Tra Stato sociale e Stato autoritario

Ieri e Oggi, da Piazzale Loreto alle periferie di Santiago

2' di lettura

10 Agosto 1944, Piazzale Loreto.

Quindici partigiani antifascisti vengono fucilati per ordine dell’ufficiale tedesco delle SS a capo dei Servizi di Sicurezza (SD) e della Polizia Politica (la Gestapo); i loro cadaveri rimangono esposti al sole, a scopo intimidatorio, fino alle 20 della stessa giornata.

19 Novembre 2019, periferia di Santiago.

Daniela Carrasco, 36 anni, conosciuta come “La Mimo”, viene catturata dai carabineros durante una manifestazione di protesta. La donna viene ritrovata il giorno seguente impiccata su strade pubbliche, morta insieme ad altre 21 persone. Presunto suicidio. Il corpo della donna mostra segni di violenza e tortura, riconducibili temporalmente alle circa 24 ore di detenzione. 

Premessa: cosa sta succedendo in Cile?

Lo scorso 14 Ottobre hanno avuto inizio una serie di manifestazioni nel Paese, contro il carovita e la corruzione, dovute anche al rincaro del biglietto della metropolitana. Fin da subito la protesta assume connotati violenti, caratterizzandosi per i frequenti scontri armati con i Carabirenos (polizia nazionale); scontri che portano il presidente del Cile, Sebastián Piñera, ad annunciare lo stato di emergenza, azione subito seguita dallo spiegamento delle forze dell’esercito per reprimere le opposizioni. 

Il 19 Ottobre viene indetto, per la prima volta dalla caduta del regime dittatoriale di Pinochet, uno stato di emergenza con coprifuoco e limitazione della libertà. Il 22 Ottobre, il presidente ha poi dichiarato lo stato di guerra del Cile. Ad oggi si contano 24 morti, più di 2400 feriti e 5000 arrestati. 

Daniela Carrasco: suicidio?

L’ipotesi di suicidio è stata accantonata per cedere il passo ad un’interpretazione più pertinente al fatto oggettivo. Così il movimento femminista “Ni Una menos” ha offerto uno spunto di riflessione affermando che Daniela sia stata “violentata e torturata fino al punto di toglierle la vita”; ipotesi sostenuta in primis dalla rete di attrici cilene che testimonia in merito al rapimento violento di Daniela durante la protesta.

Possiamo azzardare un collegamento con l’avvenimento a Piazzale Loreto?

Sicuramente è lecito interpretare la morte di Daniela come un ammonimento simbolico da parte del governo cileno, con lo scopo di intimidire i “sovversivi” e, soprattutto, le donne coinvolte nella protesta. L’avvenimento del 1944 si è verificato in presenza di un regime autoritario che ha dimostrato  l’abitudinario ricorso alla violenza come strumento di oppressione e repressione. Nel 2019, in Cile, siamo davanti ad una pseudo-giovane democrazia, che risente fortemente del regime dittatoriale che l’ha preceduta, di cui è ancora in vigore, per l’appunto, la Costituzione. 

Negli anni ‘40, le rivolte partigiane hanno dato un contributo significativo alla caduta del regime fascista; e successivamente, sono sicuramente state il simbolo della Resistenza Italiana. 

Allo stesso modo, le proteste cilene sono espressione di un popolo che ancora non riesce ad identificarsi in un sistema socio-politico che ne tuteli i diritti, e che al contrario vive in una realtà che cerca, giorno dopo giorno, di usurpargli quelle libertà che con fatica ha ottenuto. 

«El pueblo unido jamás será vencido», recita una tra le più note canzoni legate al movimento Unidad Popular e alla presidenza del Cile da parte di Salvador Allende. Il brano divenne simbolo della lotta per il ritorno alla democrazia, tanto in Cile quanto nel resto del mondo.

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Rebecca Leonardi

Nata a Catania il 10/03/2001.
Diplomata con lode presso il liceo classico Nicola Spedalieri di Catania.
Studentessa di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura in tutte le sue declinazioni.