30 aprile 1993: Fine della Prima Repubblica

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Apice e declino della Prima Repubblica: dal 1948 al 1994

Era il 30 aprile del 1993, la fine della Prima Repubblica. Il simbolo di tale decadenza si fa risalire ad un episodio davvero significativo: Bettino Craxi, Presidente del Consiglio per ben due legislature, uscì dall’hotel Raphael, e gli oppositori gli lanciarono addosso fogli di carta, cicche di sigaretta e monetine.

Questo episodio è l’emblema dell’allontanamento dei cittadini dalla politica, definita, nell’immaginario comune, come un covo di corrotti, noncuranti dei bisogni della popolazione.

Ma vediamo come invece ebbe inizio la prima repubblica.

Dopo la caduta del fascismo nel 1943, si instaurò un nuovo governo presieduto dal generale Badoglio.

Finito il conflitto, l’Italia chiese al suo popolo, tramite referendum (nel quale per la prima volta furono coinvolte, a livello nazionale, anche le donne) di scegliere un regime, repubblica o monarchia.

Le votazioni si svolsero il 2 giugno e segnarono la vittoria della prima. Il re Umberto II, quindi, partì in esilio.

Contestualmente furono eletti i membri dell’Assemblea Costituente, i quali lavorarono strenuamente nella redazione della nostra Carta.

Il 1 gennaio del ’48 entrò in vigore la Costituzione Repubblicana.

Il progetto, redatto da una commissione, fu sottoposto il 31 gennaio 1947 all’Assemblea, composta da 556 membri, con l’approvazione di tutti gli emendamenti; la votazione per l’approvazione del testo definitivo ebbe luogo il 22 dicembre 1947.

La Costituzione, composta da 139 articoli, fu firmata dal presidente della Repubblica Italiana Enrico De Nicola, e controfirmata dal presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi.

Il 18 aprile del 1948 si svolsero in Italia le prime elezioni nazionali della storia repubblicana: le prime dopo la Seconda guerra mondiale e l’entrata in vigore della Costituzione, in cui si scontrarono principalmente la Democrazia Cristiana (DC) e il Fronte Popolare, formato da socialisti e comunisti. Era la prima volta che veniva eletto il moderno Parlamento italiano: un trionfo di eguaglianza, poiché a tutti i cittadini (senza nessuna distinzione) fu concesso il diritto al voto, e fu chiara la scelta che fecero gli italiani: l’affluenza alle superò il 92%. Al termine dello scrutinio, risultò che la DC aveva ottenuto una maggioranza schiaccante: a fronte del 30% del Fronte Popolare, la Democrazia Cristiana, guidata dall’allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, raccolse il 48,5% dei voti, un risultato mai più raggiunto da nessun altro singolo partito nella storia repubblicana.

La DC ottenne il risultato migliore della sua storia, celebrando l’inizio di un’epoca di centralità nella politica italiana, che sarebbe durata per il successivo mezzo secolo.

Furono anni di ripresa dopo la guerra; anni di forte crisi per l’Italia. Si passò dagli anni Cinquanta, gli anni del risollevamento di un Paese, ed anzi, del Mondo, alle rivoluzioni del ‘68, poi sfociate nei terribili e bui anni di Piombo; anni scolpiti dagli attentati, dalle Brigate Rosse, dal compromesso storico, fino all’uccisione di Aldo Moro.

Furono gli anni di grandi politici, che scrissero pagine fondamentali della storia repubblicana italiana.

Anni di alti e bassi, senza dubbio. Tuttavia, l’Italia, agli occhi del mondo, fu vista per anni come una grande nazione, per quanto concerne l’economia e, non meno importanti, i rapporti internazionali.

Il popolo Italiano credeva nella politica, e vi prendeva parte attivamente.

Fu qualche anno prima degli anni ‘90 che il popolo Italiano cominciò a perdere la fiducia, soprattutto nelle istituzioni.

