Un lockdown non è (forse) la fine del mondo!

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Prime settimane di agosto: misteriose astronavi simili a delle trottole giganti si stagliano sui cieli di varie città di Asia, America ed Europa, filmate da persone comuni attonite o terrorizzate. I brevi video compaiono sui social o girano su whatsapp, suscitando reazioni varie e sembrano inizialmente la solita bufala del web, ordita dai complottisti o da chi è disposto a imbastire qualsiasi cosa per continuare a rimarcare concetti come «questo 2020 dopo il covid ci riserva disgrazie sempre peggiori». Ed è quello che una persona, esasperata dalle brutte notizie, può arrivare a pensare, aspettandosi cinicamente di tutto da quest’annata funesta.

Invece, basta osservare meglio e interrogare gli hashtag che accompagnano i video (#daynine arricchito in seguito da “series” e #whatisdaynine) per comprendere che questa presunta invasione aliena altro non è che una efficace e astuta strategia di promozione per un progetto audiovisivo a dir poco geniale, che porta proprio il nome di Day Nine.

Il nono giorno dall’arrivo di questi inquietanti osservatori dallo spazio, il nono giorno dal blocco di tutte le attività e dal coprifuoco, istituiti dai governi mondiali per proteggere i propri cittadini, nell’attesa incerta di un’azione da parte degli extraterrestri o del loro allontanamento (e la nazione che non rispetta questa linea comune e anzi reagisce provocando le forze aliene incorre in conseguenze pesanti). L’incertezza verso la durata dello stato di emergenza e dunque verso il futuro, accompagnate dall’ansia o dalla curiosità relative ad una minaccia sconosciuta, oltre all’isolamento, sono fili conduttori comuni alle trame dei sei episodi che compongono la serie, ideata dai pluripremiati registi di Edmonton (Canada) Marliss Weber e Randy Brososky del Group of Rogues. Sensazioni familiari? Non a caso il progetto è nato e si è sviluppato durante il periodo di lockdown globale dovuto al COVID-19, come reazione e spinta creativa da chi lavora sul set e ne ha dovuto patire improvvisamente la mancanza.

“In quanto creativi, il lockdown ha anche portato con sé la sensazione di essere bloccati. La paura di perdere slancio”, ha detto Brososky. “Abbiamo deciso di sfidare noi stessi.”

Day Nine è una collaborazione internazionale tra creators di progetti audiovisivi web: registi provenienti dall’ambiente delle produzioni indipendenti e dei festival di film e serie web, che ogni anno riunisce showrunner, attori e troupe di tutto il mondo, in kermesse ed eventi organizzati prima nelle varie città e, di recente, interamente online a causa della pandemia. E’ così che tante persone lontane si ritrovano ad essere in un certo senso vicine, anche se non di presenza, “socially connected”, unite da un intento comune e dal continuo confronto, in sintonia con lo spirito soggiacente alla filosofia delle produzioni per il web.

A partire dallo spunto lanciato dai due canadesi, altri acclamati registi provenienti da vari paesi, tra cui Germania, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Hong Kong e Italia sono stati sfidati a produrre cortometraggi entro i limiti dei loro lockdown locali.

I sei episodi risultanti, più uno di introduzione, “#WhatIsDayNine”, che presenta il background narrativo dei primi otto giorni di invasione, con contributi da più nazioni, sono stati rilasciati in première su Youtube giovedì 20 agosto a intervalli di tempo, a partire dal pomeriggio e sono tuttora disponibili gratuitamente alla fruizione (sul canale di Day Nine: https://www.youtube.com/channel/UCWvTQeHF2FugsvdjyVY1cDw ).

Un modo di fare arte e comunicare tramite il medium le proprie impressioni sull’emergenza in atto e sul periodo di quarantena, non permettendo a quest’ultimo di fermare la propria routine, la propria mente, la propria fantasia e libertà, ma anzi di arricchirle di prospettive inedite. Basta essere costretti in casa per scoprire che quest’ultima si può trasformare in set, insieme ai sotterranei del proprio palazzo, alle strade e alle vedute della propria città, improvvisamente vuote senza doverle sgomberare appositamente.

Ecco che viene inventato un coprifuoco, imposto dal governo, che giustifichi le strade insolitamente deserte delle metropoli, le stesse strade che in quei mesi erano realmente deserte per il nostro lockdown, quindi emergenza finzionale ed emergenza reale si trovano sovrapposte, l’una lo specchio dell’altra. E questi episodi sono lo specchio delle nostre reazioni davanti a quel disagio che l’umanità ha vissuto nei mesi primaverili ed estivi di questo 2020, delle nostre frustrazioni, paure, rivincite, contraddizioni, sfoghi.

