The Winner is Kevin Spacey: Fight Club a vent’anni dalla prima uscita

Fight Club: a vent’anni dall’uscita, critiche e attualità

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“Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club”, ed è a distanza di vent’anni dalla prima uscita che nelle sale se ne parla ancora.
Un film che, tutt’oggi, non riesce a mettere d’accordo la critica. Da un lato viene esaltato il carattere provocatorio e di denuncia nei confronti degli effetti che la consumistica società americana produce sulla quotidianità dell’uomo moderno; dall’altro, viene trovato riprovevole l’eccessivo ricorso alla violenza e l’enfatizzazione di alcune circostanze, al punto da essere definite caratterizzanti di una realtà post-apocalittica. Vediamo quali sono le ragioni che tengono vivo il dibattito tra i critici.

Al centro delle vicende si colloca un uomo insoddisfatto, soggetto ad ansie e stress che gli impediscono di dormire, e sofferente della condizione di essere “schiavo della tendenza al nido Ikea” che, nel tentativo di evadere i propri problemi, inizia a frequentare alcuni gruppi di ascolto di persone affette da malattie incurabili. Due incontri significativi: Marla, una giovane donna a cui piace mettere a repentaglio la propria vita; e Tyler, con cui fonderà in seguito il “Fight Club”, che si rivelerà essere, alla fine del film, il suo alter ego violento e rabbioso. Il Fight Club viene fondato per via della necessità, sentita dal protagonista, di dar voce alle emozioni che è costretto a reprimere, e di ricercare qualcosa che lo renda libero. Tutto ciò facendo ricorso al combattimento corpo a corpo, la cui rappresentazione cinematografica non lascia spazio all’immaginazione. La lotta fisica, al grido di “combatti per scoprire chi sei”, diventa l’unico mezzo di cui i membri del club dispongono per colmare, apparentemente, le lacune della loro quotidianità, rifugiandosi in essa come in un locus amoenus. Le immagini sono molto crude, e destano l’attenzione della critica.

Ben presto il gruppo assume un carattere sovversivo; i partecipanti identificano come nemico comune lo stile di vita americano, e decidono di contrastarlo mettendo in atto il “progetto Mayhem”, di matrice terroristica, con l’obiettivo di distruggere beni come le automobili e negozi di vario tipo, simboli del sistema capitalistico, e creare disordine sociale. La degenerazione violenta del progetto e la scomparsa apparente di Tyler permettono al protagonista di comprendere, non senza preoccupazione, di essere egli stesso Tyler, e di assumere consapevolezza dell’attuale stato delle cose.
Il film si conclude con il tentativo mal riuscito di suicidio da parte del protagonista che, raggiunto da Marla, si trova ad assistere alle esplosioni dei dodici istituti di credito in cui erano state piazzate le bombe, in linea con il progetto. Il tentativo di suicidio è la massima espressione del disagio vissuto dal protagonista, e la mancata concretizzazione del gesto lascia allo spettatore una speranza.

Gli effetti negativi dell’affermarsi di un regime consumistico e capitalistico messi in scena sono tangibili nelle realtà sociali, private e collettive, in cui oggi siamo inseriti. Basti richiamare alla memoria i fatti del G8 di Genova del luglio 2001, occasione in cui le associazioni pacifiste e i movimenti no-global diedero vita a manifestazioni di dissenso sfociate poi in scontri violenti con le forze dell’ordine, durante uno dei quali rimase ucciso il manifestante Carlo Giuliani.
L’incredibile attualità del film ed il suo realismo spiazzante sono i motivi per cui, ancora oggi, tale pellicola riscuote grande successo.
Il film incassò 100 milioni di dollari, ma la sua fama venne moltiplicata dal mercato home video. Ottenne numerosi riconoscimenti, primo tra tutti il Premio Oscar nel 2000, ed ebbe grande rilevanza all’interno dello scenario culturale. Recentemente alcuni cantanti italiani hanno fatto riferimento al personaggio di Tyler nei loro testi, come Caparezza nel singolo “Kevin Spacey”, e Coez nel singolo “Occhiali scuri”, a segnare un ulteriore anello di connessione con le nuove generazioni.

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Rebecca Leonardi

Nata a Catania il 10/03/2001.
Diplomata con lode presso il liceo classico Nicola Spedalieri di Catania.
Studentessa di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura in tutte le sue declinazioni.