Calcio e sentimento letterario: quando un gioco, in realtà, non è soltanto un gioco

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La stravaganza di un autore può essere legata all’inusualità dei rapporti dialettici da lui presi in considerazione: politica e società, Stato e Chiesa, filosofia e storia… tutte coppie che presentano un coefficiente di interattività elevato; proprio per meritare l’appellativo citato poc’anzi, infatti, si tenterà di mettere insieme due elementi che nella nostra quotidianità sembrano stare l’uno al Polo Sud e l’altro al Polo Nord, cioè calcio e sentimento letterario. Giusto alludere al sentimento e non alla semplice produzione, nel senso di antologia letteraria, in quanto si rischierebbe altrimenti di parafrasare un tema che, così inteso, mal si porrebbe all’interno delle pagine di uomini che hanno dedicato sforzi della loro vita a temi più nobili rispetto a quello del pallone. 

Senza volere mischiare il sacro con il profano, ricordiamo che vari scrittori hanno trattato del calcio nelle loro opere. Sebbene possano essere recuperati contributi come quelli di Leopardi e Coleridge, andare troppo a spasso nel tempo comporterebbe il rischio di idealizzare e drammatizzare uno sport che comunque deve conservare, senza svilimenti d’opposta prospettiva, la sua dimensione di lusus. Le cinque poesie sul gioco del calcio del poeta triestino Umberto Saba, rappresentanti un classico della letteratura sentimentale-sportiva, racchiudono in pochi versi l’essenza di questo gioco, evocando vari momenti della partita, nonché le emozioni dei protagonisti: la solitudine del portiere pieno di responsabilità; la gioia di chi vince, contrapposta alla-rovescio della medaglia- delusione e frustrazione di chi perde; la tifoseria che incita i propri idoli, che diventano guerrieri di battaglie memorabili. Poesie che più che riflessioni, diventano immagini, scatti di momenti che scandiscono l’interiorità dei 22 incasaccati. Un critico posteriore ha scherzosamente affermato che se Saba avesse voluto, avrebbe potuto, in pochi versi, far capire il fuorigioco ad una donna.

“Sogno un calcio senza reti”, dichiarava Montale negli anni ‘60 in un’intervista alla Rai: questa frase, apparentemente priva di significato, racchiude invece tutta l’essenza passionale di questo sport. La rete, il gol, costituisce il momento in cui tutto finisce. Il momento dell’appagamento, della sazietà, dell’obiettivo raggiunto, dell’inizio della paura, di un vantaggio che darà adito a tante preoccupazioni. Come chi segna si preoccuperà di mantenere il vantaggio e di difendersi come meglio può, chi si appaga troppo presto diventa preda di un sentimento di paura. Questa metafora, se così la si può definire, riassume, probabilmente meglio di altre sue antologie, la parte più leopardiana del pessimismo montaliano, quell’angoscia che più che alla paura di perdere è legata alla paura di vincere. Un calcio senza reti è una vita non inappagata, ma continuamente diretta all’appagamento…è segnare subito che danneggia la squadra.

Una dimensione rilevante è quella attribuita al pallone da Pasolini. Tra le tante sue passioni da citare vi è proprio quella per questo sport: per capire la differenza tra estro dei poeti ed estro dei prosatori, confrontate un giocatore brasiliano con qualsiasi altro: il tutto sarà illuminante.

Se è vero che attualmente il mondo del calcio è sempre più un’industria, e che poco spazio viene lasciato alla fantasia, può esser bello far parlare chi con poche parole, in pochi versi, è forse riuscito a dire, se non tutto, molto più che tanto. È pur vero, infatti, che se illustri intellettuali hanno avuto modo di riempire qualcuna delle loro pagine con versi di calcio, questo probabilmente non è, nè mai sarà, soltanto un gioco.

Goal di Umberto Saba

Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l’amara luce.
Il compagno in ginocchio che l’induce,
con parole e con mano, a sollevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

La folla – unita ebrezza – par trabocchi
nel campo. Intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
Pochi momenti come questo belli,
a quanti l’odio consuma e l’amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.

Presso la rete inviolata il portiere
– l’altro – è rimasto; ma non la sua anima,
con la persona vi è rimasta sola.
La sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
Della festa – egli dice – anch’io son parte.

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Massimiliano Marletta

Massimiliano Marletta, nato a Catania il 24 Aprile 1997 è studente presso la facoltà di giurisprudenza di Catania. Sin da piccolo mostra una grande passione per il calcio e per la lettura. Oggi non è cambiato molto ed affianca a queste la passione per lo sport in generale e per tutto ciò che è legato al mondo della cultura (letteratura, moda, spettacolo). È anche amante dei cinepanettone.
I grandi risultati si ottengono col duro lavoro, con perseveranza e con la fede in Dio.