“El tractor” argentino, Javier Zanetti

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“Anche quando è stanchissimo riesce comunque a mantenere la dignità, la voglia, l’orgoglio di un giocatore professionale, come credo non ce ne siano mai stati.”
(Massimo Moratti)

Nato il 10 agosto del 1973 a Buenos Aires, Javier Zanetti è riuscito a diventare un simbolo non solo della propria squadra, ma di un intero sport. La sua passione per il calcio nacque nel 1978, quando l’Argentina riuscì a vincere in casa la coppa del mondo. Tuttavia, nel suo quartiere, Dock Sud, non esisteva nessun campo da calcio; sarà suo padre, assieme ad altri genitori di ragazzi del posto, a realizzare un campetto di erba e sabbia, ed è lì che l’argentino inizierà a tirare i suoi primi calci a un pallone.
Nel 1982 arriva la grande occasione, infatti un dirigente dell’ “Independiente” gli offrì la possibilità di giocare in prima squadra. Dopo sette anni però un funzionario della squadra comunicò a Javier e ai suoi genitori: “Il ragazzo è troppo gracile, magro, chiquito, un grissino. Guardatelo voi stessi che braccetti che ha. Non cresce. Ci dispiace, Javier Zanetti non sarà un calciatore professionista, non in Serie A, in nessuna serie“. Come un fulmine a ciel sereno, Zanetti viene escluso dalla squadra per cui tifava, sembrava finita la sua carriera calcistica, ma si sa, a volte è semplicemente questione di tempo…

Comincia così un nuovo capitolo della vita di Javier, la scuola e il lavoro diventavano il suo solo mondo: se non giocava nelle giovanili, doveva faticare al cantiere. Il programma era sempre lo stesso, sveglia alle 6, colazione, scuola e subito dopo al lavoro con il padre. Con il tempo diventò un buon muratore, costruiva muri, aiutava a impastare il cemento, portava i secchi pieni di calce con le sue due braccine piccole, le stesse che avevano fatto storcere il naso ai tecnici dell’Independiente.
Il sogno di Javier comunque rimaneva il calcio, e per riuscire nell’impresa cominciò una dieta fatta di proteine per diventare più forte, un menù che andava dai ceci e le lenticchie fino alla polenta, le bistecche erano troppo care.
Dopo un anno di duro lavoro e dieta ferrea, il padre Rodolfo gli suggerì di rimettersi in gioco, ma lui non si fidava, provava troppa amarezza in seguito al primo rifiuto. Il padre insisteva, credeva in lui, ma Javier non riusciva a dirgli in faccia quello che lo addolorava: “Papà, io sognavo di fare il calciatore per guadagnare abbastanza soldi da far smettere a te di fare il muratore e alla mamma di faticare con le pulizie. Volevo farvi godere finalmente un pò la vita. Tu costruisci le case, io voglio fare gol. Hai già cinquant’anni, papà, ma appena guadagnerò voi smetterete di lavorare e riceverete tante cose belle da un figlio. Così avrei voluto che andasse, e invece ho fallito e non posso che aiutarti come manovale“. Molti anni dopo da capitano dell’Inter , disse a suo padre per ringraziarlo “Se non fosse stato per te che al lavoro, da muratore, mi hai preso per mano e mi hai riportato all’idea di giocare, non sarei mai diventato un professionista“.

Grazie all’insistenza del padre Rodolfo e al suo enorme talento, Javier Zanetti nel 1993 venne acquistato dal Banfield ed approdò nella massima serie, la “Primera Division“. Il resto è storia nota…

Dopo due anni, segnalato da Antonio Angelillo e fortemente voluto dal presidente Massimo Moratti, che rimase impressionato dalle sue doti dopo averlo visionato in una videocassetta mentre giocava nella Nazionale olimpica, fu acquistato dall’Inter il 13 maggio 1995, primo colpo di mercato dell’era Moratti. Il 28 ottobre 1998, nella gara di andata degli ottavi di finale di Coppa Italia contro il Castel di Sangro, Zanetti disputò il suo primo match in nerazzurro con la fascia da capitano al braccio. A partire dal 1999, con il ritiro di Giuseppe Bergomi e la cessione di Gianluca Pagliuca, Javier iniziò a indossare la fascia stabilmente. Il massimo apice della sua carriera lo raggiunse nella stagione 2009-2010, un’annata indimenticabile in cui vinse la Coppa Italia, il quinto scudetto consecutivo (assist di Zanetti per il decisivo gol di Diego Milito contro il Siena all’ultima giornata) e la Champions League, che mancava da 45 anni nella bacheca interista. Zanetti, alla sua 700ª gara in nerazzurro, alzò per la prima volta la Coppa dei Campioni, e l’Inter divenne la prima e unica squadra italiana a realizzare il “Triplete“.

Il 18 maggio 2014, Javier Zanetti giocò la sua ultima partita in carriera con l’Inter. Nell’arco dei diciannove anni trascorsi in maglia nerazzurra, Zanetti è sceso in campo 858 volte: in 813 occasioni è partito da titolare (venendo sostituito in 42 partite), giocando per un totale di 73284 minuti, segnando 21 reti e ricevendo due sole espulsioni. Ha inoltre disputato consecutivamente 137 delle sue 615 partite in Serie A. Essendosi ritirato a 40 anni e 281 giorni, è nella top ten dei giocatori più anziani ad aver mai calcato i campi di Serie A.

Javier Zanetti è un simbolo del calcio per la sua tenacia, la sua voglia, il suo talento, ma soprattutto per la sua eterna sportività. Ha dovuto lottare tanto per i suoi obiettivi, e nonostante i tanti ostacoli, è riuscito a realizzare il suo sogno.

Sono concentrato sull’allenamento, è la mia vita di ogni giorno. Sono famoso tra i tifosi – e vengo preso un po’ in giro dagli amici – perché mi sono allenato anche il giorno del matrimonio con Paula, la madre dei miei tre bambini. Avevo del tempo, e allora perché non farlo? Nella vita c’è sempre tempo per tutto,ma dobbiamo saperlo trovare, avere metodo, non lasciare che la vita ci sfugga via in fretta senza che ce ne accorgiamo. (Javier Zanetti)

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Leonardo Mascali

Leonardo Mascali. Nato a Catania il 03/10/1998, diplomato al liceo scientifico Concetto Marchesi di Mascalucia, oggi studente presso il dipartimento di Giurisprudenza di Catania.
Scrivo per passione: molte volte tramite la scrittura di certe avventure si trasmettono emozioni che vale la pena ricordare.

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