Origini e diffusione di Bella Ciao

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Origini e diffusione di Bella Ciao

Da tantissimi anni, il canto popolare italiano dal titolo Bella Ciao è associato alla Giornata della Liberazione dal Nazi-Fascismo, cioè la festa del 25 aprile. Tutti conoscono questa canzone, almeno nel suo ritornello che ha saputo conquistare il mondo, come possiamo anche notare dai numerosi messaggi di solidarietà provenienti da ogni dove, che ritraggono numerose persone intente a far risuonare il famoso ritornello, a mo’ di incoraggiamento per l’Italia, costretta ad affrontare la crisi pandemica.

Purtroppo però non sono tutti ad aver presente la storia e le origini di questo canto.

A dir la verità, l’origine di Bella Ciao resta incerta. Alcuni storici della canzone italiana hanno identificato nel testo e nella musica influenze dei canti di lavoro delle mondine, altri la fanno risalire al Cinquecento francese, altri ancora vedono nelle sue melodie addirittura delle influenze Yiddish. Fior di tomba, un canto popolare Italiano, sembrerebbe secondo molti essere il canto precursore, con alcune varianti, della versione che conosciamo..

Con grande sorpresa, invece, si può affermare quasi con certezza che la diffusione del noto canto italiano non sia avvenuta all’interno degli ambienti di resistenza partigiani della seconda guerra mondiale. Perchè quindi è stato identificato come il canto della resistenza?

La scelta di accostare Bella Ciao al movimento partigiano nasce dal bisogno e dalla volontà di trovare un testo, capace di esprimere i valori universali della libertà e dell’opposizione alle dittature, alla guerra e all’oppressione. Si parla di un canto pregnante di una carica espressiva, che pochi altri possono vantare in tal senso, ed è proprio grazie a questo che è stato possibile riunire tutti gli animi anti-fascisti e legarli saldamente tra loro nella lotta contro l’invasore.

La popolarità internazionale di Bella ciao si diffuse alla fine degli anni 40’ e negli anni 50’, in occasione dei numerosi “Festival mondiali della gioventù democratica” che si tennero in varie città dell’ Europa Settentrionale. Il canto raggiunse il suo picco subendo una grandissima diffusione di massa negli anni Sessanta, soprattutto durante le manifestazioni operaie e studentesche del Sessantotto.

…e come La Casa di Carta ne ha sciupato il significato

E’ grazie al lavoro di tutti gli intellettuali che si sono occupati di tramandare la storia degli antichi canti che la diffusione di Bella Ciao ha avuto successo fino ai giorni nostri, soprattutto se si pensa che oggi è uno dei testi più conosciuti, tradotti e cantati a livello mondiale. Non a caso possiamo ricordarla addirittura per essere entrata nella serie Tv Netflix La casa di carta.

Bella Ciao, attraverso un lungo processo di diffusione, è riuscita a sopravvivere lungo i decenni diventando il canto per eccellenza alla lotta contro il Nazi-Fascismo, un canto attraverso il quale molti hanno interiorizzato il sentimento di repulsione nei confronti dei regimi dittatoriali.

La Casa di Carta, però, nell’uso ridondante e stucchevole di Bella Ciao, si è appropriata di una dimensione diversa, abbandonando l’anima egualitaria della canzone, arrivando perfino a svuotarne il significato: da inno democratico messaggero di istanze collettive a canzonetta da bravata di gruppo.

Ma perché ha avuto tutto questo successo allora? Probabilmente perché è la prima Serie Tv orgogliosamente qualunquista e populista. Il messaggio che il successo  della Casa di Carta ha generato è una banalizzazione di uno degli ultimi frammenti storici dell’uguaglianza che sono rimasti vivi. Un’evoluzione di cui avremmo anche fatto a meno e che, ci consegna alla spietata mercificazione sociale che ormai non risparmia alcun aspetto della storia.

Gli intrecci amorosi e le scene di azione, si alternano con una infantile critica al sistema, in un clima di generico attacco alle banche e a tutti quei presunti poteri che renderebbero la vita delle persone insostenibile.

La Casa di Carta è riuscita a fondere gli intrighi di Beautiful con la resistenza partigiana.

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Giovanni Distefano

Diplomato all'Istituto Tecnico Industriale "G.Ferraris" di Acireale e Studente di Scienze e Lingue per la Comunicazione presso l'Università di Catania.
Appassionato di cinema, fotografia, arti marziali e tutto ciò che è inerente al mondo culturale.
Amo viaggiare e immergermi nella natura.