BREXIT: from the beginning a data da destinarsi

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4 Aprile 2017, Trafalgar Square. Il cielo si copre di fumogeni arancioni; per l’aria risuonano grida e spari: un gruppo di Black Bloc protesta per l’uscita dall’Unione Europea dell’Inghilterra. La notizia non fa scalpore, ma l’evento, avvenuto ad una settimana dall’attentato di Westminster, è subito indice di qualcosa di più grande.

Il fenomeno da cui scaturì quel tumulto popolare si afferma fin dal principio con la parola “Brexit” (letteralmente da Britain-Exit). Per essere compresa nel suo significato profondo, è necessaria un’indagine in merito ai motivi che in primis hanno portato la Gran Bretagna ad entrare nell’Unione Europea, ed ai rapporti che da allora hanno intrattenuto le due parti. 

Sin dall’istituzione della Comunità Economica Europea (CEE), la Gran Bretagna assunse una posizione di diffidenza e scetticismo nei confronti del progetto di unione tra Stati, pur mostrandosi favorevole alla creazione di un mercato unico; sentimento, questo, che fu alimentato dall’euroscetticismo di Margaret Thatcher e successivamente moderato, pur senza grandi risultati, dal governo di Tony Blair e Gordon Brown. Le ragioni che portarono al Referendum del 2016, in cui veniva chiesto ai cittadini di esprimersi favorevoli o meno all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, vennero analizzate nello specifico in un sondaggio dell’”Ipsos Mori”, una compagnia di ricerca sul mercato. Questa individuò tra i vantaggi dell’uscita una migliore gestione delle politiche migratorie, una maggiore autonomia legislativa da parte del popolo britannico nella risoluzione delle controversie interne ed un incremento del patrimonio nazionale, conseguente all’estinzione dell’obbligo di versare congrui contributi in favore dell’UE; d’altro canto, si calcolò che rimanere all’interno dell’Unione avrebbe causato un impatto positivo al 40% nell’economia britannica e avrebbe favorito una migliore gestione dei rapporti con gli altri Stati. Il 52% dei votanti si espresse favorevole all’uscita, programmata per il 29 Marzo 2019; due anni dopo il ricorso all’Art.50 dei Trattati sull’Unione Europea (regolante l’uscita) realizzato dal primo ministro Theresa May. 

Problema: l’UE pretese per la stipulazione dell’accordo che questo prevedesse un’unione doganale al confine tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda; aspetto, questo, che i “brexiters” non erano disposti a sancire. Per tale ragione la data fissata per il 29 Marzo venne posticipata al 31 Ottobre, giorno in cui la Gran Bretagna avrebbe dovuto tentare una rinegoziazione con gli irremovibili leaders dell’UE; così il nuovo accordo proposto dalla May ha previsto, a differenza del primo, un’unione doganale marittima provvisoria che il parlamento nordirlandese avrebbe potuto interrompere trascorsi 4 anni dalla sua costituzione. L’UE ha però espresso la propria disapprovazione e prorogato le trattative, su richiesta del primo ministro britannico, fino al 31 Gennaio 2020, data oltre la quale, qualora non si sia ancora riusciti a trovare un accordo, la Gran Bretagna sarà costretta ad una no-deal Brexit, che presupporrà l’uscita immediata dall’Unione e dal suo mercato, escludendo l’ipotesi di un periodo di tolleranza transitoria (cui invece si potrebbe accedere nel caso di un accordo).

Supponendo che la Brexit si definisca entro quella data, cosa cambierebbe nello scenario italiano? Tra gli esempi immediatamente tangibili consideriamo che ai cittadini italiani sarebbe richiesto un “visto” per circolare sul territorio britannico; gli studenti universitari sarebbero tenuti al pagamento di una retta superiore, dal momento che non potranno più usufruire delle agevolazioni disposte per gli aventi cittadinanza europea; ai lavoratori meno qualificati, stabilitasi in Inghilterra da meno di 5 anni, che nel corso di un anno non riuscissero a trovare un impiego, sarebbe chiesto di lasciare il Paese. Nei riguardi dello scenario internazionale vantaggi e svantaggi riguarderebbero principalmente la sfera economica, ma una digressione di questo tipo è opportuno si realizzi con le carte già in tavola.

Cui prodest? Sarà la storia a dirlo.

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Rebecca Leonardi

Nata a Catania il 10/03/2001.
Diplomata con lode presso il liceo classico Nicola Spedalieri di Catania.
Studentessa di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura in tutte le sue declinazioni.