I 90 “senza nemici” di Marco Pannella

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Siamo abituati a concentrare il dibattito politico su grandi personaggi, provenienti dai grandi partiti di massa capaci di raccogliere notevoli percentuali di consensi. La storia politica italiana è stata scritta con milioni di croci sui simboli di comunisti, democristiani, socialisti; partiti politici dalle idee diverse e contrastanti, che per decenni si sono avvicinati ed allontanati in quel valzer che è la vita politica.

Ma nelle danze capita di poter entrare anche senza muovere un passo, con l’esclusiva forza delle proprie idee e della abnegazione con cui si riesce a portarle avanti.

Marco Pannella è stato tutto questo. Un uomo che mai è sceso a compromessi nel portare avanti le proprie idee, che non ha mai guardato all’ideologia di nessun alleato pur di realizzarle. In una vita dedicata ai diritti civili, lo abbiamo visto a fianco di ogni grande esponente della politica italiana, senza però mai modificare le proprie battaglie per renderle più “accessibili”. Per lui, pacifista convinto, la politica non era combattimento, ma persuasione; mai avrebbe potuto mettere i propri principi personali davanti all’obiettivo da realizzare.

Pertanto, non esistevano “nemici”, ma “avversari”, da convincere a passare dal suo lato della barricata con ogni mezzo possibile, finanche i più scandalosi.

Per questo diventa difficile definire politicamente l’orientamento del suo piccolo partito radicale, che ha cambiato l’Italia senza mai andare oltre il 9%, perché Marco non ha mai accettato le “tarantelle” della politica fatte di accordi e compromessi. Lottava per ciò in cui credeva con intransigenza, usando la disobbedienza civile come strumento di uno scandalo perpetuo che ha accompagnato la sua immagine pubblica per decenni, rendendolo uno dei personaggi più discussi (ed odiati) del Paese.

Lo scandalo mediatico fu la sua arma preferita; nel 1972 il suo sciopero della fame portò alla legalizzazione dell’obiezione di coscienza; nel 1966, per promuovere l’introduzione del divorzio, fondò una Lega aperta a figure provenienti da ogni area ideologica. Protestare contro il regime carcerario del 41bis significò ammettere tra gli iscritti al partito due camorristi ergastolani; promuovere la legalizzazione delle droghe, invece, la donazione di 200 grammi di hashish in diretta nazionale Rai ad Alda D’Eusanio. E sostenendo l’intervento militare in difesa dei kosovari sterminati da Milosevic, non ebbe paura di esporre le proprie idee, anche quando queste suscitarono l’indignazione degli stessi pacifisti di cui faceva parte.

Furono atteggiamenti di forte impatto mediatico, con i quali portò con prepotenza nelle case degli italiani accesi e spinosi dibattiti etici e politici, alcuni dei quali ancora oggi centrali, come la lotta per l’eutanasia e l’aborto, oggi portata avanti dai suoi successori dell’associazione Luca Coscioni. 

Sono lotte di emancipazione e di sostegno a favore di categorie in cerca di riscatto sociale, che grazie a lui entrano nella coscienza del Paese.

Mi rendo così conto che il tradizionale atteggiamento definitorio, usato dal nostro sistema di pensiero, nei suoi confronti sarebbe risultato riduttivo e semplicistico. Definirlo sarebbe significato ingabbiarlo all’interno di un’ideologia convenzionale od un sistema di pensiero che per definizione ha sempre rifiutato di portar dietro. Amava semplicemente la libertà, e per tutta la vita altro non ha fatto che lottare zelantemente perché gli italiani avessero la possibilità di goderne.

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Davide Scalia

Nato a Catania nel non ancora troppo lontano 1998.
Nel 2016, conseguita la maturità classica presso il "Gulli e Pennisi" di Acireale, ho pensato bene di iscrivermi a giurisprudenza.
Patito di arte e De André, credo nel valore civico di una cultura non elitaria, accessibile a tutti e slegata da logiche di mercato. Oltre che nella "Buona Novella".
Dico cose di sinistra ma spesso mi danno del fascista, a quanto pare sono bipartisan.