A volte ritornano. A scuola.

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“Adulti di nascosto, ma che forse adulti non saremo mai.”

– Alex Britti

Era il 2011. Roberto Vecchioni vinceva il festival di Sanremo, mentre tutti parlavano della farfallina di Belén; Kate Middleton sposava il principe William, primogenito dell’indimenticabile Lady D. e Alex Britti cantava “Immaturi”, brano portante della colonna sonora dell’omonimo film di Paolo Genovese.

Qualche settimana fa, venerdì 9 Marzo 2018, si concludeva, sulle note di “Eccoci qua” di Luca Barbarossa, la prima stagione di “Immaturi – La Serie”.

Concretamente cosa c’è di diverso nella serie rispetto al film? Entrambi, in fondo, parlano delle stesse cose: di un gruppo di amici che, dopo 20 anni, si ritrova a dover sostenere nuovamente l’esame di maturità. È vero, ma solo in parte. Perché “Immaturi – La Serie” prende tutto ciò che di buono c’era nel film e lo migliora. Come? Innanzitutto inserendo un elemento che nella pellicola non era presente: il confronto generazionale. Già, perché Rolando Ravello, regista della serie, sceglie di portare i suoi immaturi tra quelle aule e quegli stessi corridoi in cui avevano vissuto gran parte della loro adolescenza. Ed è così che immediatamente, oltre ad ottenere un “effetto nostalgia” di proporzioni incredibili, si crea un confronto con gli attuali studenti, i quali, nonostante la giovane età, riusciranno in più occasioni, nel corso dei vari episodi, a dimostrare di avere più sale in zucca rispetto ai loro compagni del “reparto geriatrico”, questo il nome affibbiato dai giovani agli adulti.

Ma il maggior pregio della serie risiede nella facoltà di riuscire a gestire, in maniera quasi eccellente, la grande rosa dei personaggi che mette in scena. Complice, ovviamente, una durata complessiva ben più ampia rispetto a quella della controparte cinematografica, che permette di poter mostrare tutti i vari intrecci nel migliore dei modi e, soprattutto, senza che si verifichino buchi di trama.

Il punto di partenza, quindi, è pressoché identico: maturità annullata, esame da rifare. Perciò Piero, Virgilio, Lorenzo & co. si rincontrano tra i banchi del loro vecchio liceo. Ma cos’è in fondo, il dover tornare a scuola a 40 anni, se non un pretesto per permettere ai personaggi di chiudere i conti col passato? Eh sì, perché nessuno dei protagonisti è mai andato avanti. Ognuno di loro è rimasto fermo a 20 anni prima. Chi vittima delle proprie paure, come Lorenzo (Ricky Memphis) che non ha mai confessato il suo amore a Luisa (Irene Ferri) e non è mai andato via di casa; chi vittima del dolore provato in giovane età, come Piero (Luca Bizzarri), tradito dalla sua ragazza ai tempi del liceo, che si nasconde dietro una finta fede e un finto matrimonio, per paura di instaurare una relazione seria e stabile; e chi, ancora, come Serena (Sabrina Impacciatore) che ha vissuto sino a quel momento in un mondo fatto di pregiudizi e cliché.

Per 20 anni tutto è rimasto immobile. Poi, l’arrivo della seconda maturità permette ai protagonisti di poter scrivere un nuovo capitolo della propria vita. Il dover ritornare a studiare non è altro che un espediente atto a mettere i vari personaggi su una strada che li porterà, nel corso degli otto episodi, ad evolversi. Ma tutto ciò, ovviamente, non senza intoppi. Perché in questo percorso tutti prenderanno delle sbandate ed è giusto che le prendano, in ciò sta il bello; perché se non lo facessero, non sarebbero reali. È questo, infatti, un altro grande punto di forza della serie: i protagonisti sono estremamente veri ed è quasi impossibile non riuscire ad entrare in empatia con loro, mettersi in discussione e riflettere sulla propria esistenza, sulle proprie scelte. Perché diciamocelo, tutti noi, almeno una volta nella vita, siamo stati Piero, Lorenzo o Virgilio (Paolo Kessisoglu), il quale in un momento di fragilità, dopo aver visto crollare le proprie certezze, ha preso la scelta facile, iniziando a chattare con una diciottenne. Chiunque di noi, anche solo per una volta, ha preso “la scelta facile” e chi dice di non averlo fatto mente, in primo luogo a sé stesso.

“Immaturi – La Serie” mette in scena anche questo: le conseguenze che le “scelte facili” possono avere su di noi e sulla nostra vita. Come Luisa, che si butta tra le braccia di un uomo che non ama, e che sa non amerà mai, perché può garantirle un po’ di stabilità. Lo show televisivo racconta questo e molto altro, concentrandosi anche sull’amore, visto da prospettive differenti, quella degli adulti e quella dei ragazzi (e anche qui entra in gioco il confronto generazionale); sull’amicizia, che si fortifica tra i protagonisti sempre di più nel corso delle varie puntante e culmina con la splendida frase di Francesca (Nicole Grimaudo) che, dopo aver confessato la verità sulla sua dipendenza, esclama “Tra amici non ci si tradisce, non ci si fa le corna. Tra amici ci si accetta e basta”. Chiunque abbia seguito la serie non avrà potuto evitare di pensare a tutti gli amici che ha e che ha avuto; a quelli che ci sono sempre stati e ci saranno sempre, a quelli che se ne sono andati e a quelli che, semplicemente, amici non lo sono mai stati.

Dulcis in fundo, è d’obbligo far notare come la serie non si dimentichi di mettere in evidenza una cosa importantissima: a volte, essere immaturi fa bene. Se c’è una cosa che i personaggi di questo show ci insegnano, è che diventare adulti non significa dover chiudere in un baule la spensieratezza legata alla gioventù.

Loro l’avevano dimenticato. Noi… faremmo meglio a ricordarlo.



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Vito Damigella

Vito Damigella, 22 anni. Sognatore di professione, personal trainer, filmaker indipendente e amante della settima arte.

Diplomato presso il Liceo Classico "C. Marchesi", porta avanti la sua passione per il cinema sul suo canale youtube "VStudios" in qualità di regista, attore, doppiatore e sceneggiatore; mentre, nel tempo libero, prosegue gli studi in ambito universitario.