Ayrton Senna: una vita in prima linea

26 anni dalla scomparsa di una leggenda

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“Mi sentii come se avessi lasciato la Formula 1 un’altra volta. Dopo non ho mai più visto il nostro sport nella stessa maniera. Fu qualcosa di enorme, di incredibile. Ci penso sovente. Sono passati tanti anni e mi accorgo che io e Ayrton manteniamo la stessa popolarità. Perché nelle nostre sfide abbiamo scritto alcune delle più belle pagine di questo sport. […] È stata una perdita irreparabile, che fa ancora male.” 

Alain Prost, pilota automobilistico francese, parlò così di Ayrton Senna, in occasione di uno degli anniversari della sua morte, in memoria di quello che fu uno dei campioni del mondo della Formula 1, e con cui condivise una rivalità tale da essere considerata come una delle più intense ed accese della storia della Formula 1 e dello sport in generale. Tre volte campione del mondo (1988,1990,1991), vincitore di 41 GP, detentore, tutt’oggi, del record di vittorie (sei, di cui cinque consecutive tra il 1989 e il 1993) sulla prestigiosa pista di Monte Carlo, Ayrton Senna Da Silva ci lasciava ventisei anni fa, in seguito ad un incidente alla curva Tamburello del circuito di Imola, in occasione del Gran Premio di San Marino del 1994. 

Di origini brasiliane, appassionato di sport fin da piccolo, si avvicinò al mondo automobilistico all’età di 13 anni, quando vinse, gareggiando nei kart, il Campionato Junior. Conseguì numerose vittorie negli anni a venire nel campionato Sudamericano di categoria e brasiliano. Fece poi il proprio esordio nel 1981, al Formula Ford 1600, disputando e vincendo due campionati, così come fece l’anno seguente alla Formula Ford 2000 e al Campionato Britannico di Formula 3, conquistando pole, vittoria e giro più veloce. Dopo aver segnato il giro più veloce anche alla prestigiosa gara internazionale di F3 di Macao, decise di adottare il cognome materno “Senna”, meno comune di quello paterno. 

Nel 1984 arrivò in Formula 1 con la Toleman, dove diede subito prova del suo eccezionale talento, ottenendo clamorosamente il secondo posto al Gran Premio di Monaco, in condizioni di bagnato. Ottenne il nono posto al campionato, piazzandosi sul podio anche in Gran Bretagna e Portogallo, ma non riuscì, per la prima e unica volta, a qualificarsi sul circuito di Imola. Tra il 1985 e il 1987 gareggiò con la Lotus, la cui scarsa competitività lo mise in difficoltà nel corso del primo anno, per via di alcuni esiti negativi, ma grazie alla determinazione e al talento, tipici dell’animo di Senna, riuscì a guadagnare quattro podi e la seconda vittoria in carriera sul tracciato belga di SpaFrancorchamps , ancora su pista bagnata, intimorendo anche avversari di gran lunga più esperti di lui. 

Questi furono gli anni in cui iniziarono a manifestarsi i primi sintomi di quella che sarebbe stata la rivalità con Prost, con cui si ritrovò ad essere compagno quando nel 1988 passò alla Mclaren, laureandosi campione del mondo per la prima volta in carriera, nonostante in una delle corse precedenti avesse messo a repentaglio la gara per se stesso e per il “Professore” Prost, nel tentativo di mantenere testa a quest’ultimo. L’anno seguente, la rivalità tra i due culminò nell’incidente provocato da Alain Prost a Suzuka, che costò ad Ayrton il titolo mondiale, che riuscì, invece, ad aggiudicarsi nel 1990, nella stessa località, nonostante il verificarsi di un nuovo incidente tra la Ferrari del pilota francese e la Mclaren del brasiliano. Un anno dopo, Senna divenne campione del mondo per la terza volta in carriera, trovatosi a fronteggiare, stavolta, Nigel Mansell. Quest’ultimo mise a dura prova Senna, che non riuscì a competere con lo strapotere della Williams e con l’astro nascente della Benetton, Micheal Shumacher. Firmò un contratto a gettone con la Mclaren, e ottenne una delle vittorie più belle della sua carriera: sotto l’acqua, effettuò quattro sorpassi nel solo primo giro e dominò la gara, dando quasi un minuto e mezzo di distacco al secondo, Damon Hill e più di un giro a Prost. 

Si trasferì alla McLaren all’inizio dell’ultimo anno della sua carriera, alla guida di una nuova vettura per la cui gestione incontrò, sorpreso, alcune difficoltà, che non gli impedirono, però, di conquistare la pole position per le prime tre gare, quasi a ribadire una superiorità indiscussa sul rivale Micheal Shumacher, che, contro le sue aspettative, sarà poi campione a fine stagione. Alla prima gara in Brasile finì in testacoda; nella seconda, fu costretto a ritirarsi per un incidente sulla partenza; la terza gara, ad Imola, segnerà la sua ultima corsa. L’1 maggio 1994, Senna perse il controllo totale della vettura, ormai ingovernabile, durante la percorrenza di una curva, riuscendo, in ultima istanza, solo a frenare, schiantandosi tremendamente contro il muro a bordo pista; ogni sforzo per salvargli la vita fu vano, e la leggenda, Ayrton Senna, si spense all’età di 34 anni. 

Si aprì, successivamente, un processo sulla sua morte, che si concluse con l’assoluzione sia del patron della scuderia, sia del progettista della vettura, e ciò sia nei primi due gradi del processo, e sia nel successivo ricorso in Cassazione. Dopo la sua morte, la sorella Viviane rivelò l’attività di beneficenza di Ayrton, e la sua volontà di dar vita ad un’organizzazione no-profit con l’obiettivo di aiutare i bambini poveri del Brasile, al fine di dare loro un’opportunità per il futuro. Tale desiderio oggi rivive nella Fondazione Ayrton Senna, ente senza scopo di lucro, che permette a numerosi bambini brasiliani di ricevere un’educazione adeguata, e che, nel 2004, è stata insignita dall’Unesco di una cattedra incentrata sull’educazione e sullo sviluppo umano, risultando la prima organizzazione non governativa a ricevere tale riconoscimento.

“Ayrton era un’opera d’arte: non si può dipingere un’altra Gioconda. Non so se è stato il più forte di sempre, perché Schumacher per esempio ha vinto di più. Ma la gente ha sempre percepito la sua forza, il suo coraggio, l’intensità. Arrivava stremato al traguardo perché dava tutto, cosa che forse manca alla Formula 1 di oggi. Non si vergognava di far fatica: anche in questo è stato unico”. Emanuele Pirro, ex pilota automobilistico italiano.

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Rebecca Leonardi

Nata a Catania il 10/03/2001.
Diplomata con lode presso il liceo classico Nicola Spedalieri di Catania.
Studentessa di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura in tutte le sue declinazioni.