Bourbon e Champagne

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E quanto si desideravano non lo capivano neanche loro. 

Lei da un lato della sala, lui dall’altro.

Lei che fingeva di interessarsi a tutte le chiacchiere che le rivolgevano, sorseggiando lo champagne, la mente rivolta altrove.

Lui che fingeva di gustarsi il suo drink, ma l’unico sapore che avrebbe voluto sentire era quello delle sue labbra. 

Poi i loro occhi iniziarono a giocare, guizzando in mezzo alla pista, facendosi strada tra tutte quelle sagome che si dimenavano a ritmo di musica, con l’intento di incontrarsi. 

Iniziarono a provocarsi, lasciando che i loro sguardi si dicessero tutto ciò che le loro bocche non erano mai state capaci di dire.

E infine cedettero. E smisero di fingere. 

E iniziarono a dirigersi verso il fondo della sala, ignorando tutto e tutti, mentre la musica si faceva sempre più forte. 

Danzando, sì, ma sulle note della loro melodia, coordinandosi, avanzando in mezzo a quella calca nel tentativo di raggiungersi. E ad ogni passo corrispondeva un nuovo sguardo, un nuovo sussulto nel cuore, un nuovo impeto famelico. 

Lei sorrise, sfidandolo, ed entrò dritta nel guardaroba. Lui la seguì senza esitare, chiudendosi la porta alle spalle. 

Adesso erano faccia a faccia, il rumore ovattato che proveniva da fuori, tesi entrambi come mai prima di allora, un po’ a causa dell’alcool, un po’ per ciò che sapevano sarebbe accaduto di lì a pochi istanti. 

Si studiarono in silenzio, senza dire una parola, assaporando ogni sguardo, ogni battito di ciglia, ogni istante.

“Che bevi?”, chiese lei.

“Bourbon, vuoi assaggiare?”, le rispose.

Annuì. Lui portò il bicchiere alle labbra, impregnandole del sapore del whiskey, e la baciò. 

Il gusto intenso e deciso del bourbon si mescolò alle note fruttate dello spumante che risaltavano sulle labbra di lei, generando un insieme di contrasti che li fece andare letteralmente fuori di testa.

Erano cotti ormai.

E mentre la musica dentro di loro cominciava a crescere, iniziarono a liberarsi degli abiti.

E quanto si erano desiderati, finalmente lo compresero.

Le loro labbra, che prima si erano assaggiate sulle note del bourbon, iniziavano ora a muoversi sempre più avidamente, assaporando ad ogni bacio il sapore dell’altro. 

La testa che girava, il cuore che pulsava.

Lei che gli sfilava la cravatta, lui che cercava invano il modo per slacciarle il corsetto di quell’abito così bello ma allo stesso tempo così inadatto a quella situazione. Avrebbe tanto voluto strapparglielo di dosso e sbarazzarsene velocemente, ma sapeva bene di non poterlo fare. E poi, le stava così bene.

Iniziò a baciarla sul collo. 

La testa di lei scattò in alto, le mani avvinghiate al suo collo. Chiuse gli occhi, concentrandosi solo sulla sensazione che il contatto delle sue labbra le provocavano.

La fame crebbe. 

Lo tirò per i capelli, baciandolo intensamente, mordendogli le labbra fino a fargliele sanguinare.

Lo desiderava. Con ogni parte del suo corpo. Più di ogni cosa. E lui desiderava lei.

E quindi smisero di giocare. E decisero di placare quella fame che li stava tormentando.

Fregandosene degli abiti, fregandosene di tutto.

E si sfamarono a lungo, i respiri affannati, le anime congiunte, finché non furono sazi. Finché non si guardarono nuovamente negli occhi per cercare di comprendere se oltre quella fame, oltre quel folle desiderio, non ci fosse altro. 

Poi si voltarono, evitando di concedersi il tempo per rispondere a quella domanda, mentre si ricomponevano, gli animi pervasi da una nube di dubbi e tormento. 

Lei uscì, senza dire una parola. Lui attese per un po’, osservando trasudare il proprio bicchiere di whiskey, la mente persa in altre dimensioni.

Un improvviso clamore proveniente dall’altra sala lo riportò alla realtà. Aveva atteso abbastanza. Si diede un’ultima sistemata. Poi, preso il bourbon, varcò la soglia.

Camminò seguendo lo stesso percorso che aveva fatto per raggiungerla, i sensi ancora annebbiati, evitando la calca che ora, cessata la musica, si ricomponeva per prender parte al momento finale della serata.

Si riservò un angolo poco illuminato della sala per osservare la scena.

Quei falsi sorrisi non facevano per lui. 

Così come quel posto. Così come tutta quella gente. Non gliene fregava un cazzo di tutto quello. Era venuto per lei, soltano per lei. 

E adesso, la testa finalmente alleggerita da ogni pensiero, poteva solo godersi amaramente l’atto finale di quell’opera nella quale era stato, forse, una semplice comparsa.

‘Evviva gli sposi!’, gridarono tutti all’unisono.

‘Evviva gli sposi’, mormorò lui tra sé bevendo l’ultimo sorso di bourbon.

La guardò un’ultima volta, in quello splendido abito bianco, prima di varcare la soglia.

“Le sta così bene”, pensò.

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Vito Damigella

Vito Damigella, 22 anni. Sognatore di professione, personal trainer, filmaker indipendente e amante della settima arte.

Diplomato presso il Liceo Classico "C. Marchesi", porta avanti la sua passione per il cinema sul suo canale youtube "VStudios" in qualità di regista, attore, doppiatore e sceneggiatore; mentre, nel tempo libero, prosegue gli studi in ambito universitario.