Il valore della cultura

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Viviamo circondati dalla bellezza. È il privilegio di avere le più belle città al mondo, ricche di arte e di storia, il privilegio di essere “figli d’arte”, discendenti del genio di Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Galileo. Essere italiani è proprio questo, uno straordinario privilegio.

Non c’è sapere vero che possa non trarre ispirazione da questa linfa, lontano dalla ricchezza di valori e di forme che trasuda dall’arte, dalla scrittura, dalla creatività che appartengono alla nostra storia.

Il progresso delle scienze e della tecnologia, con l’alto grado di specializzazione che ne distingue scoperte e applicazioni, può illudere che serva a poco il sapere umanistico, che la poesia, la letteratura, la pittura, la scultura e l’architettura, la storia, la filosofia, non incidano sulla qualità di esse; o, peggio, che si tratti di un sapere appannaggio di persone poco concrete, che non serva a produrre ricchezza e benessere.

Quanto della nostra vita quotidiana è debitore di riconoscenza al valore di uomini e donne la cui attività è stata spesso circondata dalla diffidenza dei contemporanei, o ostacolata e perseguitata?

È forte la tentazione nei momenti di crisi economica, a sottovalutare il peso della cultura, assorbiti dall’imperativo della mera sopravvivenza.

Le difficoltà economiche creano anche una selezione tra chi può investire nella migliore formazione culturale e chi è costretto a fermarsi, abbandonando alla marginalità anche intelligenze straordinarie.

L’esperienza quotidiana e diffusa della precarietà, in un mondo che ci viene dipinto come estremamente dinamico, ha in tal modo prodotto una sorta di depressione collettiva, la perdita di ogni certezza, che spinge molti a considerare la cultura un investimento secondario.

Se la crisi si rileva in ciò che manca, lavoro, soldi, una adeguata assistenza sanitaria, presto finisce per investire la sfera morale ed affettiva, inducendo alla sfiducia verso sé stessi e nelle capacità dei sistemi economico e politico, delle istituzioni di creare opportunità, di liberare energie.

In un contesto di tale natura la cultura può rappresentare un efficace elemento di rottura.

L’Italia e la Sicilia non sono così ricche di storia e di natura, di quella bellezza anche immateriale che sposta milioni di visitatori da ogni angolo del mondo, perché si possa costruire una nuova fase storica di rinascita e di progresso?

Ne sono convinta. E ne sono convinti la totalità di coloro che detengono il potere di assumere decisioni, le decisioni più importanti: uomini di governo, capitani d’industria e finanza. Lo confermano anche gli investitori stranieri che puntano da anni ad acquisire le eccellenza nella moda, nell’alimentazione, intere porzioni di territorio per valore produttivo e paesaggistico.

Il nostro è un Paese ricco di intelligenze che spiccano nei diversi campi della creatività, della ricerca e delle sue applicazioni. Ovunque nel mondo uomini e donne orgogliose di essere nate in Italia, vedono riconosciuto il proprio valore e lanciano appelli ai più giovani affinché non si lascino abbattere e siano disposti a rischiare avventure per coronare i propri desideri.

Qualcuno dovrà pure ascoltarli e fare la propria parte.

Negli ultimi anni è tutto un fiorire di iniziative che vedono protagoniste le persone comuni impegnate a recuperare o, semplicemente, a fare più bello il luogo in cui si vive: un parco cittadino, un quartiere, uno stabile abbandonato, un’area naturalistica.

Si respira il desiderio di rimettere al centro della propria esperienza, e di una più collettiva, il valore dell’ambiente, la memoria, la cultura, il sapere fare, e il farlo insieme, senza aspettare altri ma in prima persona.

La cultura è il dovere etico di custodire e migliorare la materia e i valori che ci sono stati trasferiti.

Può sicuramente diventare materia economica e sviluppo, senza impoverire la natura e minacciare la salute, capace com’è di dare qualità e conservare in armonia il creato e l’opera dell’uomo.

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Costanza Agnello

Agnello Costanza Maria, nata in provincia di Catania il 09/04/97.
Diplomata al liceo scientifico di Scordia e ad oggi studentessa di giurisprudenza presso la facoltà di Catania.
Vivo di associazionismo, osservo la realtà e rifletto cautamente.