A chi appartiene la mia vita?

Con Marco Cappato © 

3' di lettura

Regolamentare l’eutanasia significa essere liberi di scegliere come e fino a che punto vivere la propria malattia, morire con dignità.

Per sensibilizzare su questa tematica così importante ho coinvolto Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, promotore del Congresso mondiale per la libertà di ricerca e della campagna Eutanasia Legale. 

Prima di proseguire con le parole di Marco, una breve introduzione al tema. Eutanasia, in greco antico “buona morte” (dal greco εὐθανασία, composta da εὔ-, bene e θάνατος, morte) è la somministrazione diretta di un farmaco letale da parte di un medico a un paziente che ne faccia richiesta e che risponda a determinati requisiti. Ad essa non corrisponde un diritto riconosciuto dall’ordinamento giuridico italiano.
L’aiuto e l’istigazione al suicidio sono reati puniti con la reclusione da 5 a 12 anni.
Tuttavia, riporto una sentenza rivoluzionaria della Corte Costituzionale n. 242 del 2019, secondo la quale i predetti reati non si configurano per chi “agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente”.
A differenza dell’eutanasia, con il suicido assistito il medico prescrive il farmaco letale al paziente senza una somministrazione diretta. L’unico Paese che permette l’eutanasia anche a persone non residenti è la Svizzera.

Marco, quante persone contattano l’associazione Luca Coscioni per essere aiutati a morire? 

“Circa ottocento persone negli ultimi tre anni.”

In alcune interviste definisce il viaggio in Svizzera come “un viaggio solo per chi se lo può permettere”, quanto costa morire?

“Assolutamente sì. Il costo è nell’ordine dei diecimila euro, spese di viaggio incluse e aggiungerei un ulteriore problema collegato a quello dei malati intrasportabili, cioè che non possono viaggiare.“

-Dal primo caso emblematico di suicidio assistito ad oggi, dopo il suo gesto di disobbedienza civile, la Corte Costituzionale ha avuto l’opportunità di pronunciarsi, definendo quattro condizioni ( A) Affetta da una patologia irreversibile B) Con sofferenze fisiche o psicologiche che trova assolutamente intollerabili C) Persona tenuta in vita a mezzo di trattamento di sostegno vitale D) Capace di prendere decisioni libere e consapevoli ) per la non punibilità dell’aiuto al suicidio.

Quali saranno i prossimi passi come associazione per la campagna “Eutanasia legale“?

“Non abbiamo ancora un testo base in materia di “Eutanasia Legale” . Ancora oggi la pena è da 5 a 12 anni. E qui si capisce perché è necessaria una legge che renda concreta e attuabile la direttiva della Corte.  Attendiamo il processo di mercoledì 8 luglio 2020, riguardante la vicenda di Davide Trentini, per cui sono imputato insieme a Mina Welby per aver aiutato Davide a raggiungere la Svizzera e ottenere il suicidio assistito.”

**Per chi non lo sapesse Davide Trentini era malato di sclerosi multipla dal 1993. Aveva 53 anni e la sua vita era diventata un calvario. Per questo ha contattato Marco Cappato e poi Mina Welby per conoscere le modalità e infine accedere alla morte volontaria in Svizzera.

Marco, un messaggio ai giovani studenti…

“Il messaggio che mi sento di trasmettere è un messaggio d’informazione. In questo periodo sto leggendo un libro bellissimo di Giovanni Fornero, si intitola “Indisponibilità e Disponibilità della vita” . Trovo sia un libro molto interessante che prende apertamente posizione in merito alla questione del diritto di morire. Ciò che mi sento di trasmettere a voi studenti è l’invito a trattare con più consapevolezza questi temi. L’errore che si commette è non parlarne a sufficienza, bisognerebbe parlarne di più, informarsi di più anche su queste tematiche che potrebbero apparirvi come distanti per delineare riflessioni che aiutano a vivere meglio. “

Dedico questo articolo a tutti coloro che si battono ogni giorno per la libertà di scelta nel rispetto dei principi fondamentali della nostra Costituzione di libertà e autodeterminazione. Continua la campagna di sensibilizzazione affinché questi principi possano essere affermati con la forza esplicita della legge. Io dico sì all’eutanasia legale, libera e civile!

Camilla Malatino

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