Il cancro della città.

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A Catania c’è un problema. Un problema gravissimo. Che soffoca, strozza e minaccia le fondamenta stessa del vivere civile.

E no, non è il dissesto finanziario. Non è l’arresto del padre del sindaco Pogliese, accusato di bancarotta fraudolenta (poi rilasciato). Neppure il sequestro della Sicilia, l’unico e indiscusso quotidiano della città. Neanche l’accusa al suo editore, Mario Ciancio Sanfilippo di concorso esterno in associazione mafiosa. E vi sbagliate pure se pensate all’inchiesta sull’Università, quella sui concorsi truccati. Non c’entra neanche la Tecnis, colosso catanese dell’edilizia, sequestrata (e poi dissequestrata) perché “assoggettata a cosa nostra”. E, per carità, non è la mafia, né i fiumi di cocaina che scorrono impetuosi per le vie del centro.

La piaga sono i parcheggiatori abusivi. Una razza da debellare, una genìa di uomini pericolosi e avidi, che da sempre taglieggia la povera gente.

Ma non tutto è perduto, c’è ancora speranza. Dalle tenebre si leva una voce netta e chiara contro i soprusi: La Sicilia, da sempre strenua sentinella di legge e ordine (e come ti sbagli, vista la specchiata moralità dell’editore) manda un cronista. Con leonino coraggio, con sprezzo supremo del pericolo, il giornalista (ma che dico? L’eroe!) G. R. si è recato nel cuore pulsante della depravazione e del vizio: Piazza Dante. E ci descrive – in una Catania a metà tra l’Afghanistan e Gotham City all’ora di punta-  scene strazianti, verissime, vive. «L’ultima auto trova posto rasente al muro, per il resto lo stretto marciapiede è pieno, non si passa più. Si cammina in strada, in mezzo alle auto che circolano, passanti, studenti, persino mamme che spingono il passeggino del bambino. Svoltare verso piazza Dante è un inferno. Si passa in un budello di auto in sosta che invadono qualsiasi spazio».

Chi, allora, il dio maligno che regna su questo caos? Loro. «I capi», che «gestiscono» la piazza«senza timore e senza pudore». Uomini piccoli, stropicciati, che ti ricevono con un sorriso, sono in realtà pericolosi boss al vertice di un’organizzazione criminale. E noi che per anni abbiamo condiviso caffè e sigarette con quelli che credevamo solo disoccupati, persone oneste che preferivano fare i guardiamacchine per non andare a rubare, ci troviamo gomito a gomito con efferati criminali, camorristi di punta.

Di fronte a questa situazione di inaudita gravità, veemente la risposta delle istituzioni. L’articolo riporta le furenti parole dell’assessore alla mobilità Arcidiacono, che si dice pronto a tutto «per debellare il fenomeno dei parcheggiatori abusivi, ormai un vero cancro per la città».

Il cancro della città. I parcheggiatori di piazza Dante.

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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.