Il castello del principe Barbablù

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Opera in un atto Op. 11, BB 62 (SZ 48) 

La ‘‘partitura ineseguibile’’ di Béla Bartók a cento anni dalla sua prima rappresentazione

«… Voi mi guardate, io vi guardo
Il sipario delle nostre palpebre si leva.
Dov’è la scena: dentro o fuori
Uomini e donne?
»

-Il Castello di Barbablù, Bèla Balàzs

Dov’è la scena? Dentro o fuori di noi?
Chi sa dirmi dove inizia il suono? Vibra dentro o fuori di me quello che sento?
Ditemi, dove si trova ciò che adesso io vedo?

Voi mi guardate, io vi guardo. Sì, vi vedo. Non ho dubbi a riguardo. Adesso ascoltatemi e se mi ascolti, dimmi: sono dentro o fuori di te?

Mi dica, signor Balázs, quante stanze ha il vostro castello? Quali mura, quante e come tengono prigioniero il vostro Barbablù, signor Balázs? Con quante chiavi avete strettamente cinto il nero velluto del suo mantello? C’è un uomo solo, dall’animo di tenebra. Il suo nome è Barbablù.

La voce di un racconto popolare lo imprigionò per sempre in un castello oscuro e la sua storia cadde come lacrime nere dalla mano di Charles Perrault nel XVII secolo. È un racconto del passato, una storia bizzarra e misteriosa. Tanto macabra e affascinante da riuscire a destare, tre secoli più tardi, l’attenzione del signor Balázs, uomo di lettere e cinema nell’Ungheria del primo Novecento. Così, nel 1910 la storia venne riscritta. 

Balázs affidò il proprio racconto alle mani di Béla Bartók che nel 1911, in occasione di un concorso per un’opera in un atto bandito dal Ministero per le belle arti di Budapest, diede vita all’opera ‘’Il Castello del principe Barbablù’’. La commissione giudicò la partitura di Bartók <<ineseguibile>>. Bisognerà attendere il 24 maggio 1918 per assistere alla prima messinscena de Il Castello del principe Barbablù, interpretato da Oszkár Kalmán e Olga Haselbeck con la regia di Dezsó Zádor.

Con Balázs e Bartók, questa storia antica prese nuova vita e Barbablù ebbe un nuovo volto, quello di un uomo rinchiuso tra le mura del proprio essere senza conoscere il modo di venirne fuori. Il Barbablù di Balázs è un eterno guardiano che avverte e scruta le soglie della propria mente senza mai percorrerle. È un uomo immobile che possiede la chiave di ogni porta e che, una volta spalancati tutti gli usci al cospetto della sua persona, non compie alcun passo né al di fuori né dentro di sé. Barbablù è l’eroe dell’immutabilità, eterno protagonista di un dramma senza fine. Chi mai potrebbe salvare un condannato che ad ogni istante brama la sua pena più d’ogni altra cosa?  Quanto ingenua deve essere una donna per illudersi di poter conoscere i segreti di una tale oscurità?

Bartok, Le chateau de Barbe-Bleue: new production by Jean-Paul Scarpitta, Opéra National de Montpellier, France

GIUDITTA:
Vedo grandi porte sbarrate.
Sette nere porte sbarrate.
Perché sono chiuse le porte?

BARBABLÙ:
Perché nessuno penetri qui con lo sguardo.
Devi amare senza domande.
Giuditta, l’amore non ha domande.

Vi sono domande che non possono avere risposta così come vi sono porte che una volta aperte devono poi essere richiuse per sempre. Vi sono segreti che una volta scoperti ricoprono di ombra anche la stella più luminosa. È così che Judith, volendo conoscere a ogni costo il segreto di Barbablù, apre infine l’ultima porta appropriandosi di una verità alla quale scopre, ormai troppo tardi, di non voler appartenere.

BARBABLÙ: 
Ogni notte ormai sarà tua.

GIUDITTA:
Barbablù, non lo voglio, non lo voglio!

BARBABLÙ:
È tuo il manto stellato della notte.
Sei bella, sei cento volte bella!
Eri la più bella di tutte
Eri la mia donna più bella!
E ora sarà sempre notte
Sempre notte, notte, notte.

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Cristina Cutuli

Nata a Catania il 28.05.1997.
Diplomata al liceo E. Boggio Lera di Catania, oggi studentessa al dipartimento di Lettere moderne di Catania.
Scrive, suona e ama il mare.