Ad un certo punto, i compromessi non ressero più e l’inchiesta “Mani Pulite” diede il colpo di grazia alla “Prima Repubblica”, già segnata da divisioni e sfiducia da parte della popolazione. Un mix di fattori che fecero crollare i partiti che governarono il nostro Paese dal secondo dopoguerra fino al ’94, quando Silvio Berlusconi trovò la strada spianata per arrivare a Palazzo Chigi e far nascere la “Seconda Repubblica”.

L’inchiesta portò a una serie di arresti, il primo dei quali fu quello di Mario Chiesa, presidente e amministratore della casa di cura “Pio Albergo Trivulzio”,  colto in flagranza mentre riceveva una tangente da parte dell’imprenditore Luca Magni. Quest’ultimo, svenato da richieste sempre più cospicue di denaro, aveva collaborato con la Procura di Milano e ai Carabinieri.

Da un’operazione giudiziaria nacque una mega inchiesta mediatica: l’opinione pubblica venne a conoscenza della corruzione largamente diffusa tra politica e imprenditoria. Dal ’92 al ’94, vennero fuori dalla Procura di Milano 500 atti, tra avvisi di garanzia e autorizzazioni, destinati a deputati e senatori, con l’aggiunta di tre ex Presidenti del Consiglio. Si presentarono davanti alla Corte: Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani.

Le dichiarazioni di Craxi, sia in tribunale sia in Parlamento, con l’aggregazione di centinaia di arresti, ma anche le stragi di mafia in Sicilia, distrussero l’immagine sociale della politica italiana, allontanando ancora di più i cittadini dalle istituzioni.

Si potrebbe riassumere questo concetto con due fatti:

Primo: Bettino Craxi che affermò in Parlamento: “si è diffusa nel Paese, nella vita delle istituzioni e della pubblica amministrazione, una rete di corruttele grandi e piccole che segnano uno stato di crescente degrado della vita pubblica”.

Secondo: il lancio di monetine, ad opera di centinaia di persone, contro Bettino Craxi, mentre questi usciva dall’Hotel Raphael, dopo che la Camera dei Deputati non aveva autorizzato quattro delle sei autorizzazioni a procedere, richieste dal Tribunale, per i reati di corruzione e ricettazione.

Si sfaldò per sempre il Pentapartito, maxicoalizione protagonista di quella stagione.

In questo contesto, Silvio Berlusconi colse la palla al balzo, e con nuovi  nomicercò di riaccendere la fiducia della popolazione, raggiungendo Palazzo Chigi. Iniziò una nuova era.

Questa fine tragica non deve però far dimenticare tanti politici della Prima Repubblica, che diedero il loro contributo in modo eccellente sia a livello sovranazionale, sia interno.

Tra i tanti ricordiamo: De Gasperi e Spinelli, annoverati tra i padri fondatori dell’Unione Europea; Pio La Torre, promotore dell’art. 416-bis c.p. e firmatario di una legge che permetteva, e tutt’ora permette, di sequestrare i beni ai mafiosi.

Purtroppo, però, gli errori commessi nella storia si pagano cari, non solo sul momento, ma anche per molti anni a seguire. Nel corso degli anni, molti hanno perso fiducia nella politica, e molti giovani, soprattutto, non vi prendono più parte attivamente. Ne è cambiata anche la relativa concezione e, spesso, si tende a giustificare la “non azione” del singolo con un nichilismo gattopardiano “tanto non cambia nulla”

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Abbiamo il potere di cambiare quello che non riteniamo corretto, ma preferiamo restare seduti sul nostro divano a convincerci che nulla cambierà, e criticare e sbraitare contro i politici in TV, perché non sanno fare il proprio lavoro.

Chiudiamo questa ricostruzione, sperando che sia da sprone a chi legge, citando le parole sempre attuali di un altro grande di quella stagione, conclusasi ormai 30 anni fa.

“Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e con gli oppressi, non c’è più scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.”

Enrico Berlinguer

Claudia Mirabella

Carmelo Schillaci

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Carmelo Schillaci

Nato a Cuneo il 15/01/2001. Frequenta il quinto anno del liceo "Concetto Marchesi" di Mascalucia.
"Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini"
Giovanni Falcone