La Manovra – Parte 2

2' di lettura

Bentornati ad una nuova puntata della rubrica che porterà vostra madre ad urlare “Quello è mio/a figlio/a!”.

Brevemente, se vi foste persi il primo articolo (cioè questo: https://www.controverso.cloud/5736/ ), in questo spazio cercheremo insieme di capire qualcosa sulla Manovra economica e di poter quindi tenere testa ai parenti nelle discussioni Natalizie.

Oggi parleremo di Tampon Tax e di IVA.

Argomento: Tampon Tax

Punteggio: 10+ (ATTENZIONE: Il punteggio non si applica se la vostra famiglia è composta da soli uomini).

Doveva succedere prima o poi che la nostra smania di inglesizzare tutto ci portasse al grande malinteso. Difatti, la Tampon Tax è uno sgravio, non una nuova tassa, sull’acquisto degli assorbenti.

Come si applicherà questo sgravio?

Semplicemente riducendo l’IVA, che passerebbe dal 22% al 10%.

La manovra costerebbe 97 milioni di euro all’anno e porterebbe alle Italiane un risparmio calcolato di € 3,00 al mese.

La proposta di emendamento è stata avanzata da Laura Boldrini ed è stata immediatamente bocciata, per poi essere riammessa dopo il clamore mediatico che ha suscitato la bocciatura stessa.

In questa sede ci sembra opportuno sostenere che se qualche parente maschio osasse proporre di abbassare le tasse anche sulle lamette da barba, questo sarebbe il modo in cui procedere: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Trattamento_sanitario_obbligatorio

Argomento: IVA

Punteggio: 7

Già nello scorso articolo ci si riferiva al fatto che in questa manovra si stessero sterilizzando le “clausole di salvaguardia”, consistenti in un aumento dell’IVA.

Ma chi, quando, e soprattutto perché ha inserito queste clausole?

Nonostante prima o poi qualcuno ricorderà che esse sono parte delle nostre manovre economiche sin dalla notte dei tempi, il fenomeno è invece piuttosto recente.

Tutto iniziò nell’Agosto 2011, con la caduta dell’ultimo Governo Berlusconi. L’Italia non navigava in ottime acque e si decise di affidare il Governo del Paese ad un economista che potesse rimettere in sesto i conti pubblici.

Mario Monti, osannato dai Liberisti e bistrattato dal resto del Paese, fu il primo ad inserire queste clausole che avrebbero dovuto permettere all’Italia, anche dopo la fine della legislatura, di poter tutelare i saldi di finanza pubblica.

Da lì in poi (fatta eccezione per il Governo Letta, che porto l’aliquota dal 21% al 22%) fu un continuo lanciare la palla avanti e sperare di non essere il prossimo a doversene occupare.

Il perché di questo atteggiamento è presto spiegato. Il trade-off, che si verifica tra l’accontentare l’elettorato ed il mantenere i conti in regola, spesso tende a prendere una via sbagliata che, sebbene possa essere remunerativa in un breve periodo, di certo non lo potrà essere nel lungo.

Ma forse aveva ragione John Maynard Keynes: “Nel lungo termine saremo tutti morti”.

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