La forza degli oppressi: Helin Bolek e la sua storia

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Attivista, cantautrice, paladina della libertà: Helin Bolek, 28 anni, si è spenta lo scorso 3 aprile dopo 288 giorni di sciopero della fame.

La lotta durissima ed estenuante della ragazza cominciò nei pressi di Istanbul, in Turchia, nel 2018, anno in cui alcuni membri della sua band vennero arrestati con l’accusa di militare in dei gruppi terroristici.

Helin faceva parte della band Grup Yorum, fondata nel 1985 da quattro studenti universitari che, dopo il colpo di stato del 1980, provarono ad esprimere in musica il loro pensiero politico ed il loro desiderio di ribellione nei confronti di un governo oppressivo. Il gruppo, nel corso degli anni, vista la particolare esposizione al rischio che gli procurava la forza dei temi trattati nelle loro canzoni, cambiò formazione quasi 50 volte, fino all’arrivo di Helin e del suo amico Ibrahim Gokcek, fin da subito al fianco di Helin nella sua lotta ed alla quale anch’egli partecipò, e ancora partecipa, attivamente. Helin e Ibrahim erano legatissimi agli altri membri della band, con i quali condividevano sogni e ideali da sempre ostacolati; di conseguenza, il loro arresto fu il momento in cui la corda, che già da tempo veniva tirata fino allo stremo, si spezzò definitivamente.

La ragazza e il suo gruppo, infatti, subirono la censura del governo, che tentò di distruggere la loro opera, inizialmente con delle retate ai concerti; successivamente, con il divieto di esibirsi, arrivando infine agli arresti.

Helin cominciò insistentemente a chiedere la scarcerazione dei propri amici, senza ottenere alcuna risposta per mesi, fin quando un giorno decise di trasformare la propria lotta in uno sciopero della fame, e dichiarando l’intenzione di protrarlo, eventualmente, fino alla morte. Il messaggio potentissimo lanciato da Helin raggiunse migliaia di persone, che si attivarono e scesero in piazza a manifestare insieme a lei e Ibrahim nella speranza che qualcosa potesse cambiare. Vista l’inamovibilità del presidente Erdogan, i due amici proseguirono con la loro lotta, per 288 lunghissimi giorni, fino a quando vennero prelevati dalla polizia, durante un periodo di reclusione, e portati in ospedale per essere nutriti a forza. Qui, i due rifiutarono ogni cura, pensando di poter continuare a resistere nella propria protesta; ma Helin, ormai distrutta dalla fame e dalla stanchezza, non riuscì ad andare avanti, e morì il giorno stesso.

Ibrahim è ancora in vita, e nonostante si trovi ancora in ospedale, procede con il proprio sciopero.

La morte di Helin ha rappresentato una grandissima perdita per tutti coloro che da sempre sostenevano la sua causa; per tutti coloro che ne hanno fatto un simbolo e ne hanno tratto la forza per lottare per la libertà. Questa brutta fine ha comportato, quindi, anche una grande nascita, all’interno della coscienza di ognuno di noi: la nascita di qualcosa di immenso, una immensa volontà di rivalsa nei confronti dell’oppressione e un grande coraggio; il coraggio di alzare la testa.

Questo tragico evento mostra anche come a volte ci si guardi intorno senza rendersi davvero conto che, rivolgendo lo sguardo un po’ più lontano, si riescono a vedere delle barriere enormi, che limitano la libertà che tutti crediamo di avere.

Basta guardare al di là del proprio naso per scoprire che la libertà, per qualcuno, è ancora soltanto un ideale; un ideale per il quale, chi desidera davvero realizzarlo, sceglie di morire.

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