Le Mans ‘66 – La Grande Sfida

L’epica rivalità tra Ford e Ferrari, ora sul grande schermo

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Fare film sulle corse d’auto è facile. E infatti ce ne sono tanti, potremmo citarne a bizzeffe a partire dalla più famosa saga di “Fast and Furious”. Fare film belli sulle corse d’auto è difficile. E infatti si contano sulle dita di una mano. Pochi sono infatti i registi che sono stati capaci di portare sul grande schermo dei film degni di nota relativi a questo genere cinematografico. C’è riuscito Nicolas Refn, con il suo “Drive”, oppure Edgar Wright, con “Baby Driver- Il Genio Della Fuga”. Insomma, i film sulle auto sono una cosa facile da realizzare se non ci sono alte pretese di mezzo. Non è questo il caso di “Le Mans 66 – La Grande Sfida”.

Il film, diretto da James Mangold, non si presenta come un documentario. Il regista stesso ha ammesso più volte di non essere un appassionato di motori, ma di aver visto in questo particolare evento sportivo una grande potenzialità cinematografica. Si tratta appunto di una pellicola che appassionerà gli amanti dei motori, che riesce efficacemente ad inquadrare e far percepire la velocità, le corse e l’adrenalina; e che si presta molto bene a raccontarci i grandi uomini di questa sfida che, con la loro intraprendenza e la loro genialità, sono riusciti in un’impresa non indifferente, passando alla storia.

Il film viene presentato al Telluride Film Festival il 30 Agosto 2019 e al Toronto International Film Festival, in programma dal 5 Settembre fino al 16 dello stesso mese, riscontrando particolare successo già a partire dalla prima proiezione. La distribuzione nelle sale italiane è invece avvenuta il 14 Novembre.

La pellicola si basa sulla storia vera del designer di automobili Carroll Shelby (Matt Damon) e del pilota britannico Ken Miles (Christian Bale) che, ingaggiati da Henry Ford II e Lee Iacocca, lottarono contro l’interferenza delle corporation; contro i grandi colossi automobilistici e le proprie difficoltà personali per costruire una rivoluzionaria auto da corsa, la Ford GT40, per la Ford Motor Company, e sfidare le apparentemente imbattute auto di Enzo Ferrari alla famosissima gara di 24 ore di Le Mans, in Francia, nel 1966.

La 24 Ore di Le Mans è l’evento protagonista del film. Si tratta di una gara automobilistica che si svolge annualmente al Circuit de la Sarthe, nei pressi di Le Mans, in Francia, ed è la gara più importante del Campionato del Mondo Endurance FIA a partire dal 1923.

James Mangold, con la sua opera, non ci racconta però solo una gara automobilistica, né una mera sfida tra case automobilistiche. Il focus si concentra anche sulle due icone protagoniste: due artigiani delle automobili, del sogno e dell’ambizione umana di riuscire a superare se stessi e le leggi della fisica. Ci racconta quindi il rapporto tra Carrol Shelby e Ken Miles: uomini duri, ossessionati dal loro lavoro e dalla loro passione; ci racconta dei difetti, dei caratteri infantili e pieni di coraggio, di uomini terribilmente capaci e talentuosi. Una storia di ossessione, mettendo al centro quello che spinge Shelby e Miles ad affrontare qualcosa che non è importante per il denaro o per la storia, ma per il puro gusto di farlo. A Shelby e Miles il marchio per cui lavorano interessa poco; anzi, forse non interessa affatto. Sono concentrati sulla gara, sulla vittoria, sull’arrivare primi, sull’essere i più veloci.

In quel periodo tutte le case automobilistiche guardavano la Ferrari come un modello irraggiungibile, fonte di ispirazione. Lavorare per raggiungere gli stessi livelli era la prerogativa di tutti coloro che operavano in campo automobilistico, sapendo però che, anche con infiniti sforzi, sarebbe stato impossibile arrivare a quello stesso livello. La rassegnazione e il senso di impotenza, che chiunque nell’ambito dei motori aveva nei confronti dell’azienda italiana, vengono ben trasmessi da “Le Mans ’66 – La Grande Sfida” in cui, durante una scena del film, viene fatto notare che la Ferrari realizzava una sola macchina da corsa all’anno, quella vincente; la Ford, invece, produceva macchine per tutti i giorni.

Christian Bale e Matt Damon offrono delle ottime interpretazioni, calandosi nei panni di individui complessi e turbati. I personaggi sono ben definiti e la loro profondità è ben percepibile, grazie anche all’ottima sceneggiatura che accompagna il film.

Bale ci regala un Miles rigido, testardo e sconnesso dal presente, poiché i suoi sensi sono resi quasi nulli. La vista e l’udito sono le uniche due cose a cui si affida; la prima gli permette di guidare; e il secondo gli lascia percepire le vibrazioni e i suoni del motore, divenendo un tutt’uno con l’autovettura.

Damon è invece uno Shelby fatto di velocità e il cui desiderio è quello di potersi infilare, come in un sorpasso, tra il tempo e lo spazio. Un uomo il cui unico obiettivo è adempiere allo scopo che si era prefissato.

Due interpretazioni cariche, forti e di classe.

I fatti narrati sono quelli realmente accaduti nel mondo dell’automobilismo nel 1966. Sono ovviamente state prese delle libertà, come capita spesso all’interno delle trasposizioni cinematografiche, ma assolutamente nulla di cui lamentarsi. Il film non si distacca troppo dai fatti e racconta il tutto con un ritmo incalzante e lineare, senza cadere in eccessi o sviste tipiche del genere.

Insomma, “Le Mans 66” è uno di quei film da non perdere se si è appassionati di corse e motori ma, anche per i più disinteressati, può essere una grande occasione per immergersi all’interno di un film scritto bene e girato meglio, che non annoia e che permette di immedesimarsi in una storia che ha fatto la storia.

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Giovanni Distefano

Diplomato all'Istituto Tecnico Industriale "G.Ferraris" di Acireale e Studente di Scienze e Lingue per la Comunicazione presso l'Università di Catania.
Appassionato di cinema, fotografia, arti marziali e tutto ciò che è inerente al mondo culturale.
Amo viaggiare e immergermi nella natura.