Violenza ad Hanau, Germania

Quando il sonno della ragione continua a generare mostri

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È la notte del 19 Febbraio 2020. Un uomo armato ha attaccato due locali di narghilè, uccidendo nove persone. Tutte le vittime avevano, per usare l’espressione tedesca, “origine migrante”, così come la maggior parte dei feriti. Cinque delle persone colpite sono cittadini turchi. Il procuratore federale ha dichiarato che l’autore ha agito per motivazioni razziste. Poche ore dopo gli attacchi, la polizia ha ritrovato il cadavere del sospetto nella propria abitazione, insieme a quello della madre.

Diversi politici tedeschi hanno rilevato che il massacro s’inserisce in una recente tendenza di violenza d’estrema destra.

La Bild ha riferito che è stata trovata una lettera e un video in cui l’uomo, indicato come Tobias R., confessava le sue azioni, sostenendo tra l’altro la necessità di distruggere certi popoli la cui espulsione dalla Germania ormai non è più possibile. Sulla strage indaga la Procura antiterrorismo.

La settimana precedente, a Berlino un uomo era stato ucciso a colpi d’arma da fuoco e altre quattro persone erano rimaste gravemente ferite in una sparatoria avvenuta all’esterno di Tempodrom, un centro per eventi nella capitale tedesca, dove era appena terminato uno spettacolo comico turco, ‘Guldur Guldur’.

 «Condanno questo massacro che attenta alla pace e alla libertà della nostra società», ha affermato il ministro. La cancelliera Angela Merkel ha aggiunto che il governo farà tutto quel che è in suo potere per opporsi a chi cerca di dividere il Paese. «Io sono dalla parte di tutte quelle persone che vengono minacciate dall’odio razzista. Non sono sole». Così si è espresso il presidente della Repubblica tedesco Frank-Walter Steinmeier, recatosi ad Hanau, dove la strage è avvenuta. Il presidente ha inoltre espresso cordoglio per le vittime dei familiari e ha augurato pronta guarigione ai feriti.

Il sindaco di Hanau, Klaus Caminsky (SPD) ha affermato di «non riuscire a immaginare una serata peggiore di questa».

 Nel suo «manifesto» di 24 pagine l’assassino neonazista non annunciava esplicitamente intenzioni omicide, ma sciorinava tutta la sua insofferenza per la massiccia presenza di stranieri che «mettevano in pericolo la Germania» e la cui espulsione non sarebbe stata sufficiente. Occorrevano «una pulizia di massima» e «una pulizia finale». E gli immigrati non erano i soli invasori che agitavano i suoi incubi. Avvertiva intorno a sé spie e fantasmi che lo seguivano, lo controllavano e tentavano di penetrare nel suo cervello e di impadronirsi dei suoi pensieri.

La Germania, a distanza di 45 anni, si ritrova faccia a faccia col suo scheletro nell’armadio più temuto: l’odio che ha diviso un Paese e il mondo intero. Un Paese terrorizzato dal comprendere che, nonostante tutto, l’odio permane nei meandri delle coscienze dei suoi connazionali.

L’ennesima dimostrazione che l’odio non rimane confinato alle follie di certi esseri “umani”, bensì che, se non controllato, può estendersi a macchia d’olio senza che ce ne accorgiamo. 

Un sentimento distruttivo, con il quale non si risolve mai alcuna questione, ma si sviluppano reazioni sproporzionate di vendetta e aggressività. Si odia perché non si comprende abbastanza, non si prevede, non si giustifica, non si conosce a fondo, non avendo cultura e opinioni personali. L’odio non è legato all’amore, come comunemente si sostiene. Non è paritetico all’amore. È un sentimento notevolmente inferiore e sempre condannabile in tutte le sue espressioni, visto che non produce mai risultati apprezzabili, ma, anzi, devasta e distrugge.

Amiamo, in contrapposizione a questo odio. Impariamo a guardare negli occhi il diverso e ad apprezzarlo. Perché noi esseri umani siamo molto più di questo: di un odio immotivato e distruttivo che non fa altro che dividerci. Amiamo il prossimo e il diverso. Alla fine, non è poi così complicato.

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