Stiamo scrivendo la storia

3' di lettura

Gettiamo insieme uno sguardo al futuro del Paese

Sebbene qualcuno possa argomentare sul fatto che ogni anno succeda qualcosa che possa entrare nei libri di storia, sono certo che in pochi si ricordano chi vinse la Battaglia di Ligny, mentre tutti sappiamo chi vinse la Battaglia di Waterloo.

La storia è fatta di grandi eventi, con grosse ripercussioni sia per il presente che per il futuro.

La “Crisi del Covid-19”, o la “Crisi degli anni ‘20”, sarà sicuramente un punto di rottura imponente.

Questa crisi è molto più rapida di qualunque altra, basti pensare ai movimenti delle Banche Centrali che in pochi giorni hanno fatto quanto nel 2008 fecero nell’arco di svariati mesi.

Un altro punto da osservare è il modo in cui questa onda si stia abbattendo su ogni Stato e su ogni settore, cosa che raramente accade.

Nel 2008, furono i settori vicino alla finanza ed all’immobiliare a risentirne maggiormente, mentre nel 2011 furono gli Stati Europei con un debito pubblico più alto a soffrirne di più.

Tutto ciò mi fa pensare che su questo periodo verranno scritte diverse pagine nei libri di storia.

Non solo per l’emergenza sanitaria, che spero onestamente non venga ricordata affatto perché, se così fosse, dato quanto scritto sopra, vorrebbe dire grossi numeri e grosse perdite; quanto piuttosto per i cambiamenti che tutto ciò apporterà nelle nostre vite.

Forse, l’aver messo a nudo le debolezze del nostro sistema sanitario (che, per inteso, è straordinario poiché difficilmente altri Paesi avrebbero retto nello stesso modo), ci porterà ad investire maggiormente nella ricerca e nella sanità.

Forse, l’averci tenuto lontani, con famiglie separate e sparpagliate per tutto lo stivale, ci renderà un paese più forte e meno “mammone” di quanto all’Estero si dica.

Forse l’e-commerce, che in queste settimane sta salvando tante aziende dalla chiusura e dal fallimento, rimarrà una buona abitudine e svecchierà finalmente la nostra bella Italia, offrendo l’apertura di una nuova finestra di lavoro e lavoratori.

Forse, l’aver nazionalizzato Alitalia, mossa che in altri Stati probabilmente ci copieranno per via della grossa crisi del settore, ci libererà finalmente dai biglietti aerei costosissimi pagati dai fuori sede per ritornare a casa durante le feste.

Attenzione però; nessuno vuole mentirvi e nascondervi che il ciclone nel quale stiamo per entrare, o forse siamo già entrati, sarà devastante.

Nessuno qui vuole anche solo pensare di dirvi che il SARS-Cov-2 sia stata una buona cosa per il nostro Stato o per la nostra economia.

Sarebbe una stronzata grande quanto nominare la Lagarde alla BCE.

Ma “ogni impedimento è giovamento”,  direbbe mia nonna, e forse noi Italiani riusciremo a tirare fuori il meglio persino da una situazione simile.

Credetemi che possiamo farcela, anche se sarà dura.

Secondo una Relazione Tecnica del decreto Cura Italia, ripreso da “Il Sole 24 Ore”, il numero complessivo dei casi a fine Aprile, quando il Governo ipotizza la fine dell’epidemia, secondo le previsioni presenti nel grafico sarà intorno ai 92 mila.

Questo ci permetterebbe di uscire per primi in Europa da questa crisi, facendo tornare a respirare il nostro sistema sanitario e di conseguenza tutto il Paese.

Dato che a poco sono servite anche la maxi iniezioni di liquidità della BCE, pari a 750 miliardi di Euro, e della FED, pari a 700 miliardi di dollari, è ipotizzabile che i mercati oggi volatili e nervosi potranno tornare a tranquillizzarsi solo quando l’emergenza sanitaria sarà passata.

Se noi riuscissimo ad uscirne per primi potremmo anche anticipatamente iniziare una risalita, ipotizzata rapida quanto la discesa, giovandone rispetto a chi arriverà dopo di noi.

Serviranno coraggio e voglia di ripartire.

Dal canto mio, posso solo consigliarvi di investire nei titoli di aziende con un basso debito aziendale una volta che il picco sarà passato, perché la storia è ciclica e dopo una grande crisi arriva, velocemente o più lentamente, una ripresa.

Non mi resta che augurarci di essere abili nello stare sopra l’onda, e non invece di restare sotto quando questa si infrangerà.

Giovanni Viglianisi

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