Impressioni di una turista a Barcellona: il prezzo della libertà

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Quanto un popolo è disposto a lottare per la propria libertà? 

I cosiddetti catalani – guai a chiamarli castigliani – hanno davvero a cuore la causa dell’indipendentismo, al punto da gettare nel caos un’intera comunità.

Le radici dell’indipendentismo catalano vanno ricercate già all’interno del quattordicesimo secolo, quando si voleva dare risalto alla bellezza della cultura e della lingua catalana, bellezza che continua ad essere difesa a spada tratta dalla Catalogna che, perorando una causa atavica, ha continuato anche nel ventunesimo secolo a far sentire la propria voce.

Il referendum del 2017, svoltosi tra forti tensioni, ha visto la Catalogna ottenere finalmente la propria indipendenza (che ciò sia accaduto violando la Costituzione spagnola e firmando una dichiarazione segreta, è del tutto irrilevante per loro).

 Prendendo spunto dalla Brexit, i catalani hanno cercato di ottenere la propria libertà senza però riuscire a gestire la situazione, come si denota dalle recentissime manifestazioni avutesi a seguito della sentenza di condanna emanata verso i nove leader indipendentisti per le manifestazioni del 2017.

La reazione è stata (in)aspettata quanto pericolosa: per esprimere il loro dissenso, i catalani sono scesi in piazza e hanno dato inizio ad una serie di manifestazioni violente; il culmine si è raggiunto nella giornata del 18 ottobre 2019 , quando l’intera “capitale” catalana si è congestionata sotto il peso dei disagi, bloccando tutti i trasporti pubblici. 

Ma quanta strategia c’è dietro queste manifestazioni? Poca, ovviamente, questa comunità si è talmente arroccata nelle proprie convinzioni che ha dimenticato di tutelare la sua Barcellona: sui centodieci voli previsti per il terzo weekend di ottobre, ne sono stati cancellati circa un quarto, con ovvie e conseguenti disdette dei pernottamenti 

Chi ha vissuto in prima linea questi disagi sono stati proprio i turisti, costretti ad evitare alcune delle piazze più caratteristiche della città per non incappare nei corposi cortei, senza contare che le vie della città di Gaudì, compresi i  lunghi tunnel della metro, sono state totalmente deturpati dai fiocchi gialli – simbolo delle manifestazioni – che svettavano fieri sulle vetrate dei negozi, sulle strade, sui balconi, come a voler sottomettere l’intera città al volere dei manifestanti. 

Sulle piattaforme digitali non fa che leggersi un malcontento generale per non avere avuto l’occasione di godere di ciò che Barcellona aveva da offrire.

Pur senza entrare nel dettaglio dei disagi provocati, si può chiaramente comprendere la grave entità delle perdite economiche subite da Barcellona. Quello che ci si chiede è: a quale pro? 

Alcuni dati che l’indipendenza non arrecherebbe così tanti vantaggi, anzi, economicamente infatti la Catalogna non riuscirebbe a reggere le spese che uno “Stato” deve affrontare, per cui in un certo senso negare l’autonomia potrebbe essere anche un mezzo per salvaguardare questa parte della Spagna.

 Discorso a parte va fatto poi per tutte le altre motivazioni che portano i catalani a scendere in piazza:  c’è il rischio, tuttavia, che le nobili rivendicazioni siano oscurate dal loro stesso fervore, finendo con l’“avvelenare” l’onorabilità della causa.

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Andreamaria Santoro

Nata a Catania il 29/12/1998.
Diplomata al Liceo Classico “Gorgia” di Lentini.
Studentessa della facoltà di Giurisprudenza presso L’Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura greca e giapponese.
Anima gattopardiana.