Sex things, capitolo primo.

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Il curriculum del preservativo

Sesso. Una parola, mille sfaccettature. Questo mondo, così misterioso e gettonato al tempo stesso, è da sempre fonte di accesi dibattiti. Perché? Per cercare di padroneggiare la molteplicità di informazioni -talvolta fuorvianti o fantasiose- ad esso annesse.

Urge dunque fare chiarezza. Il nostro scopo? Sgominare le incertezze e le ritrosie nell’ambito sessuale.

O almeno, ci proviamo.

Parliamo di sesso, d’accordo, ma parliamo prima di contraccezione, lasciando alla libera opinione gli elementi etici della materia.

Prevenire è indubbiamente importante per evitare gravidanze indesiderate; per abbandonarsi ai piaceri della carne concedendosi il lusso di non pensare troppo alle conseguenze delle proprie azioni.

Questa la ratio che ha portato alla nascita del famigerato “condom”, parola dall’etimologia incerta, forse legata al termine latino “condus” (che allontana, appunto); forse, invece, una semplice somiglianza fonetica con il nome Charles de la Condamine, un geografo francese cui è attribuita l’importazione della gomma di caucciù con cui in seguito sono stati realizzati i primi preservativi di gomma elastica, decisamente più comodi di quelli fino a quel momento utilizzati e finalmente usa e getta; altri ancora ipotizzano che il termine sia legato alla cittadina francese di Condom, le cui macellerie fornivano gli intestini di agnello che, ammorbiditi con olio di mandorle, venivano usati un tempo come contraccettivi.

Sin dai popoli più antichi ci si è infatti adoperati per realizzare un involucro protettivo dell’organo genitale maschile: gli egizi e i greci ricorrevano alle viscere animali, trattate appositamente per il loro insolito utilizzo; tra i primi a servirsene, forse, si annovera Minosse, che ricorse alla vescica di pesce.

Ancora innovativo il popolo cinese, il quale era solito adoperare fogli di carta oleata, opportunamente sagomati. Il popolo giapponese, invece, più rudimentale, utilizzava cilindretti di cuoio e scaglie di tartaruga rese flessibili tramite soluzioni alcaline.

Segna una profonda svolta il Diciottesimo secolo, che illuminò anche il panorama sessuale: una volta riscoperta la “salvifica” funzione del profilattico, questo cominciò a diffondersi tra le corti e le botteghe. Anche Casanova, inizialmente restio, divenne un fedele consumatore di preservativi, da lui denominati “redingote anglaise” (cappottino inglese); si dice, anzi, che egli intrattenesse le proprie amanti gonfiandoli come palloncini.

Dalla storia, alla filosofia, alla letteratura, il condom ha avuto sempre su di sé molte attenzioni. Poeti del calibro di William Shakespeare lo definirono il “the Venus glove”, ossia il guanto di Venere; anche il romanziere francese Victor Hugo dimostrò di conoscerne l’arte, come testimoniato da un brano tratto dal diario dei fratelli De Goncourt, che racconta come l’autore de “I miserabili”, partendo dalla residenza di Guernsey, avesse dimenticato una scorta di giganteschi “capotes anglaises” (cappucci inglesi).

Quando si parla di preservativi non si parla però solo di contraccezione, ma ci si riferisce, anche e soprattutto, alla prevenzione da MST (Malattie Sessualmente Trasmissibili); una questione che si pose già a partire dal 1500, quando il medico Gabriele Falloppio parlò del ”morbo gallico”, ovvero la sifilide: per evitare il contagio, l’anatomista suggerì l’utilizzo proprio del preservativo, facendo sì che lo strumento si diffondesse tra tutto il popolo e consacrandone un’ulteriore funzione.

Come già detto, il sesso è in continua evoluzione e l’avvento del nuovo secolo ha portato con sé una ventata di rivoluzione. Si è sempre parlato di preservativo al maschile, ma dal 2009 è stato ufficialmente lanciato il femidom, comunemente conosciuto come preservativo femminile: una guaina trasparente in poliuretano formata da due anelli flessibili, la cui lunghezza è uguale a quella del profilattico maschile; è diventato simbolo dell’indipendenza sessuale delle donne, molto più vulnerabili a contrarre virus e infezioni rispetto agli uomini.

Si lavora ancora per migliorarne le prestazioni, riducendone il millimetro ma garantendo sempre più sicurezza; l’ultima novità vede protagonista il profilattico di idrogel, ma per quello bisogna aspettare ancora un paio d’anni.

Nel frattempo, è importante ricordare… #staysafe!

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Andreamaria Santoro

Nata a Catania il 29/12/1998.
Diplomata al Liceo Classico “Gorgia” di Lentini.
Studentessa della facoltà di Giurisprudenza presso L’Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura greca e giapponese.
Anima gattopardiana.