Wilhelm Sasnal e l’asentimentalismo

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L’inscindibile abbraccio tra realismo e astrattismo è la giusta chiave che permette un accesso ermeneutico all’opera, pittorica e cinematografica, di Wilhelm Sasnal.

L’approccio anti-intenzionalistico della critica artistica trova in Sasnal terreno fertile: se, come insegnano le migliori tradizioni naturaliste, ciò che maggiormente preme all’artista è la ricerca di una completa estraneità, una marcata distanza tra l’autore e l’oggetto dei suoi artifici, allora, una volta che un’opera è stata resa pubblica, spetta al fruitore interpretarla; non si deve pensare che l’autore si trovi a questo riguardo in una posizione privilegiata.

L’artista dichiara, infatti, di pensare  alla pittura “come a una tecnica sterile, perfetta ma priva di anima ed energia. Non voglio essere perfetto ma avere il massimo della distanza possibile dal mio lavoro, per poterlo guardare da una prospettiva più ampia”.

Questa è la particolare attitudine rintracciabile all’interno della vasta produzione dell’artista polacco: rifuggendo ogni tipo di sentimentalismo, la genesi delle sue opere si rintraccia al livello delle immagini propinateci dai mass media, pubblicità, giornali, riviste, internet o direttamente derivanti sia dal nostro vivere collettivo che da quello privato, spesso immortalate, queste ultime, con l’uso immediato dello smartphone e poi tradotte in forma pittorica.

L’uso che l’artista fa del materiale di origine fotografica lo si può notare con estrema facilità nell’opera Dominika (2001);

Dominika (2001)

Evidente il taglio nettamente fotografico anche in Kacper (2008): l’opera nasce da un momento di affettuosa intimità trascorso col figlio; l’occultamento del volto rende irriconoscibile il soggetto, immerso completamente nella luce. L’intento dell’artista è quello di restituirci visivamente ciò che può facilmente divenire un archetipo della memoria collettiva, la rappresentazione dell’essenza di ciò che rimane cristallizzato in noi quando qualcosa diviene un ricordo.

Kacper, 2008

In accordo con il filone realista, appare centrale in Sasnal, piuttosto che l’idealizzazione di un particolare aspetto del reale, l’esecuzione celere e immediata di una percezione attuale o di un sentire collettivo. Nell’opera Photophobia (2007), questa prassi è di facile acquisizione: sposandosi perfettamente con l’astrattismo, l’intento dell’autore è quello di dipingere una luce che mi avrebbe fatto socchiudere gli occhi, è così che ho immaginato la composizione; come quando guardo il sole e chiudo gli occhi e c’è questa after-image arancione che appare, astratta nel dipinto”. La delicatezza della tavolozza dei colori e l’uso, altrettanto delicato, della vernice, non mascherano però l’intensità dolorosa, repulsiva quasi, della luce: il senso di fastidio provocato dalla luce per irritazione dell’occhio, caratteristico del disturbo fotofobico, trova concreta realizzazione nel dipinto.

Photophobia, 2007

Appare, dunque, dai tratti paradossali la prassi artistica caratterizzante l’operato del polacco: se da un lato, come ha più volte dichiarato lo stesso, l’obiettivo focale è quello di assoluta impersonalità, dall’altro le opere vengono concepite parallelamente al preciso tentativo di poter ritrovare, nelle stesse, quel denominatore comune – altrimenti designabile come “modello” o più azzardatamente come “idea” – assolutamente soggettivo, precipuo delle nostre esperienze. Esperienze che sono tali in virtù del nostro essere psicologicamente, spiritualmente e intellettualmente determinati.

In ultima analisi, Sasnal può considerarsi paladino di quel tentativo di empatizzazione razionale promulgata, nei recenti anni, dallo psicologo americano-canadese Paul Bloom. Empatizzare non con la soggettività dell’artista, ma con la propria, possedendo l’artefatto come tramite, si configura come un ottimo strumento per superare l’errore di giudizio, che puntualmente incorre quando ci si trova innanzi a qualcosa che richiede una sentenza: il significato, in senso lato, di ciò che diviene pubblico è plasmato dall’interpretazione del fruitore piuttosto che dalle intenzioni dell’autore.

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