Leonardo Sciascia: a 30 anni dalla morte

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Mi vengono in mente mille tratti di umanità perché l’Uomo Sciascia non era meno nobile dello scrittore, il suo cuore e la sua mente erano una sola armoniosa macchina di conoscenza e di vita. Spenti l’uno e l’altra, non ci rimane che cercarli sullo scaffale. È il solo conforto, ma non mi basta, non ci basta. Ci resterà la sua lezione di unire alle ragioni della ragione, le ragioni del cuore: umanità e giustizia” -Gesualdo Bufalino su Sciascia, 1991.

Leonardo Sciascia, scrittore, saggista, giornalista, politico, poeta, drammaturgo, critico d’arte e maestro di scuola elementare italiano, ci viene così descritto dall’amico scrittore e poeta due anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1989, e allo stesso modo lo ricordiamo tutt’oggi, a trent’anni dalla stessa. L’umanità e la giustizia di cui parla Bufalino trovano riscontro nell’attenzione che Sciascia rivolse alle vicende protagoniste della sua terra di origine, la Sicilia, cui guardò con crescente disillusione pur non smettendo mai di lottare. L’amore per l’isola lo porta ad indagare in merito alle contraddizioni che la animano, alla ricerca di una tanto agognata giustizia che non riesce a trovare né nel suo trascorso storico né nella presente realtà in cui si immerge. 

Nella stesura di numerose opere, aventi come tema centrale le controversie dello scenario siculo, diversi elementi possono essere ricondotti all’ingegno di un suo conterraneo, Luigi Pirandello, del quale subì influenze in merito all’uso della tecnica umoristica e alla concezione relativista e soggettivistica della realtà. Un altro dato della personalità dello scrittore lo si ricava volgendo lo sguardo verso il suo impegno politico, che si realizza in maggior misura nel 1983, anno in cui accetta di occuparsi dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani, sull’assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia. Si espresse subito a sfavore della violenza e del cosiddetto “pentitismo”, sia per faccende terroristiche che mafiose.

Lo vedremo impegnato, nel corso della sua vita, nel settore antimafia. Relativamente a ciò, fu tra i pionieri di un dibattito senza filtri attuato attraverso l’attività giornalistica, di cui citiamo l’articolo sul “Corriere della Sera” del 10 Gennaio 1987. Qui, Sciascia stigmatizza il comportamento di alcuni magistrati palermitani del pool antimafia, macchiatisi, a suo avviso, di carrierismo, e colpevoli di aver strumentalizzato l’impegno per la rinascita morale della Sicilia come vantaggio nell’assegnazione di cariche in magistratura. 

Non mancò di affrontare la tematica anche in letteratura. Spicca senza dubbio “Il giorno della civetta”, che segna una rottura con il passato, poiché Sciascia non si limita solo ad affermare l’esistenza effettiva delle organizzazioni mafiose, negata in letteratura fino a quel momento, ma ne nega anche il carattere apologetico. In un secolo ambiguo e problematico come quello del ‘900, Leonardo Sciascia emerge per la propria sensibilità, rivolta in primo luogo alla realtà di chi ha sempre  vissuto nell’ombra, (si vedano gli abitanti della Sicilia e analogamente le organizzazioni mafiose), rispetto alla quale si pone con atteggiamento critico, mosso da una profonda fede nell’uso della ragione e finalizzato alla ricerca di una soluzione che richiami il concetto di “giustizia” in senso ampio. La matrice anticonformista  sarà un carattere determinante della sua persona, che lo accompagnerà fino alla morte, avvenuta il 20 Novembre 1989 in seguito a complicazioni della malattia che lo affliggeva. 

Oggi, sulla tomba di Leonardo Sciascia, leggiamo: 

«Ho deciso di farmi scrivere sulla tomba qualcosa di meno personale e di più ameno, e precisamente questa frase di Villiers de l’Isle-Adam: “Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”. E così partecipo alla scommessa di Pascal e avverto che una certa attenzione questa terra, questa vita, la meritano.»

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Rebecca Leonardi

Nata a Catania il 10/03/2001.
Diplomata con lode presso il liceo classico Nicola Spedalieri di Catania.
Studentessa di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura in tutte le sue declinazioni.