David Puente e “Il grande inganno di Internet”

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Cosa hanno in comune la CNN e quella tua lontana zia cinquantenne che passa le giornate su Facebook? Entrambi hanno condiviso almeno una volta una fake news (o bufala, se preferite il termine nostrano). 

Ma cosa sono le fake news? E quanta rilevanza hanno davvero nella nostra vita?

Ce lo ha spiegato David Puente, giornalista di Open, debunker di professione e ospite del penultimo incontro dei Catania Book Days, la rassegna letteraria che anticipa il Catania Book Festival. Durante quest’ultimo, Puente ha presentato il proprio libro, intitolato “Il grande inganno di Internet: false notizie e veri complotti, come difendersi?”, una sorta di guida con l’obiettivo di insegnarci a riconoscere ed evitare le notizie false che invadono il web, ma che in realtà possono essere trovate anche in tutti gli altri mezzi di comunicazione.

Il giornalista ha infatti iniziato l’incontro spiegando che le fake news sono sempre esistite, e che se ne possono trovare di antichissime: una delle più note è legata a Maria Antonietta e al suo “Che mangino brioches!”, episodio chiave che rappresenterebbe la strafottenza di una aristocrazia lontana dalla plebe, che sarebbe quindi insorta per tagliare (letteralmente) questa ingiustizia; ebbene, questa frase è assolutamente falsa, frutto di una propaganda che voleva far agitare un popolo già di per se in tumulto. Sono trascorsi secoli da allora, ma ancora oggi qualcuno lega ingiustamente la regina di Francia alle brioches, a dimostrazione di quanto a fondo certe bufale possano colpire l’immaginario pubblico. L’unica differenza tra la Francia del Settecento e l’attuale momento storico è la presenza di Internet, strumento in grado di rendere tutto accessibile in maniera rapida e capillare, sia nel bene che nel male. E per restare in tema, Puente ci racconta di una bufala che gira su Internet che riguarda delle brioches, con tanto di video che dovrebbe mostrare come in alcune di queste siano nascoste delle pasticche in grado di causare una paralisi. Ma anche qui, si trattava di una montatura, nata addirittura dalla comunità curda per attaccare la Turchia, nazione in cui venivano realizzati quei particolari prodotti.

Come capire quindi se ciò che leggiamo/vediamo è vero o falso? Il consiglio che da David Puente è di essere fondamentalmente scettici, soprattutto quando ci troviamo davanti titoli sensazionalisti e che puntano al coinvolgimento emotivo, piuttosto che a mostrare i fatti in maniera imparziale. E punta il dito anche contro le testate nazionali, che sempre più spesso non verificano le fonti a dovere, e finiscono con l’essere loro stesse portatrici di bufale.

Anche per questo sono nati i debunker: per controllare le notizie, e cercare di debellare la mancanza di verifiche ad opera dei loro colleghi giornalisti, che quindi per la fretta (o per puntare l’attenzione solo su un aspetto in particolare), scrivono articoli non sempre esatti. Un lavoro estenuante, dice lo stesso Puente ai nostri “microfoni”, e quando gli abbiamo chiesto se ha mai pensato di mollare tutto ha risposto: “Beh, ci sono dei casi emblematici in cui ho detto proprio No, non è possibile. Eravamo in questo programma, e stavamo parlando con Vittorio Feltri, e quando lui ha detto che per la questione del clima guardava il termometro, io volevo andare via, ho pensato questo è troppo. Capita la stanchezza, capitano gli attacchi, le minacce di morte; quando hanno pubblicato il mio indirizzo di casa ho avvertito un clima pesante, la famiglia era preoccupata e ho chiesto a mia moglie cosa fare, perché non volevo creare dei problemi ai miei cari, e lei mi ha detto Col cavolo che molli, vai avanti, e allora sono doppiamente più forte per continuare”.

E continua quindi a sfatare queste fake news, con la speranza di insegnare, piano piano, a riconoscerle e a schivarle a dovere. Non siete ancora certi di come fare? Beh, comprate il suo libro!

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