“Animalinside”: quando il punto di vista del corpo diventa l’unico possibile

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Anche quest’anno è tornato, nella sua quattordicesima edizione, la rassegna teatrale di “AltreScene”, dedicata alle arti sceniche contemporanee. Un contenitore multiforme che, oltre al cartellone di programmazione, promuove anche laboratori, workshop, produzioni originali e incontri con gli autori.

Di quest’ultimi si sono occupati i ragazzi di ZoYoung, con il supporto della cattedra di Storia del Teatro del DISUM. Alcuni dei suoi partecipanti (Flavia Monfrini, Cristina Cutuli ed Emanuele Miceli) ci hanno parlato di questo progetto: “ZoYoung è un progetto nato e promosso da Zo Centro Culture Contemporanee, che abbraccia diversi ambiti della performance contemporanea. All’inizio lavoravamo come “ZoYoung Reviews”, e assistevamo gratuitamente agli spettacoli per poi scrivere delle recensioni, ideate dai giovani per i giovani, seguiti dai nostri tutor Pamela Toscano e Giuseppe Montemagno. L’idea principale era quella di creare un nuovo pubblico e avvicinare i ragazzi al teatro. Quest’anno, invece, abbiamo deciso di cambiare. Ci occupiamo degli incontri di Nuova Drammaturgia con gli attori e i registi, contattati da noi stessi, per poi personalizzare i successivi appuntamenti con gli studenti, di qualsiasi facoltà essi siano. L’obiettivo è farli entrare dal retro, e mostrargli il vero mondo dello spettacolo”.

E per il loro futuro, i ragazzi di ZoYoung sperano di “creare una rete di comunicazione innovativa, dedicata ai ragazzi universitari, e farsi ambasciatori di coloro i quali non hanno idea dei nomi della scena contemporanea, nomi non commerciali. Vogliamo riuscire a creare un legame diretto tra chi si esibisce e chi guarda, senza sofismi o altre complicazioni”.

Controverso ha assistito allo spettacolo di Jaro Viňarský, intitolato “Animalinside”. Si tratta di una performance fisica, basata sull’omonimo libro dello scrittore ungherese Lászlo Krásznahorkai e del pittore tedesco Max Neumann, il cui intento è spingere il linguaggio e il corpo oltre i confini della nostra comprensione e demolire il sistema nervoso del pubblico. Prima dell’inizio dello spettacolo, ha avuto luogo l’incontro organizzato da ZoYoung con Jaro, che ha illustrato a studenti e spettatori l’opera: “Fulcro dello spettacolo è l’importanza di come il corpo trasmetta emozioni, alcune piacevoli ed altre meno. Il corpo non è altro che materializzazione dello spirito, il quale contiene tutta l’esperienza umana; e lo stare in piedi, la conquista della posizione eretta, ne è la piena espressione”.

Dopo poco, ha avuto inizio l’esibizione.

Non verrà realizzata una recensione classica, con il relativo tentativo di  analizzare ciò che si è visto e sentito, per poi decidere se ciò che si è osservato sia stato bello o brutto. “Animalinside” è un’esperienza visiva e fisica che colpisce ogni singolo spettatore in maniera diversa, e pertanto si potrà solo procedere ad una mera descrizione, il più oggettiva possibile, di cosa sia stato mostrato.

Lo spettacolo ha inizio nel buio totale. Successivamente, vengono accese tutte le luci, e troviamo due uomini (Marek Menšik e lo stesso Jaro) distesi al suolo, nudi. Completamente nudi. Da questo momento in poi, si avverte e si osserva un climax ascendente di tensione fisica e psicologica. Gli attori contorcono, lentamente, ogni singolo muscolo del corpo, mentre un suono sordo e stridente diventa sempre più forte ed acuto. Poi di nuovo buio e silenzio. Una voce echeggia, descrivendosi come una serie di assenze: assenza di corpo, di odore, di forma. Assenza di tutto. Poi torna la luce, e i due uomini indossano ora dei pantaloni rudimentali. Si contorcono e si incontrano, e ha inizio un giro ritmato e perfettamente controllato nei movimenti di capriole e salti, che sembrano dapprima un gioco, e successivamente una lotta che si evolve fino al parossismo e al crollo finale, con uno dei due svenuto a terra. Torna il buio, ed un rettangolo di luce colorata segna dei nuovi confini, entro i quali i due attori, con fattezze di lupo, si esibiscono in ululati selvaggi. Poi torna la luce; Marek da inizio ad una sorta di toeletta mattutina, lavandosi e vestendosi, mentre Jaro si rivolge alla platea chiedendo dei vestiti. Qualcuno (pubblico vero, non degli attori seduti sulle sedie) rende una sciarpa, qualcun altro un soprabito, qualcuno i jeans. L’attore, poi, afferma di avere sete e fame, e dalla regia arrivano acqua, prosecco e stuzzichini vari. Sia lui che il pubblico mangiano, poi buio. Marek, vestitosi completamente, chiede dove sia il proprio padrone, perché è ora di cena, e deve mangiare, altrimenti darà luogo ad una serie indicibile di minacce.

In ultima analisi, è evidente che rendere un giudizio sull’opera osservata è quantomeno complesso, a meno di non volersi profondere in una riflessione ed interpretazione, contemporaneamente giusta e sbagliata, di quanto visto. E l’ambiguità dell’opera risiede proprio in ciò,nell’impossibilità di conferire un significato desunto attraverso il filtro distorto della ragione e dell’intelletto, laddove l’opera pretende invece un punto di vista a cui non siamo probabilmente abituati. Non uno sguardo mentale, ma esclusivamente fisico-percettivo

Virginia Finocchiaro

Nora Nicotra

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