Perché lo smart-working potrebbe (e dovrebbe) essere la nuova frontiera del lavoro

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E se invece di indossare una camicia azzurra ed una bella cravatta, preparandoti per il lavoro, indossassi un maglione a quadri verde e una coperta di lana di pecora? O se, anziché prendere il tram e recarti alla tua postazione d’ufficio, ti sedessi sul tavolo della tua cucina, sorseggiando una tazza di caffè davanti al MacBook, abbellita con post-it appesi alla parete, una cornice con la foto del tuo cane ed un cactus di plastica?

Cosa succede se nessuno va in ufficio?

Lo smart-working, come ben sappiamo, è un’alternativa alla quale enti pubblici e privati hanno dovuto ricorrere, a causa dell’emergenza sanitaria dentro cui, proprio adesso, ci troviamo. Inizialmente, ad optare per questo metodo furono le aziende, in cui qualche dipendente era stato contagiato da Covid-19, ma presto tutti hanno scelto questa soluzione al fine di prevenire il contagio stesso.  Ma è davvero possibile gestire gli affari da casa?

La Banca Centrale Europea ha voluto collaudare questo sistema ancor prima che scoppiasse una vera e propria epidemia anche in Germania, per evitare di trovarsi del tutto spiazzata davanti a situazioni emergenziali. Il test ha avuto esiti piuttosto positivi, ad eccezione di qualche problema di connessione alla rete, riscontrato da alcuni funzionari. Ovviamente, il caso della Bce non è isolato e con il passar delle settimane, un po’ tutti (grandi e piccoli enti del globo) sono stati costretti ad adattarsi e a ricorrere a questo sistema. Infatti, secondo i dati dell’ultimo periodo, il valore di TeamViewer, un’azienda che offre supporto ai lavoratori da remoto, è salito del 30% nel mercato azionario.

I dati in Italia

Quella del lavoro agile è una vera novità per molti dipendenti italiani (pubblici e non) italiani, che adesso dovranno gestire in totale autonomia orari e carichi di lavoro. Ancora troppo poco smart-working in Italia: nonostante il numero degli smart-workers sia salito del 20% dal 2018 al 2019, in generale ci attestiamo ancora su una percentuale del 4%, contro la media europea del 9% (con punte massime del 20% nei Paesi del nord Europa e con un picco del 35% negli Stati Uniti).

Per quanto riguarda il caso specifico della pubblica amministrazione italiana solo di recente, a causa della diffusione del COVID-19 (seguita dal DECRETO-LEGGE 23 febbraio 2020 n.6), si è iniziato a parlare concretamente di lavoro agile, nonostante la grande quantità di denaro che andrebbe risparmiata (4 miliardi l’anno circa) se le modalità di smart-working fossero sempre applicate al doppio dei lavoratori attuali.

Effetti collaterali da smart-work

Secondo un sondaggio dell’Aok, la più importante tra le compagnie che vendono polizze per l’assistenza sanitaria in Germania, il 38% delle persone che lavora da casa fa fatica a staccare dopo l’orario di lavoro. Questo dato scende al 25% per gli impiegati d’ufficio. Anche stanchezza, disturbi del sonno e insicurezze risultano più frequenti tra i lavoratori da remoto, soprattutto per chi lo fa per lunghi periodi. Il fatto che iPhone e computer siano sempre a portata di mano potrebbe, per alcuni, rendere le cose più difficili.

I vantaggi del “lavoro agile”

  • Tra i molteplici vantaggi per il lavoratore vi è, sicuramente, la creazione di un rapporto con manager e colleghi basato sulla fiducia, oltre a una maggiore consapevolezza del proprio lavoro e dei propri obiettivi. Altro punto a favore per chi lavora da remoto è la maggior flessibilità, sia in termini orari (eliminando, così, l’odioso sistema del cartellino), che in termini di spazio (puoi decidere tu lavorare sulla tua scrivania, nel bar dietro casa o in un co-working). Si ha, inoltre, la possibilità di gestire meglio il proprio tempo e, di conseguenza, favorire l’aumento della produttività.
  • Per l’azienda si ottiene anche un risparmio (come ho già accennato precedentemente), grazie alla riorganizzazione degli spazi: gli uffici si ridimensionano, così come le spese annesse. La riduzione dei costi è favorita anche dall’ottimizzazione dei processi lavorativi, raggiunta grazie alla velocizzazione delle tempistiche. Un altro punto a favore del lavoro da remoto per l’azienda è l’aumento del brand-awareness, ovvero il grado di conoscenza dell’azienda da parte del pubblico: infatti, un’azienda che adotta politiche di smart-working sarà ritenuta più attraente sia per il cliente che per i partners e i futuri dipendenti.  L’aumento della produttività del singolo dipendente, inoltre, inciderà nella creazione di teams più produttivi che, di conseguenza, favoriranno il successo dell’azienda. Facile, no?

Si tratta, dunque, di una rivoluzione che non bisogna fermare ma, al contrario, occorre favorirne lo sviluppo. Una svolta che potrebbe determinare il grado di felicità di tutti gli attori coinvolti.

È necessario renderci conto del fatto che il virus potrebbe non essere l’unica causa che porterà molte persone a lavorare da casa. L’epidemia potrebbe, senz’altro, essere un modo per collaudare dei meccanismi ancora in fase di sperimentazione (o con cui pochi hanno dimestichezza) e prendere contatto con modelli che permettono di lavorare in maniera più flessibile, agile, economica ed anche -cosa che non guasta mai- più sostenibile.

Claudia Agnello

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