Paola Zannoner e il CataniaBookMay: “la lettura ci rende più vitali”

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Giorno 9 Maggio ha finalmente avuto inizio, sulla piattaforma Instagram, la rassegna virtuale del “CataniaBookMay”, fisiologicamente indirizzata ad un target forse, e fortunatamente, più giovane di quel che si sarebbe portati a pensare immaginando degli incontri a carattere prevalentemente culturale. 

E non a caso, tra i vari ospiti che si sono fino ad ora alternati in queste due settimane, è stata scelta anche invitata anche Paola Zannoner, già apprezzata nella nostra città durante i “CataniaBookDays”, e resasi nuovamente disponibile ad una interessante chiacchierata, svoltasi giorno 16, scandita dalle domande amichevoli di Simone Dei Pieri e dai diversi interventi di coloro i quali hanno scelto di trascorrere una piccola porzione del proprio pomeriggio partecipando ad una diretta Instagram. 

Non, quindi, un salotto letterario; piuttosto, uno spazio virtuale non per questo meno familiare o coinvolgente, anche grazie all’assoluta cordialità e leggerezza delle parole utilizzate dall’autrice. 

E di fatti, la capacità di rivolgersi in modo chiaro ed aperto ad un pubblico tendenzialmente giovane, ha portato Paola a vincere nel 2018 il Premio Strega Ragazze e Ragazzi, con il romanzo “L’ultimo faro”, edito con DeA Planeta. 

Ed anzi, proprio il tema del dialogo e dell’incontro ha dato inizio all’appuntamento dello scorso sabato. Paola, infatti, ha evidenziato con un certo rammarico la sopravvenuta impossibilità di muoversi per l’Italia al fine di incontrare, in una serie di confronti, i propri lettori. L’incontro, infatti, costituisce l’essenza stessa del dialogo; è uno strumento attraverso cui osservare senza filtri le reazioni del pubblico, ideale per comprendere quale realmente sia stato l’impatto dell’inchiostro sull’immaginazione ed emotività di chi legge. 

Tuttavia, secondo Paola, l’incidenza della pandemia da Covid-19 ed il correlativo “lockdown” cui siamo stati da ultimo costretti, ha portato con sé alcune note che potremmo definire (forse con un piccolo eufemismo), positive. In primis, la riscoperta della lettura, intesa non solo come mera forma di evasione, ma anche come strumento di approfondimento e riflessione; un pretesto attraverso cui trovare e costituire uno spazio di libertà personale. Con le eleganti parole di Paola, “i momenti di crisi servono anche a scoprire delle risorse dentro di noi”. 

In secundis, le misure di contingentamento e di restrizione dei movimenti hanno fatto da contraltare alla classica espressione “di necessità, virtù”. Si è assistito, infatti, ad una vera e propria accelerazione nell’utilizzo delle strumentazioni digitali, nel tentativo di accorciare le distanze attraverso le più disparate piattaforme. A questo proposito, Paola Zannoner ha auspicato un progressivo aumento di queste forme di aggregazione virtuale, soprattutto nell’universo scolastico, al fine di incentivare e stimolare l’attenzione ed il confronto attivo. 

E proprio questo secondo dato, attinente all’accessibilità della cultura, ha offerto lo spunto per una ulteriore riflessione, innestatasi peraltro sulla figura di William Shakespeare, divenuto umano e giovane protagonista nel romanzo storico “Il bardo e la regina”, pubblicato nel 2019. 

Secondo Paola, infatti, un grosso problema del nostro Paese è l’incapacità diffusa di approcciarsi alla lettura ed alla cultura con leggerezza, avvertendo un senso di vicinanza ed accessibilità. Solo di recente, infatti, si è assistito alla creazione di luoghi di incontro per chi legge, dotati di un’aria di familiarità e apertura; laddove invece, in altre nazioni, ciò costituisce già una forma di normalità. Il risultato di un tale atteggiamento è il disallineamento tra un momento pre e post scolastico, poiché a seguito della conclusione del proprio percorso di studi, si tende a relegare in un angolo polveroso attività quali la lettura e la scrittura, considerate a quel punto tendenzialmente “inutili”. Per evitare un simile distacco, bisognerebbe tentare di rendere più attuali i grandi autori del passato; riportarli alla loro normale dimensione umana, così da ricostruire quel ponte di vicinanza altrimenti spezzato dall’aura di superiorità intellettuale che sembra aleggiare indissolubilmente su tali figure. E per fare ciò, evidenzia Paola, certamente risulta avere un ruolo centrale il lessico utilizzato. “La complessità va decodificata; deve essere resa semplice, comprensibile a tutti. Semplice, infatti, non vuol dire facile”. 

Il ruolo di un autore è dunque quello di trovare una sorta di via mediana tra l’eccessiva complessità e la piatta banalità, così da arricchire e, contestualmente, da non appesantire rendendo tutto troppo farraginoso. A questo proposito, sollecitata dall’intervento di un ascoltatore, Paola non ha mancato di tessere le lodi di un autore contemporaneo universalmente riconosciuto come il “re” dell’horror: Stephen King. Egli, infatti, attraverso un linguaggio scorrevole ed immediato, fatto proprio dai suoi spesso giovani protagonisti, riesce a raccontare storie che, seppur velate da un’ombra di soprannaturale ed incalzante mistero, si agganciano a tematiche profondamente umane e moderne. Peraltro, King è anche un vero e proprio teorico della letteratura, resa poi multimediale attraverso le numerose trasposizioni, sul grande e piccolo schermo, di cui sono state oggetto le sue opere. 

Tale rimando alla narrativa contemporanea ha permesso a Paola di esporre la propria opinione ed il proprio consiglio circa il sogno, diffuso, di divenire scrittori. Un dato fondamentale da cui partire, infatti, è proprio la passione per la lettura, che dovrebbe spaziare dagli autori più attuali a quelli più risalenti, così da avere una propria visione di insieme sulla modernità e sulla classicità. Paola ha poi sottolineato l’importanza della contestualizzazione delle storie e della creazione di un’atmosfera di fondo, attraverso cui possa poi snodarsi efficacemente l’intera trama del racconto. È poi necessario avere la pazienza di osservare ed ascoltare molto, assorbendo le sfaccettature della realtà che ci circonda, e prendendo brevi appunti su ciò che, seppur apparentemente banale, è in grado di colpire la nostra sensibilità, lasciandovi un segno. 

Il concetto della sensibilità e dell’ascolto, quest’anno più che mai, assume poi una centralità particolare rispetto al mondo dell’infanzia e della gioventù (ricorre, infatti, il centenario di Gianni Rodari). E Paola Zannoner, non sorda a questo appello, ha lavorato alla realizzazione di un’opera costituita da una raccolta di fiabe storiche, ciascuna delle quali preventivamente contestualizzata da un suo dialogo con i propri nipoti. L’idea è quella di una rilettura, con lenti più moderne, di racconti classici e universalmente noti, auspicando così una nuova riflessione sul testo da realizzare in gruppo. Il libro, realizzato con Giunti Editore, dovrebbe essere pubblicato questo autunno. 

Non resta dunque che attendere Ottobre ed il “CataniaBookFestival”, per poter nuovamente accogliere Paola nella nostra città, e poter creare con lei un nuovo, e sempre interessante, dialogo.

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