Teatro Massimo Bellini: è davvero Game Over?

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Da settimane ormai non si parla d’altro che della possibile chiusura del Teatro Massimo Bellini di Catania, preoccupando i cittadini etnei- e non solo- che mostrano chiaramente il proprio dissenso. Game Over si legge sulla maestosa facciata dell’edificio situato sull’omonima piazza. Ma si tratta davvero della fine di questa stagione?

Non è un segreto il fatto che il Teatro navighi in cattive acque da tempo, creando tagli su tagli. Ma adesso sembra essere arrivati alla resa dei conti: con un taglio di due milioni di euro da parte della Regione Siciliana, si rischierebbe il blocco della stagione lirica 2020, il mancato pagamento dei dipendenti (circa 250) e quindi la chiusura dei locali.

Contraddistintosi per un fascino senza tempo e per una bellezza ormai decadente, il Bellini padroneggia sul panorama lirico Siciliano dal 1890 – anno in cui vennero finalmente e definitivamente terminati i lavori iniziati circa un secolo prima- divenendo sin da subito simbolo d’arte e cultura per una città come Catania.

Un profondo amore per il Teatro Massimo e per tutto ciò che rappresenta si avverte nelle parole di chi, tra quelle mura, si è formato artisticamente e ha fatto di queste la propria casa.

Non posso far a meno di pensare, infatti, ad un pomeriggio di qualche mese fa, nel quale, ritrovandomi casualmente nei pressi di uno degli ingressi laterali dell’edificio, scambiai pensieri e giudizi con un dipendente del Teatro: un cantante lirico catanese, il quale aveva passato tra quelle mura la sua intera esistenza. Lui, chiaramente innamorato di quel posto, felice del nostro interesse (ero in compagnia di un’ amica) nei confronti della struttura, orgoglioso, ce ne mostrò alcune aree. A noi, che per la prima volta facevamo ingresso in quella struttura, spiegò perché il Teatro fosse così unico nel suo genere e come, d’altro canto, per la pubblica amministrazione, negli ultimi anni, sia diventato solo un vecchio mausoleo mangiasoldi. Una delle proposte, avanzate ripetutamente da artisti e dipendenti del Bellini al fine di cambiare le tristi sorti di quest’ultimo, è stata – infatti – quella di accorparlo al Conservatorio di Musica Classica di Catania, l’Istituto Musicale Vincenzo Bellini, in modo tale da rivitalizzarlo. Ma è stato tutto invano.

L’incontro mi fece riflettere sul grande valore intellettuale e artistico del Teatro Massimo, ma anche sul fatto che, dietro l’aspetto di declino, ci sia un cuore pulsante, che merita di essere mostrato, diventando davvero parte integrante e viva della città, e non un semplice centro di ritrovo isolato per quattro signori impellicciati.

A causa dell’incuranza di un’amministrazione regionale che manifesta disinteresse anche nei confronti di iniziative proposte allo scopo di creare nuovi introiti e, sicuramente, poco affidabile (dato che lo stesso Musumeci aveva dichiarato lo scorso maggio salvo l’ente catanese), il nostro templio si trova con le spalle al muro.

In questa situazione del tutto incerta, non si può che sperare in una soluzione che dia al Bellini (e a chi c’è dentro) la reale e concreta possibilità di un nuovo inizio e di un nuovo rilancio.

Una soluzione, secondo quanto dichiarato dal presidente della Regione, sarebbe quella di renderlo Ente Fondazione (anziché Ente Autonomo quale è), così da non dipendere solo dai fondi regionali ma anche da fondi di altra origine (ad esempio privati).

Che qualcuno prenda seriamente in considerazione la possibilità di amministrare in modo nuovo e diverso questa realtà, affinchè possa acquisire nuova luce e modellarsi secondo i bisogni di un pubblico nuovo, come punto di riferimento attivo e dinamico, magari aprendosi a vari generi teatrali e a varie forme d’arte, senza eliminare, certamente, le proprie origini.

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