Omnia (non?) vincit Amor

Giornata internazionale contro l’omofobia

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“La tredicesima Giornata Mondiale contro l’Omofobia, la Bifobia e la Transfobia, istituita dal Parlamento Europeo nel 2007, costituisce l’occasione per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea contro ogni forma di discriminazione inerente all’orientamento sessuale o alla identità di genere”. 

Così esordiva il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso anno, in occasione della “ricorrenza” di oggi. Non è una giornata di festa, né di memoria; è un giorno di lotta che, oggi più che mai, è volta a contrastare l’aggressività, l’odio e la discriminazione quali atteggiamenti rivolti, ancora, verso chi ama qualcuno del suo stesso sesso o verso chi non si identifica in un solo genere. La nostra generazione ha vissuto a pieno il lento processo di emancipazione sociale di chi si definisce manifestamente omosessuale, bisessuale o transgender, non senza la sofferenza causata da pregiudizi e stigmatizzazioni tali da concretizzarsi, spesso e volentieri, in comportamenti discriminatori nell’ambito sociale e lavorativo; manifestazioni di aggressività violenta, violenza sessuale e negazione dell’esercizio di numerosi diritti. 

Alla fine del XIX secolo iniziarono a crescere delle forme di associazionismo, non del tutto ufficiali, impegnate nella parificazione dei diritti degli omosessuali; ma si parlerà di movimento LGBT solo negli anni ’60, nel territorio circoscritto agli Stati Uniti d’America. Tra gli episodi più celebri che segnarono la lotta di cui sopra, ricordiamo i moti di Stonewall del 1969, una serie di conflitti armati tra omosessuali e ufficiali di polizia newyorkesi insieme a delle squadre antisommossa, che iniziarono quando questi ultimi fecero irruzione in un gay bar aperto, pur senza autorizzazione. La risposta armata della polizia di New York si dimostrò un fallimento, e accese gli animi di chi aveva partecipato o assistito a quanto accaduto, rappresentando, dunque, un momento di svolta nella storia del movimento omosessuale, che segnò l’inizio di una fase di militanza, il cui simbolo identificativo fu la Gay Pride Parade, con l’obiettivo di rivendicare il tanto agognato diritto alla felicità.

La lotta fu incentrata sui diritti fondamentali e sul riconoscimento civile delle coppie omosessuali, per il quale si dovette aspettare la fine degli anni ’90 negli Stati Uniti, e il 2016 in Italia; e sull’adozione, tema ancora dibattuto in Italia, ma che vanta una disciplina in materia legale in quasi tutti gli Stati del continente americano, e in parte degli Stati occidentali in Europa. 

Con la fine del secolo, i movimenti e le associazioni omosessuali dovettero fare i conti con la diffusione dell’AIDS, di cui vennero definiti principali portatori sulla base di una convinzione, largamente diffusa, secondo cui la malattia fosse una “punizione divina” per coloro i quali facevano parte di tali associazioni. Fu successivamente provato dalle autorità sanitarie che non v’era alcun legame tra l’omosessualità e la trasmissione del virus. Inoltre, solo nel 1990 l’omosessualità venne rimossa dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

Nel 2004, a distanza di quattordici anni, venne poi istituita la prima Giornata internazionale contro l’omofobia, dietro un’idea di Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie, attivista francese per i diritti LGBT, impegnato anche nella lotta al razzismo. Nel 2007, venne ufficialmente riconosciuta la Giornata sul territorio degli Stati appartenenti all’Unione Europea, a seguito dell’approvazione di un testo che in una delle sue parti riporta le seguenti parole:  «Il Parlamento europeo […] ribadisce il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazionisubite da coppie dello stesso sesso e chiede alla Commissione di presentare proposte per garantire che il principio del riconoscimento reciproco sia applicato anche in questo settore al fine di garantire la libertà di circolazione per tutte le persone nell’Unione europea senza discriminazioni […] e condanna i commenti discriminatori, chiedendo alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli». 

Nello scenario globale, gli anni 2000 rappresentano quindi uno dei momenti di maggiori conquiste sul piano sociale e giuridico nei continenti americano ed europeo, con il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali. 

Sul territorio nazionale, un passo importante è stato compiuto dalla Corte di Cassazione nel 2012 che, pur esprimendosi negativamente rispetto ad una coppia omosessuale che aveva contratto matrimonio all’estero e chiedeva il riconoscimento di tale atto-rapporto in Italia, ha dichiarato che «La coppia omosessuale è “titolare del diritto alla vita familiare” come qualsiasi altra coppia coniugata formata da marito e moglie […]. I componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se secondo la legislazione italiana non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, tuttavia […] possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata». Tale dichiarazione rappresenta, dunque, uno dei progressi che portarono nel 2016 al riconoscimento, sul piano giuridico, delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. 

Nel 2008, poi, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che anche gli omosessuali hanno diritto ad adottareun bambino, aprendo così la strada a possibili interventi legislativi nazionali (ancora, di fatto, mancanti). 

La lotta costante per i diritti degli omosessuali, bisessuali e transgender ha portato al raggiungimento di numerosi traguardi, che non devono essere un punto di arrivo, ma di partenza, per una parificazione completa, portata avanti da tutti e tutte in nome di quei principi di uguaglianza e solidarietà che sono propri delle odierne Costituzioni.

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Rebecca Leonardi

Nata a Catania il 10/03/2001.
Diplomata con lode presso il liceo classico Nicola Spedalieri di Catania.
Studentessa di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura in tutte le sue declinazioni.