Accipigna! Da Città-Laggiù a Catania: Danilo Bertazzi all’incontro conclusivo dei Catania Book Days

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Si è svolto in data 29 Novembre l’incontro conclusivo dei Catania Book Days, preludio del Catania Book Festival, che avrà luogo a Maggio 2020.

Ospite d’eccezione è stato Danilo Bertazzi, alias (per la parte più innocente di noi) Tonio Cartonio, protagonista insieme ad altri del programma televisivo “Melevisione”, targato Rai, andato in onda dal 1999 al 2015, per un totale di ben 1670 puntate. 

Danilo, attualmente impegnato con ulteriori programmi Rai e con la realizzazione di propri libri, ha trattato diversi argomenti davanti ad una numerosa platea, -attenta come forse accadeva durante la trasmissione della Melevisione diversi anni fa-, incalzato dagli incipit che gli venivano offerti da Simone Dei Pieri, direttore artistico dell’intero festival del Libro. 

Danilo inizia la propria carriera per caso. Era studente di architettura a Torino, e nei pressi della propria facoltà svettava l’Accademia teatrale, da cui è stato irrimediabilmente attratto, fino a restarne inglobato. Da lì, l’ingresso in Rai. All’epoca, venivano realizzati numerosi programmi radiofonici, e Danilo venne invitato a partecipare proprio ad uno di questi: si trattava di un testo con protagonisti Edipo, Giocasta e Tiresia. Il giorno della registrazione, la voce di Danilo venne immediatamente a sovrapporsi a quella di un altro Edipo; dopo una rilettura del copione, apparve la didascalia in piccolo: “entra Tiresia accompagnato dal servo muto”. Questo episodio, come lo stesso Danilo ha raccontato, ha avuto il pregio di insegnargli la pazienza e l’umiltà, e soprattutto la capacità di ridimensionarsi, evitando così di cadere in sopravvalutazioni pericolose.  

Il successo di Danilo, però, è certamente da ricollegare alla Tv dei Ragazzi, ed in particolare alla grande scommessa vinta dalla Melevisione. Un programma che, con un linguaggio classico e personaggi fiabeschi nei quali identificarsi, segnava una profonda frattura rispetto ai cartoni animati provenienti dal Giappone e dalla Corea. Attualmente, Danilo lavora per Rai Yo-Yo, ma avverte le differenze sviluppatesi nel giovane pubblico rispetto un tempo. Anni fa, un programma come la Melevisione serviva anche a scandire i momenti della giornata di un bambino (“prima fai i compiti, poi guardi la Melevisione”; “fai la merenda, che tra poco inizia la Melevisione”). Adesso, invece, con l’utilizzo massiccio e quasi inevitabile degli smartphone, è diventato quasi impossibile rendere questo ordine quotidiano, perché qualsiasi contenuto è immediatamente fruibile attraverso il tocco di uno schermo. E, conseguentemente, è dovuto cambiare anche il format dei programmi per l’infanzia. Inizialmente, una puntata della Melevisione poteva durare anche 40/50 minuti, con l’intermezzo di cartoni animati e la trattazione di argomenti anche molto complessi e delicati (si veda la puntata “Il segreto di Fata Lina”); adesso, invece, la soglia di attenzione è notevolmente diminuita, e con essa la durata dei programmi, non maggiore di 8 minuti ad episodio. 

Danilo, poi, è anche un appassionato lettore, e non ha mancato di calcare la mano su questo aspetto, affermando che i libri hanno una valenza fondamentale nella vita di un individuo, poiché in grado di far viaggiare, di far vivere esperienze nuove e di far visitare, con l’occhio dell’immaginazione, luoghi diversi dal proprio salotto. 

Dimostrando tutta la propria cortesia, Danilo ha poi risposto ad alcune domande da noi postegli. 

Cosa hai imparato lavorando con i bambini e con i più giovani? 

Ho certamente imparato a guardare nuovamente il mondo con gli occhi di un bambino, con la fiducia verso tutto ciò che è sconosciuto. A guardare alle cose con curiosità, con immaginazione. La fiducia, diventando grandi, tende a scomparire; bisogna invece provare a ricordare come ci si rivolgeva al mondo quando si era piccoli.

Tu stesso sei stato oggetto, per lungo tempo, di una Fake News riguardante la tua salute; cosa pensi di questa attuale ossessione per la gogna mediatica? Perché c’è questa corsa all’accusa, senza averne però gli strumenti?

Ho letto che il fenomeno delle Fake News ha un che di psicologico: si sviluppa una sorta di rifiuto a credere che una certa notizia sia falsa, se quella stessa notizia ha creato in noi delle emozioni negative o positive, di dolore o di felicità. Tuttora alcune persone ritengono che io sia morto, e quando sono tornato in “Trebisonda”, qualcuno diceva “non può essere, è un sosia”. È anche vero che, se la Fake News che mi ha riguardato fosse venuta fuori adesso, attraverso il veicolo dei social, probabilmente tutto sarebbe finito molto presto. La notizia, invece, uscì quando ancora non esisteva neppure Facebook, e dovetti rilasciare delle interviste ad alcune testate giornalistiche di respiro anche nazionale, ma servì davvero a poco. Il mio consiglio, quindi, è di fare attenzione alle notizie che si leggono in giro, e al modo in cui queste vengono presentate e poi diffuse.

L’ultima domanda è la classica domanda di rito: progetti per il futuro?

Quando avevo trent’anni, immaginavo me stesso, ormai maturo, in un paesino della Costa Azzurra, con cani e gatti. Adesso, invece, mi ritrovo a tenere in piedi un mio canale YouTube, e a far fronte alle scadenze dettate dalla Rai per la consegna dei nuovi copioni. In Costa Azzurra credo che ci andrò solo per una vacanza. 

Vi lasciamo con una citazione, forse non troppo colta, ma non per questo meno incisiva, pronunciata da Lupo Lucio ed estrapolata da una poesia di Bruno Tagnolini (coautore del programma “Melevisione”), che peraltro vi invitiamo a leggere:

“Ciò che tu ami, esiste”. 

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