Cos’è successo a Beirut?

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È un tranquillo martedì pomeriggio. Zaiنab Hijazi, ragazza di 23 anni di Beirut, è in barca in cerca di un po’ di relax.

Si sente un’esplosione nei pressi del porto e lei, come probabilmente faremmo anche noi, prende il telefono ed inizia a filmare quella colonna di fumo nero che si innalza da uno dei depositi.

Qualcuno urla “keep calm, keep calm” (State calmi, state calmi). Nessuno poteva immaginare quello che stava per succedere.

Sembra che un piroscafo sia andato a fuoco e che le guardie del porto abbiano proceduto ad allontanare le persone; non si sa ancora se ci fossero persone a bordo o del carburante che abbia prodotto un’esplosione. Quel che si sa, è ciò che abbiamo visto tutti nei telegiornali o su internet.

Quel che sappiamo, per ammissione del governatore di Beirut, Marwan Abboud, è che ci fossero 2.750 tonnellate di nitrito di ammonio, un esplosivo utilizzato nelle miniere, che pare abbia causato una deflagrazione tra i 4 ed i 5 kilotoni, pari ad una testata nucleare.

Dove prima c’era il porto, ora c’è un cratere di circa 200 metri.

In un Libano al collasso tra i problemi economici con inflazione galoppante e quelli sanitari, tutto sembra essere passato in secondo piano dinanzi alle macerie lasciate da questo disastro.

Il coronavirus non spaventa più all’Hôtel Dieu de France di Achrafieh, ad est di Beirut.

C’è sangue sul pavimento e continuano ad arrivare persone. Ad alcuni viene detto di andare a casa e cercare di curarsi da soli; ad altri, quelli che rispondono che una casa non ce l’hanno più, viene praticata una fasciatura fuori dall’ospedale.

Gli edifici con meno danni non hanno più una finestra intatta; le facciate sono divelte e le saracinesche sono state piegate come fossero burro.

In una città dove il vetro è un materiale largamente utilizzato nell’edilizia, come nello straordinario Beirut Terraces, i danni sono incalcolabili.

Al momento in cui scrivo questo articolo, ci sono centinaia di morti e 5000 feriti. Purtroppo, si teme che le stime possano salire di molto.

In una Beirut devastata e rasa al suolo, la redazione di Controverso non può che rivolgere i cuori verso il Libano e verso le tante Zaiنab a cui la vita è cambiata per sempre

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