La storia di una donna rivoluzionaria

Nilde Iotti, alla presidenza della lotta antifascista e di genere

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“Io stessa – non ve lo nascondo – vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto, per l’affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita.” Nilde Iotti, durante il discorso di insediamento alla presidenza della Camera dei deputati.

Leonilde Iotti è ricordata, a vent’anni dalla morte, per esser stata la prima donna a ricoprire una delle massime cariche dello Stato nella storia dell’Italia repubblicana, e per averlo fatto per l’arco di tempo maggiore fino ad ora registrato: dal 1979 al 1992. 

In una valutazione globale è possibile affermare che la straordinarietà di questa donna è insita nell’intero percorso che scelse di intraprendere fin da bambina. Alla giovane età di 14 anni rimase orfana di padre, prima licenziato e poi ucciso per le sue scelte politiche e la sua dichiarata posizione antifascista. Nonostante le critiche condizioni economiche in cui verteva, riuscì a conseguire la laurea in lettere presso l’Università Cattolica di Milano, che le permise di esercitare l’insegnamento per alcuni anni. Fu l’armistizio del 1943, con cui l’italia sancì l’alleanza con le forze anglo-americane, che la spinse ad avvicinarsi allo scenario politico; fece suoi gli ideali del Partito Comunista Italiano, e non esitò a prendere parte alla Resistenza, assumendo immediatamente un ruolo centrale. La Iotti, in una realtà quale quella fascista e di stampo estremamente sessista dell’Italia della seconda guerra mondiale, si impegnò in una lotta volta a scardinare il sistema di valori che sottende quelle peculiarità sociali. A seguito della nomina di presidentessa dell’Unione Donne Italiane, rivestì il suo primo impiego politico nella città di Reggio Emilia, in qualità di consigliere comunale, che le aprì la strada verso la vittoria alle elezioni dell’Assemblea Costituente, all’interno della quale prese parte alla stesura della nostra Costituzione. 

Una figura fondamentale è quella di Palmiro Togliatti, con cui intraprese una relazione e che le rimase accanto fino al giorno della sua morte. Facente parte alla Camera dei deputati già dal 1948, si schierò in prima linea tra le file di coloro che promossero, a livello legislativo, delle innovazioni sostanziali, tra cui ricordiamo l’introduzione della legge sul divorzio e la riforma per l’elezione a suffragio universale diretto al Parlamento Europeo. Un periodo di forte opposizione politica tra PCI e Democristiani successe alla stabilità fino a quel momento mantenuta; in questo clima di contrasto si ritenne opportuno affidare al maggior partito di opposizione la presidenza di uno dei due rami del Parlamento: la scelta ricadde su Nilde Iotti. La presidente, da un lato, attuò numerose manovre di contrasto nei confronti dell’incalzante minaccia terroristica e criminale; dall’altro, sostenne la necessità di riformare alcune parti del Regolamento della Camera, -riuscendoci-, per dare concretezza all’idea del Parlamento come luogo di confronto e di centro della vita politica e istituzionale. Ricordiamo, tra le tante, l’introduzione della cosiddetta sessione di bilancio, che prevede il contingentamento dei tempi per i gruppi parlamentari.

Nel 1987 una crisi di Governo prese piede, risolvendosi poi con la conferma, per la terza volta, di Nilde Iotti in qualità di presidente della Camera. Continuò allora la propria politica di riforme istituzionali, inducendo anche ad una modifica dell’articolo 49 della Cost., limitando ad un numero ristretto e ben individuato di casi l’applicazione del voto a scrutinio segreto nelle votazioni alla Camera, e si impegnò nel contrasto alla violenza di genere, promuovendo una legge contro la violenza sessuale, approvata dopo un iter parlamentare piuttosto tormentato. 

Nel 1999 rinunciò a tutti gli incarichi per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, che la condussero alla morte pochi giorni dopo le sue dimissioni, causata da un arresto cardiaco. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la promosse come modello della lotta per l’emancipazione femminile, pronunciando queste parole: «E ancora, abbiamo da contare – mi si lasci ricordare la splendida figura di Nilde Iotti – sulle formidabili risorse delle energie femminili non mobilitate e non valorizzate né nel lavoro né nella vita pubblica: pregiudizi e chiusure, con l’enorme spreco che ne consegue, ormai non più tollerabili.» 

Nilde Iotti è una figura di riferimento nella lotta verso la realizzazione, attraverso l’impegno, di una realtà sociale che si fondi sull’abbattimento delle barriere uomo-donna in ambito giuridico, lavorativo e politico. 

“Dal momento che alla donna è stata riconosciuta nel campo politico la piena eguaglianza col diritto di voto attivo e passivo, ne consegue che la donna stessa dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti campi della vita sociale, e restituita ad una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità di donna e di cittadina”, Nilde Iotti.

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Rebecca Leonardi

Nata a Catania il 10/03/2001.
Diplomata con lode presso il liceo classico Nicola Spedalieri di Catania.
Studentessa di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura in tutte le sue declinazioni.