I Curdi: promesse infrante sulla linea del declino

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Non si sente parlare d’altro ormai. Sia in televisione che in radio la disgrazia che sta attanagliando il popolo curdo è argomento all’ordine del giorno.  

Popolo senza fortuna fin da tempi remoti, i Curdi stanno nuovamente subendo l’ira delle grandi potenze che, dopo averli abbandonati a seguito della prima Guerra Mondiale, negandogli la “terra promessa”, hanno deciso di voltar loro le spalle una seconda volta, ma reprimendo, adesso, qualsiasi forma di protesta. 

Lo scorso 7 Agosto il presidente Erdogan, dopo aver ribadito la propria opposizione alla creazione di uno stato curdo a Nord della Siria, ha espresso la volontà di creare una zona sicura di 30 km, nella quale far trovare rifugio a diverse migliaia di siriani, a loro volta stanziatisi precedentemente in Turchia. Tra le opportunità a propria disposizione per poter realizzare quest’opera, Erdogan ha scelto di attaccare il popolo curdo, attualmente presente in quell’area. Nonostante la forte alleanza tra l’esercito americano e quello curdo, formatasi nel 2014 e basata su eventi come il sacrificio di migliaia di uomini curdi per la sconfitta dell’ISIS, è bastata solo una telefonata del presidente Erdogan, eseguita lo scorso 6 Ottobre, per fare annunciare al presidente Trump il ritiro di parte delle proprie truppe dal Nord della Siria. 

Dopo appena tre giorni il presidente turco ha annunciato l’offensiva per cacciare le forze curde dal territorio, sfoderando il proprio esercito; quest’ultimo è sostenuto da milizie di ribelli siriani, e in questo primo scontro è stata uccisa la leader politica curda Hevrin Khalaf, di soli 35 anni, ex segretario generale del partito per il futuro siriano. Trascorrono quattro giorni e tutte le truppe americane abbandonano la Siria; i curdi, ormai sotto assedio, concludono un accordo con il governo siriano per ricevere aiuto contro l’esercito turco.

Pochi giorni, tantissimi attacchi; migliaia di morti e feriti; strade distrutte; comunicazioni impossibili. La disperazione e la desolazione rimandano ad uno scenario a tutti molto noto; uno scenario che ha visto un esercito sferrare moltissimi attacchi in pochissimo tempo. Ha visto un uomo portare avanti una pulizia etnica spietata e senza fine, un intero popolo distrutto, e con esso diverse parti del mondo.

Purtroppo spesso accade che i leader odierni, nonostante conoscano i rischi delle proprie azioni, in quanto già compiute da qualcun altro, non guardino al passato, ma solo al futuro, senza ricordare i sacrifici fatti dai propri padri, che hanno combattuto prima di loro; e senza ricordare la desolazione che ha accolto le generazioni subito successive.

Purtroppo spesso accade che non si tenga conto di ciò che accade in queste parti del mondo, perché non si percepisce l’effettiva vicinanza con i popoli che ci vivono.

Purtroppo spesso accade che la cattiveria umana superi ogni limite e non la si può fermare. Tuttavia, si possono diffondere le notizie; si possono lanciare messaggi; e si può sperare, magari, in un impulso di coscienza che elimini tale cattiveria, così da poter finalmente vivere in una condizione di pace che possa diventare un nuovo esempio per i leader futuri.

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