Fake news: più nocivo dell’ignoranza è la falsa conoscenza

"Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" Dante Alighieri

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Conoscenza, dal latino cognoscentia, si identifica con la consapevolezza: coscienza acquisita nel tempo e nello spazio. La conoscenza non consiste nella mera considerazione di un fatto, bensì nel suo approfondimento e, di conseguenza, comprensione.

Negli ultimi anni soprattutto, con l’esponenziale espansione dei social, va diffondendosi a macchia d’olio un fenomeno curioso che apre molte questioni controverse: quello delle fake news. 

ll termine inglese fake news (letteralmente in italiano notizie false) indica articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici con il deliberato intento di disinformare o di creare scandalo attraverso i mezzi di informazione. Tradizionalmente, a veicolare le fake news sono i grandi media, ovvero le televisioni e le più importanti testate giornalistiche; ma da ultimo, un qualsiasi sito minore può farsi portavoce di una notizia fallace o data a metà, e ciò senza reali conseguenze.

L’informazione è un campo molto delicato, che ha sempre creato timore nelle persone. Da una parte c’è la necessità di sapere cosa sta accadendo e perché; dall’altra, ci si scontra con quel terreno labile che è la narrazione della realtà, che per sua natura è fallace. Può tendere ad essere oggettiva, ma non esserlo al 100%. 

Le fake news, però, non sono un fenomeno nato recentemente, come siamo soliti pensare.

Pensiamo agli affabulatori del medioevo, quei cantastorie e novellatori che incantavano il pubblico con storie totalmente inventate, che però sembravano vere e finivano con l’essere vere; o ancora alle bugie inculcate al popolo dagli ecclesiastici, che portarono al rogo una moltitudine di donne, poichè fatte credere di essere streghe.

Pensiamo ancora, ad esempio, alla falsa morte di Napoleone, o al famoso sogno di Costantino “In hoc signo vinces”: chiaramente una bufala, come diremmo oggi.

Per questo, quando però il racconto della realtà si allontana troppo da ciò che è effettivamente accaduto, siamo davanti a un fenomeno complesso e in qualche modo labirintico. A chi dobbiamo credere? 

Le informazioni hanno sempre uno stretto rapporto con il potere, perché orientano la percezione della realtà delle persone; veicolano le masse verso un’ipotetica opinione collettiva, riguardo i più svariati argomenti. 

Quindi, in passato, il veicolamento delle notizie serviva ad orientare le masse verso un’unica direzione. Perché la massa sia tale, deve pensare all’unisono e provare le stesse sensazioni. Dare una pluralità di visioni di un dato fenomeno mina l’uniformità del pensiero: quindi la massa si divide, e il popolo potrebbe diventare sovversivo rispetto ad un ipotetico regime autoritario. Se guardiamo alla storia, infatti, l’informazione era fornita al singolo soltanto dal governo del tempo, e mai da più enti.

Tutti esercitiamo un controllo costante sugli altri: è particolare il caso della gente famosa, che spesso viene travolta dalla macchina del fango dell’opinione pubblica, che si sfoga sui social. 

Per demolire un personaggio o un politico basta manipolare le informazioni che abbiamo su di loro, o inventarle e poi condividerle. Tanto più faranno scandalo, tanto più diventeranno virali. Frenare questo meccanismo sarà sempre più difficile, perché sarà necessario fare chiarezza sulle informazioni, ma è probabile che le ragionevoli argomentazioni si scontreranno con ulteriori fake news che saranno nuovamente condivise, innescando un effetto domino da cui non si esce fuori.

L’informazione diventerà così una nebulosa che nasconde la verità e ci permette solo di avere una vaga idea di quanto accade davvero.

L’informazione, poi, non è più sottoposta al vaglio di alcun tipo di filtro. Il lettore ha accesso a migliaia di informazioni differenti e si trova confuso, non riuscendo a prendere le parti della verità. Internet ha moltiplicato le informazioni che riceviamo ogni giorno, e di conseguenza anche le informazioni false, le bufale, le sciocchezze. E abituati come eravamo all’ingannevole, ma confortevole idea del “se non lo leggo, allora non esiste”, fatichiamo adesso ad adattarci alla nuova consapevolezza, e ci chiediamo come sarà possibile orientarsi e distinguere il falso dal vero.

Gli errori, le imprecisioni, capitano a tutti; ma la diffusione di notizie imprecise o apertamente false sui media è ormai di fatto un fenomeno quotidiano: la più grande patologia del nostro tempo, di cui i giornali non parlano mai. Le ragioni di questo fenomeno si possono intuire con facilità, e sono discusse quotidianamente: la verifica delle fonti superficiale, se non inesistente; la ricerca di visibilità e lettori sparandola grossa; l’interesse smodato del pubblico per notizie assurde, morbose o in grado di suscitare reazioni emotive; la necessità di fare i conti con sempre maggiori richieste e minori risorse in tempi di tagli e crisi del settore. 

Il fenomeno delle notizie false, nonostante sia sempre esistito, nell’ultimo periodo va sempre più peggiorando. E se questo portasse a serie complicazioni nella nostra società? 

Siamo molto più ignoranti di quanto crediamo, e la combinazione della nostra presunzione con la potenza delle nostre capacità è molto pericolosa. 

Ci troviamo in un periodo storico in cui credere è molto facile, conoscere è un’impresa ardua. La capacità di conoscere è una virtù incomparabile. Ma, se ci illudiamo di conoscere aprioristicamente, rischiamo di sprofondare negli abissi dell’ignoranza. Fermiamoci a pensare, ogni tanto, per capire se davvero possiamo dire di conoscere, o se siamo caduti anche noi nella trappola dell’incoscienza.

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