Russia-Putin, finché morte non li separi?

3' di lettura

Il 77,92% dei votanti (67,7% della popolazione) si è espressa a favore della riforma costituzionale promossa dall’attuale (e futuro?) Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin. Focus di un acceso dibattito sono il contenuto del referendum e le modalità con le quali si è proceduto al voto.

La domanda “Sei d’accordo?”, cui i cittadini sono stati chiamati a rispondere in maniera positiva o negativa, avrebbe approvato o rigettato l’intera proposta riformatrice, articolata in diversi punti riconducibili a tre macroaree così distinguibili: proposta Tereshkova; sovranità nazionale; welfare. La proposta Tereshkova attiene all’accentramento della figura del Presidente della Federazione Russa, per il quale, prima della riforma, era previsto un limite ad personam per lo svolgimento dei mandati pari a due nomine consecutive; la proposta costituzionale prevede, al contrario, una serie di emendamenti che azzerino i quattro mandati di Vladimir Putin consentendogli di ricandidarsi e venire potenzialmente eletto fino al 2036, anno in cui compirebbe 84 anni d’età, di cui 36 impiegati al Cremlino. Chiaro il tentativo di emulare la strategia politica dell’ex presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev, in carica dal 1991 al 2019 e attuale capo del Consiglio di sicurezza del Paese; carica che ricoprirà a vita, a seguito di una manovra riformatrice sull’ampliamento dei poteri a lui concessi.

Oggetto di modifica è, poi, il ruolo svolto dal Consiglio di Stato, fino a questo momento organo meramente consultivo del Presidente, che diverrà garante “dell’interazione coordinata tra le autorità e determinerà le direzioni principali di politica estera e interna e lo sviluppo economico e sociale della Nazione”, così come riporta il testo del referendum; e la Duma (Camera Bassa) che godrà di un ampliamento dei poteri in materia di nomina presidenziale, per la quale sarà tenuta ad accettare un’eventuale nomina, come già avviene e ad approvarla, con la clausola che il capo di Stato sarà legittimato a sorvolare sul giudizio dell’ala bassa della camera nel caso in cui questa rigetti per tre volte la persona scelta dal Presidente per guidare l’esecutivo. Non sembrerà strano, dunque, che la Duma di Stato, dopo una prima lettura della proposta Tereshkova, ad inizio Marzo, a seguito di un discorso tenuto dallo stesso Putin sull’importanza di mantenere la stabilità politica in Russia, abbia per questa espresso la propria preferenza, rigettando l’ipotesi di Zhirinovskij di anticipare le elezioni.

Altro punto ampiamente discusso attiene all’esaltazione della sovranità nazionale russa, che trova applicazione nella prassi sottolineando la preminenza del diritto nazionale su trattati, accordi e sentenze internazionali e marca, ancora una volta, le tendenze antieuropeiste già manifestate dal Presidente Putin. Emerge, anche, la necessità per l’attuale Governo di mantenere l’unità della Federazione Russa, la cui salvaguardia è sancita dalla riforma come dovere costituzionale, e la cui violazione, individuata in ogni atto, azione o evento di carattere separatista, è severamente punita. Tali emendamenti permetterebbero alla Russia di rafforzare il controllo sulla Crimea, penisola ucraina annessa al territorio russo nel 2014, e sulle Isole Curili, contese con il Giappone dalla Seconda guerra mondiale. Stabilisce, infine, l’indicizzazione delle pensioni; vieta che gli stipendi siano inferiori al minimo di sussistenza, per ora fissato a 135 euro al mese e impone dei valori, prettamente tradizionalisti e conservatori, attribuendovi peraltro valenza costituzionale, quali, da un lato, il matrimonio concepito esclusivamente tra persone di sesso diverso, con il fine di costituire e legittimare unicamente le famiglie tradizionali; dall’altro, l’individuazione in Dio del fondamento dello Stato Russo. Questo il contenuto del referendum previsto per il 22 aprile e rimandato, per via dell’emergenza Covid-19, al 25 giugno. Discutibile la marcata esigenza di procedere con il referendum in un periodo di crisi sociosanitaria come quello che il mondo, oggi, sta vivendo, e di cui la Russia è protagonista, individuata tra i Paesi maggiormente colpiti.

La riforma costituzionale è solo l’apice di un processo di accentramento avviato già da tempo da Putin e dal governo in sé che necessitava di un referendum per la sua approvazione, simbolo della legittimazione e della fiducia del popolo russo. Curiosi sono i mezzi, vietati dall’ordinamento giuridico, di cui il Governo si è servito per la propaganda, come l’istituzione di lotterie, la vincita di voucher e premi di vario tipo previsti per coloro che sarebbero andati a votare, spesso lasciando intendere che bisognasse votare per il sì. Numerose sono state le segnalazioni di pressioni sui dipendenti della pubblica amministrazione e delle grandi holding di Stato perché si esprimessero a favore. La mancata consapevolezza dei cittadini al momento del voto è emersa successivamente alla chiamata alle urne, e si è espressa tramite manifestazioni di dissenso che hanno visto centinaia di uomini e donne riuniti in piazza al grido di slogan “anti-Putin”. Sono state avviate anche numerose raccolte firme con lo scopo di richiedere l’annullamento del referendum. È stato avviato un processo di presa di coscienza da parte del popolo Russo e non solo, in merito alla drasticità delle conseguenze che potrebbero derivare da questa riforma.

È il caso di chiederci, allora, quali strade possono essere perseguite?  Da un lato, si potrebbe continuare a manifestare il proprio dissenso, con la preoccupante e logica conseguenza dello scoppio di una “guerra civile” dinanzi alla quale non potremmo rimanere inermi; dall’altro, 36 anni di governo di Vladimir Putin, con l’eventualità che a questi ne seguiranno altri, finché morte non li separi.

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
  •  
Rebecca Leonardi

Nata a Catania il 10/03/2001.
Diplomata con lode presso il liceo classico Nicola Spedalieri di Catania.
Studentessa di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura in tutte le sue declinazioni.