La cornice narrativa dell’invasione UFO sostituisce quella reale della pandemia dovuta al virus, perché secondo Brososky nessuno vuole sentire la storia di una pandemia quando ne stiamo già tutti vivendo una.

Le storie mostrano il nono giorno della “situation” – come viene ironicamente definita dai personaggi interpretati proprio da Randy Brososky e Marliss Weber nel primo episodio, Cat Lady –  e sono raccontate in diversi stili e generi, dalla commedia, al thriller, al documentario e con mezzi di ripresa differenti: telecamere cinematografiche ma anche telefoni cellulari, videocamere e webcam.

In Canada una Cat Lady, che in Italia chiameremmo gattara, vive sola con i suoi felini e si trova alle prese con la visita inaspettata di un inquietante funzionario del governo che parla come un automa e fa domande strane; più giù, un ragazzo in fuga da New York con due amici per fare ritorno a casa in Georgia, documenta il proprio viaggio con videocamera e dirette sui social; in Repubblica Ceca tre persone discutono su Skype delle cose che diventano priorità in caso di morte imminente; una prostituta del quartiere a luci rosse di St. Pauli ad Amburgo si trova bloccata nella casa del suo protettore drogato; in uno squallido appartamento di Hong Kong un giovane, rimasto isolato e senza cibo, si aggira tra casa e sotterranei del palazzo col telefono, in un’atmosfera ansiolitica da horror; infine in Sicilia – la provenienza di ciascun corto è indicata da una bandiera che apre ogni video, in questo caso la nostrana Trinacria – un uomo, confinato in casa, si trova ad accogliere una ragazza singolare, la quale sconvolge la sua monotonia e rivoluziona il suo modo di vivere la quarantena.

Questo episodio conclusivo suscita ancora di più il nostro interesse e quello del nostro pubblico in modo peculiare, in quanto non solo unico rappresentante italiano del progetto, ma soprattutto perché girato proprio a Catania. A scriverlo e realizzarlo sono due creators locali, i filmmakers e attori Bruno Mirabella e Noemi Sava, della Burattini senza Fili Production, che già da anni fa della nostra città la location delle sue produzioni, valorizzando a livello internazionale il territorio catanese (ad esempio con la serie Like Me, Like a Joker).

Schrödinger Paradox, questo il titolo del corto, è girato in casa, dal cui terrazzo vediamo i tetti e le strade di Catania, semideserta anch’essa come le altre città, e anche qui con la minaccia torreggiante degli UFO, tra le nuvole e l’Etna. Con questi invasori i due protagonisti hanno approcci diversi: uno li manda fieramente a quel paese e li definisce in modo sprezzante (“cazzettini verdi”), l’altra quasi li venera e cerca di comunicare con loro con segnali luminosi in una danza che ha un che di primordiale, in cui coinvolge anche il titubante inquilino di casa, Roberto. L’episodio ha il pregio di divertire, con irriverenti dialoghi e azioni tragicomiche di influenza tarantiniana, ma allo stesso tempo di far riflettere, con dei monologhi che costituiscono una rilevante prova di recitazione da parte dei due attori. Degna di nota anche la cura dei dettagli e la vivacità delle inquadrature, che danno l’impressione di guardare un lavoro realizzato da una intera troupe.


Mirabella e Sava ci mettono di fronte alle conseguenze psicologiche della condizione stressante di incertezza e timore sulla propria sorte, e alla sfida/ condanna vissuta da molti del convivere “con la persona peggiore al mondo: se stessi.” Come il gatto dell’esperimento del fisico Schrödinger, chiuso nella scatola con una minaccia letale ed eguale probabilità di vivere o di morire, il genere umano è sospeso nell’indeterminatezza di questo stato paradossale di vita e morte contemporaneamente. Basta un piccolo stimolo, “un fiammifero” per fare esplodere “l’oceano di benzina” dell’umanità.

Contatti

Website: https://daynineseries.com/

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Aurora Vannella

Studentessa di Scienze e Lingue per la Comunicazione all'Università di Catania. Appassionata di scrittura, cinema, musica, teatro e impegnata in diversi progetti in questi ambiti e nel Social Media Management.