Caterina racconta “Caterina”

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Caterina Cropelli è una giovane cantautrice del panorama musicale italiano, nota al pubblico televisivo per aver partecipato ad X Factor nel 2016, nella squadre delle under donne di Fedez. Conclusa la partecipazione al talent Caterina decide di iniziare a scrivere i suoi pezzi. Il suo primo inedito, “Non ti ho detto mai”, esce nel 2018, mentre l’anno dopo, oltre ad essersi esibita in alcuni festival italiani e ad aver aperto un concerto di Carmen Consoli, inizia a lavorare al suo primo progetto discografico con l’aiuto di Clemente Ferrari, collaboratore di Fiorella Mannoia, Max Gazzè e molti altri.
Il risultato è l’album uscito lo scorso 27 marzo, intitolato “Caterina”, la cantautrice ne ha parlato con Controverso.

Quando hai iniziato a fare musica? E quali sono le tue influenze?

A 13 anni ho trovato questa chitarra nell’armadio a casa di mia nonna e a 16 anni ho iniziato a prendere l’autobus per andare a suonare. Per quanto riguarda le mie influenze devo dire che fino a qualche anno fa ascoltavo un sacco di blues e di soul, quindi Aretha Franklin, Stevie Wonder, Amy Winehouse, ma ultimamente ascolto di tutto, sono una che si lascia “contaminare” dalla musica, non ho un genere preferito.

Hai fatto X Factor, quanto può aiutare un artista emergente partecipare ad un talent?

Dipende da un sacco di fattori… sicuramente è una buona piattaforma di lancio. Non sai mai cosa aspettarti da un talent, c’è sicuramente chi va più preparato e chi non sa a cosa va incontro, come me. Però a molti artisti italiani conosciuti ha aiutato tanto, perché si sono fatti conoscere grazie ad un talent. Oggi invece sta tornando un po’ di meritocrazia e molti artisti indie, per esempio, non hanno dovuto partecipare ad un talent per emergere. Sicuramente, però, il talent rimane una bella esperienza perché ti dà l’opportunità di partecipare con grandi artisti.

Il tuo album s’intitola “Caterina”, quanto è autobiografico?

Sicuramente dentro quest’album c’è molto di me… è come se mi stessi ritrovando con me stessa. In un momento in cui ero molto persa dopo il talent, ho deciso di intraprendere la strada delle scrittura, e quindi è un disco molto personale. Diciamo che, oltre ad essere un percorso di ritrovo, quest’album è stato anche un percorso di accettazione dei miei limiti e dei miei punti di forza, che pensavo essere delle debolezze.

Su 10 tracce c’è solo una collaborazione, come mai? E perché hai scelto Anansi?

In realtà non c’è un motivo, avevo scritto questo pezzo che si chiama “La tua collezione” e mi sembrava che mancasse qualcosa, quindi era proprio il pezzo giusto per un featuring. Anansi è un artista che stimo tantissimo, mi piace da morire e per me è un onore aver concluso questa collaborazione con lui. Tra l’altro è trentino come me quindi ce l’avevo praticamente “sotto casa”.

L’arrangiatore dell’album è Clemente Ferrari, com’è stato lavorare con lui?

Per me è stato un punto di svolta collaborare con lui, e Clemente ha sempre creduto in questo progetto per cui è stato veramente fondamentale. Gli mandavo i provini e si metteva subito ad arrangiare, è stato molto disponibile. Ed è riuscito ad interpretare bene ciò che volevo ottenere dalle canzoni.

Il tuo nuovo singolo “Duemilacredici” si fa portavoce di un messaggio importante, ovvero che la speranza è l’ultima a morire. Quante volte nel corso della tua carriera hai pensato di mollare? E cosa ti ha motivato ad andare avanti?

Mollare è sicuramente la strada più facile. Nella mia carriera ci sono stati vari momenti in cui pensavo di non farcela, però sono una testarda quindi sono andata avanti, ed è una delle cose che vorrei fare capire ai giovani d’oggi. E’ importante credere nei propri sogni e nei propri progetti.

Un messaggio per spingere i giovani a restare a casa in questo momento difficile.

Io ho scritto una canzone che si chiama “Quando”, che parla dell’amore verso il prossimo ,e in questo periodo è importante avere questo tipo di amore. La nostra responsabilità è quella di non fare ammalare gli altri, quindi il messaggio che voglio lanciare è proprio quello di proteggere il prossimo… e poi se si riesce a tenersi occupati questa quarantena passerà in fretta, sicuramente provare a fare cose nuove aiuta ad andare avanti e a non sprecare il nostro tempo.

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Gabriele Dimarco

Gabriele, 23 anni, italoportoghese e di madrelingua francese. Amo il calcio e la musica, sono due passioni che riescono ad emozionarmi.
Diplomato presso il liceo classico “Michele Amari” di Giarre, ora studio scienze e lingue per la comunicazione a Catania.