Anniversario muro di Berlino

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È la notte del lontano 9 novembre del 1989. Cinquantamila persone varcano il muro più importante della storia, dalla Germania Est verso Ovest. Migliaia di giovani, che la libertà l’avevano conosciuta solo tramite i racconti dei loro genitori, si affacciano ad un nuovo mondo, non più diviso. C’è gioia negli occhi della gente che, in un clima di festa, urla “freiheit, freiheit” (libertà, libertà). 

Il muro di Berlino è crollato. 

Sì è aperta una finestra verso un nuovo mondo. Un mondo che arriva fino a oggi.

Andiamo un po’ a ritroso con gli anni.

Il Muro di Berlino (in tedesco: Berliner Mauer, nome ufficiale: Antifaschistischer Schutzwall, Barriera di protezione antifascista) venne fatto costruire nel 1961 per volontà della Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca, filosovietica) per impedire la libera circolazione delle persone tra il territorio della Germania Est e Berlino Ovest (Repubblica Federale di Germania).

Nel 1945, poco prima della fine della seconda guerra mondiale, nel corso della conferenza di Jalta, venne decisa la divisione di Berlino in quattro settori controllati e amministrati da Unione Sovietica, Stati Uniti d’America, Regno Unito e Francia. Inizialmente ai cittadini di Berlino era permesso di circolare liberamente in tutti i settori, ma con l’avanzare della Guerra fredda i movimenti vennero limitati; il confine tra Germania Est e Germania Ovest venne chiuso nel 1952. Circa 2,6 milioni di tedeschi dell’est passarono ad ovest tra il 1949 e il 1961.

Per fermare l’esodo delle persone dalla Germania est, il regime comunista iniziò la costruzione di un muro attorno ai tre settori occidentali, nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961. La Germania Est sostenne che si trattava di un “muro di protezione antifascista” , teso ad evitare un’aggressione dall’Ovest.

Il muro ha diviso in due la città di Berlino per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale si vide costretto a decretare la riapertura delle frontiere con la repubblica federale. Furono le centinaia di proteste pacifiche, mosse da giovani tedeschi, a spronare il governo a prendere questa decisione che segnerà la storia. 

Tra Berlino Ovest e Berlino Est la frontiera era fortificata militarmente da due muri paralleli di cemento armato, separati dalla cosiddetta “striscia della morte”, larga alcune decine di metri. Durante il periodo di esistenza del muro, vi furono circa 5000 tentativi di fuga coronati con successo verso Berlino Ovest. Nello stesso periodo varie fonti indicano in un numero compreso tra 192 e 239 i cittadini della Germania Est uccisi dalle guardie, mentre tentavano di raggiungere l’ovest e molti altri feriti.

La prima persona a pagare con la vita il suo tentativo di fuggire fu Ida Siekmann, che il 22 agosto del 1961 aveva tentato di salvarsi, saltando dal suo appartamento nella Bernauer Straße. L’ultimo morto fu Winfried Freudenberg, morto l’8 marzo del 1989; aveva intrapreso una fuga spettacolare con una mongolfiera costruita con le sue stesse mani, caduta poi sopra il territorio di Berlino Ovest. Spesso vengono nominati Günter Litfin come prima vittima del Muro e Chris Gueffroy come ultima; in realtà furono il primo e l’ultimo uccisi a colpi di armi da fuoco dai soldati di confine. Chris Gueffroy venne ucciso il 6 febbraio 1989 mentre cercava di scavalcare il muro presso Nobelstraße. Aveva poco più di vent’anni, era nato il 21 giugno 1968: una croce lo ricorda, insieme a tante altre, in Platz 18 März , alle spalle della porta di Brandeburgo. 

Prevalgono, tra i morti del Muro, gli uomini, in particolare quelli piuttosto giovani. Ma tra i casi noti sono ricordati anche Olga Segler, morta all’età di 80 anni e la diciottenne Marienetta Jirkowsky , uccisa senza alcuna pietà con 27 colpi dalla DDR. Aveva diciotto anni ed era incinta di tre mesi. 

Anche bambini morirono in questa tragedia. Il più piccolo aveva diciotto mesi.

Si conclude esattamente trent’anni fa una delle esperienze di divisione più brutte nella storia del mondo. I regimi comunisti crollano. La guerra fredda termina. Il mondo non è più diviso. 

Oggi ci troviamo ancora a costruire continuamente muri, ad alimentare la nostra ossessiva mania del controllo. Chiudiamo porte a chi ha bisogno e innalziamo barriere. Ma, in fondo, la storia ci è maestra e nemmeno il muro più alto può separare un popolo e la razza cui apparteniamo: quella umana. Sì cercherà sempre la libertà. E, laddove un uomo innalzerà un muro, ci sarà sempre chi riuscirà ad abbatterlo.

Se chiudete gli occhi potete sentire ancora il suono della libertà: “freiheit freiheit”.

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