L’Australia è in fiamme, e la nostra coscienza dovrebbe fare altrettanto

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Il 2020 è entrato da poco e tutti lo abbiamo accolto con tanta speranza. Tra le notizie che attualmente spopolano sui social, vi è la tragica situazione in Australia

Incendi boschivi di dimensioni senza precedenti hanno devastato intere regioni dell’Australia, provocando la morte di più di 24 persone e danni considerati ingenti dalle autorità. E le implacabili condizioni meteorologiche fanno temere una vera catastrofe. Centinaia di proprietà sono state distrutte, mentre il Paese ha vissuto uno dei giorni peggiori da quando gli incendi sono iniziati, a Settembre. Nel sud-est del Paese il cielo è ormai nero e piovono le ceneri del rogo. Oltre 100mila persone di tre Stati sono state evacuate.

A combattere gli incendi ci sono decine di migliaia di vigili del fuoco, per la maggior parte volontari. L’Australia ha comunque dovuto chiedere aiuto a Canada e Stati Unitiperché inviassero i canadair.

In questi giorni l’aria a Sydney è tra le più inquinate del pianeta, e in ampie zone del Sud-Est del paese il cielo è grigio e arancione a causa delle ceneri sollevate, arrivate perfino in Nuova Zelanda, dove le nevi e i ghiacciai si sono tinti di marrone.

Secondo gli scienziati, pochi posti nel mondo sono esposti ai cambiamenti climatici come l’Australia; da tempo gli esperti avvertono che gli incendi diventeranno sempre più frequenti per via dell’aumento delle temperature, causato dal riscaldamento globale, che porta periodi di caldo più lunghi ed estremi, così come una maggiore siccità che rende il terreno e la vegetazione più secchi e adatti alla combustione.

L’Australia è un continente unico, che comprende zone ai confini coi tropici al Nord e altri con un clima più temperato al Sud, con in mezzo il deserto e affiancato da due oceani diversi, che ne influenzano il clima con le proprie correnti. Per questo può essere difficile prevedere i cambiamenti climatici del continente di anno in anno. Ciononostante, i segnali che indicavano un’estate particolarmente adatta allo sviluppo degli incendi erano stati rilevati dai climatologi: le variazioni di temperatura tra la parte orientale e quella occidentale dell’oceano Indiano hanno portato meno pioggia, spingendo in altre direzioni i venti che portano normalmente l’umidità dall’oceano verso il continente. Allo stesso modo, le particolari condizioni dei venti antartici hanno favorito un clima secco in Australia, mentre il ritardo della stagione dei monsoni al Nord ha permesso un aumento delle temperature nella parte centrale del paese.

Se gli incendi sono una parte fondamentale del clima e degli ecosistemi australiani, studi come il “2018 State of the Climate” dicono che c’è stato un aumento della lunghezza della stagione degli incendi e della sua intensità dovuto al riscaldamento globale. È per questo che, se tracciare un collegamento diretto tra l’attività antropica e gli incendi australiani è complesso e sconsigliato dagli esperti, la comunità scientifica è concorde nel rilevare che l’emergenza climatica renderà più frequente la nascita e lo svilupparsi di grandi incendi come quelli in corso in queste settimane.

Nonostante ciò continuiamo a cullarci sulla nostra coscienza sporca, incapaci di capire quanto realmente ci siamo spinti oltre. Siamo molto più ignoranti di quanto crediamo e la combinazione della nostra presunzione con la potenza della nostra tecnologia è molto pericolosa. 

Viviamo in un mondo in cui, per un’insensata lotta di supremazia, si sfoggiano armi di distruzione di massa come fossero gioielli e tesori inestimabili. Viviamo in un mondo in cui si ride in faccia al cambiamento climatico continuando a bombardare intere città.

Se continuassimo a proseguire dritto per questa strada, dove andremmo a finire?

Nel frattempo, la Terra piange il suo sterminio e i suoi abitanti muoiono tra pene bollenti, vittime dell’uomo che non riesce ad arrestare il suo distruttivo egoismo.

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