittografica, la quale può essere pubblica o privata (in questo caso la stessa non sarà condivisa con gli altri partecipanti, permettendo di firmare in privato le transazioni). Anche la stessa Blockchain può assumere forma pubblica o privata in relazione alle utilità che i partecipanti vogliono trarne.
Nel primo caso, chiunque potrà accedere semplicemente scaricandone il software e senza alcuna autorizzazione necessaria; nel caso delle blockchain private saranno invece presenti dei soggetti proprietari, i quali potranno limitarne l’accesso a pochi fidati. In questi termini potrebbe avere utilità anche nella gestione d’impresa, garantendo velocità e sicurezza nelle dinamiche aziendali e nel controllo da parte dei dirigenti delle stesse.

Dal punto di vista giuridico manca una normativa di riferimento, ma, sulla base della normativa attualmente in vigore, sappiamo che nel nostro ordinamento la documentazione informatica assume valore legale se rispetta i requisiti di firma, identificazione e sicurezza, cosicché la forma scritta verrà rispettata se sarà possibile identificare l’autore della firma in digitale e se in grado di garantire la sicurezza, integrità e immodificabilità del documento. Tali requisiti possono in linea di massima essere soddisfatti dal modello privato della blockchain, ove, essendo l’accesso riservato e posto sotto il controllo del proprietario della stessa, risulta agevole l’identificazione dei partecipanti. Il modello pubblico presenta invece la libera accessibilità, nessun controllo all’ingresso e quindi difficoltà di identificazione dei partecipanti. 

Altro dato rilevante in campo giuridico si ha in merito alla qualificazione delle chiavi d’accesso dei partecipanti. Tali chiavi possono infatti essere definite dati personali nel caso in cui siano efficaci a identificarne la persona fisica: in tal caso non potrà essere garantito agli stessi il diritto all’oblio, cioè la totale cancellazione del dato, dato che il sistema della blockchain è imperniato sulla immutabilità di tutti i dati registrati. Tale circostanza pone così in conflitto il paradigma tecnologico con la normativa GDPR (General Data Protection Regulation). Molte sono, tuttavia, le soluzioni che si stanno profilando in materia e per le quali rimandiamo alla lettura dell’esaustivo testo di Alessandro Basile.

La blockchain sta acquisendo una notevole importanza, in relazione alle applicazioni che se ne possono avere, prima fra tutti l’agricoltura. In Sicilia è stato infatti recentemente approvato un disegno di legge il quale prevede l’utilizzo della blockchain come strumento di garanzia della tracciabilità e certificazione dei dati sui prodotti agricoli siciliani. Il disegno di legge, o meglio l’emendamento proposto da Jose Marano, deputato ARS del Movimento 5 Stelle, prevede L’accesso al sistema da parte degli agricoltori su base volontaria. Questi, divenuti partecipanti di Agrifood, la futura blockchain di riferimento, dovranno registrare provenienza e percorso del prodotto, certificazioni e autorizzazioni evitando così di ricevere richieste e reclami sull’origine e qualità dei prodotti, dato che tutte queste informazioni saranno gratuitamente accessibili dai consumatori in fase d’acquisto, mediante l’applicazione relativa direttamente scaricabile su cellulare.

Molte le speranze, quindi, che tali innovazioni tecnologiche possano portare più sicurezza nella circolazione dei dati e trasparenza in settori particolari quali appunto l’agroalimentare, poche però le certezze in merito, data la mancanza di enti certificatori predisposti in tal senso. Si spera saremo in grado di usufruire al meglio di questi paradigmi tecnologici e che si predisponga in materia di una disciplina legale in grado di far fronte ai nuovi problemi giuridici che le nuove tecnologie comportano.

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