I Medici chiudono in bellezza

Analisi della terza stagione

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Sono andati in onda su RaiUno, la scorsa settimana, gli ultimi due episodi della serie-evento “I Medici”, giunta alla sua terza e ultima stagione, “Nel nome della famiglia”.

Questo nuovo capitolo copre gli anni dal 1478 al 1492 ed è dedicato interamente alla figura di Lorenzo il Magnifico nel pieno della sua ascesa e successivamente nella fase finale della sua vita. Un ritorno molto atteso dai fan, che ha infatti riscosso un grande successo di audience fin dalle prime puntate, con ascolti pari o superiori alle prime due stagioni. Successo a nostro parere più che meritato.
Ad arricchire questi episodi ci sono vari elementi: innanzitutto la storia, la crescente complessità e rilevanza delle vicende e degli intrighi di Firenze e di tutta l’Italia dell’epoca, con le varie città-stato rivali, all’indomani della congiura dei Pazzi, che chiude la stagione precedente. Una fase storica così delicata e sanguinaria è difficile da rappresentare in modo chiaro, il più possibile fedele e allo stesso tempo stimolante e appassionante per gli spettatori, ma gli autori Spotnitz e Meyer e il nuovo regista Christian Duguay, a tratti romanzando – come già fatto – sono riusciti in questo intento.
A giocare a favore, ovviamente, le potenti interpretazioni degli attori principali, i già noti Daniel Sharman e Synnove Karlsen nei panni del Magnifico e della sua consorte, Clarice Orsini, ma anche dei nuovi volti, da Francesco Montanari (come impeccabile Savonarola, astuto amico-nemico di Lorenzo), a Jack Roth – figlio di Tim – , il violento Conte Riario, l’ultimo dei Congiurati non ancora punito.

Doppio avversario questa volta, l’uno più temibile dell’altro, perché Girolamo Savonarola, con l’arma della parola nelle sue prediche sulla corruzione e l’uguaglianza, mette in crisi la credibilità dei Medici presso i fiorentini, per poi essere colto dalla stessa smania di potere di Lorenzo, mascherata da intransigente applicazione della volontà divina.

Tra gli scontri a Roma col potere del papato e le intromissioni nelle sue dinamiche; le vicissitudini della banca medicea e i contrasti con i Priori a Firenze, Lorenzo, diventato quanto più pragmatico e cinicamente determinato che mai a proteggere la sua famiglia e affermarne la supremazia, deve sopportare il peso della responsabilità che tutto ciò comporta; confrontarsi con varie sfide e affrontare nemici su più fronti, affiancato dalla moglie, con cui però si crea man mano una incolmabile distanza. Protagonisti – e oggetto- di alcuni dei maneggi di Lorenzo sono i figli, in particolare i due maggiori, Piero e Giovanni (Louis Partridge e William Frankyln-Miller)
cui Lorenzo vuole assicurare un futuro solido e a beneficio della famiglia: secondo la storia solo nel caso di Giovanni vi riuscirà, in quanto diventerà Papa Leone X, mentre Piero non manterrà saldo il governo di Firenze e verrà esiliato.

Altra new entry tra i personaggi giovani, che scioglie i cuori di tutti in alcune scene particolarmente intense e struggenti, è il piccolo Giulio, figlio illegittimo del defunto Giuliano de Medici (Bradley James, che non ci abbandona ma torna in flashback), accolto nella famiglia non senza difficoltà iniziali, e che diverrà anche lui pontefice col nome di Clemente VII. Il suo sviluppo nella narrazione e il suo legame con Lorenzo e con la nonna Lucrezia sono interessanti: da orfanello introverso e “pieno di rabbia”, che non si sente pienamente accettato nella famiglia, a saggio ragazzo che sceglie la via religiosa per incanalare la sua voglia di vendetta sull’uomo che ha ucciso la madre davanti ai suoi occhi, e che, proprio davanti ai suoi occhi, morirà con la sua assoluzione. Un plauso ai due attori che lo interpretano (Zukki Deabaitua e Jacob Dudman).

A proposito di Santa Sede, novità è anche Neri Marcorè a interpretare il Cardinale Giovanni Battista Cybo, prima della sua elezione a Papa Innocenzo VIII. Un po’ meno credibile nelle vesti sacre rispetto al Montanari-Savonarola, raggiunge comunque l’obiettivo del suo personaggio, ambiguo e spregiudicato.

Un posto speciale è occupato anche dalle donne: oltre alle conosciute Lucrezia Tornabuoni (Sarah Parish), Bianca de’ Medici, alias Aurora Ruffino (di ritorno dall’esilio con una importante funzione di sostegno a suo fratello) e Lucrezia Donati (Alessandra Mastronardi), ecco Caterina Sforza Riario (Rose Williams) e Ippolita Maria Sforza (Gaia Weiss). Entrambe vittime della loro situazione di “prigionia” matrimoniale, sfruttano la loro posizione e le loro caratteristiche a vantaggio dei Medici: la prima, di indole differente da quella del marito, calma, riflessiva e astuta, persegue subdolamente l’ultima soddisfazione che le è rimasta, il potere; la seconda, dolce e remissiva, ma non meno arguta, si serve del suo essere perennemente sorvegliata per aiutare Lorenzo a deviare le cospirazioni in atto alla corte di Napoli.

Menzione merita anche l’inedita figura enigmatica e scaltra di Bruno Bernardi (Johnny Harris), personaggio inserito dagli autori per insinuarsi nella vita e nella mente di Lorenzo come consigliere, per agire al suo servizio, fomentando le sue decisioni più azzardate: egli diviene davvero “la sua ombra”, come lo definisce con una punta di sarcasmo Clarice. Inoltre gli sceneggiatori affiancano a Bernardi un giovane, da lui utilizzato come spia, rivelatosi alla fine Niccolò Machiavelli, che mostra di possedere la stoffa dello stratega e che quindi prenderà la sua via dopo questa esperienza. Insieme, questi due personaggi incarnano la spregiudicatezza della politica del tempo e la concezione, appunto machiavellica, che “il fine giustifica i mezzi” nella condotta del “Principe” Lorenzo de’ Medici. Il fine, più o meno esplicitato, di Lorenzo era qui unificare pacificamente le città della penisola consolidando l’influenza dei Medici, per mezzo dell’arte e della cultura, “esportate” al di fuori di Firenze tramite artisti come Botticelli.
Insieme a Poliziano e Michelangelo ai suoi esordi, troviamo anche Leonardo Da Vinci (Stephen Hagan) al lavoro sul corpo umano e anche su una temibile macchina da guerra, la quale incuriosisce Lorenzo ma viene usata senza colpire a morte.

Dunque nel segno della bellezza si chiude l’ultima sequenza della serie, con una carrellata sui lavori più pregiati del Botticelli, Michelangelo, Donatello, Brunelleschi, e la certezza che, nonostante la morte dell’uomo che le ha commissionate, e malgrado la furia distruttiva dei seguaci di Savonarola, «ciò che è successo a Firenze non potrà mai essere cancellato».

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Aurora Vannella

Studentessa di Scienze e Lingue per la Comunicazione all'Università di Catania. Appassionata di scrittura, cinema, musica, teatro e impegnata in diversi progetti in questi ambiti e nel Social Media Management.