Cosa succederà il 3 novembre negli USA?

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Dedichiamo questo articolo a tutti coloro che, quattro anni fa, dopo una maratona elettorale estenuante, sono andati a dormire sonni tranquilli, confidando nell’elezione di Hillary Clinton come presidentessa degli Stati Uniti, e si sono svegliati la mattina dopo vedendo Donald Trump trionfare: probabilmente, per voi, il sistema elettorale americano è rimasto un mistero. Quindi, in vista delle elezioni del prossimo 3 novembre, ecco qui una guida su come evitare brutti risvegli come quello dell’8 novembre 2016.

Occorre dire, innanzitutto, che negli Stati Uniti d’America non tutti i cittadini sono chiamati al voto: infatti, in ogni Stato viene eletto, secondo le modalità prescritte dalla legge statale, un gruppo di “Grandi Elettori” ,che andranno poi a comporre il collegio elettorale statunitense, il quale eleggerà Presidente e Vicepresidente. In particolare ogni Stato americano elegge un numero di elettori scelti pari alla somma dei propri senatori e deputati, dunque non in tutti gli stati verrà scelto lo stesso numero di elettori.
Il collegio sarà alla fine composto da circa 538 membri e ogni Stato ne può eleggere al minimo due; tuttavia, esistono Stati che ne possono eleggere molti di più per il principio spiegato sopra.
Una volta selezionati, gli elettori vengono divisi in liste collegate ciascuna ad ogni candidato alla presidenza e al momento del voto in 48 su 50 stati il candidato viene selezionato con sistema maggioritario: dunque si aggiudica “lo Stato” chi dei candidati otterrà il maggior numero di voti.

Il sistema “winner takes all” potrebbe far credere che sia in realtà molto semplice arrivare ad una elezione, in quanto ogni Stato ha un proprio orientamento politico principale, che tende a seguire e mantenere. Inoltre la presenza di solo due partiti “il rosso repubblicano” e “il blu democratico” sembra rendere ancora più semplice la scelta di una linea politica (cosa che in Italia, a causa della molteplicità partitica, è estremamente più difficile). In realtà peró, non è sempre così. Certo è che ci sono molti stati in cui ciascun candidato sa di vincere, così come altri in cui sa di perdere a causa di tutti i fattori esposti poc’anzi, ma ci sono anche degli stati il cui voto è determinante in quanto è effettivamente dubbia la vittoria di un candidato piuttosto che un altro. Questi stati vengono chiamati “Swing States” e sono quelli in cui la campagna elettorale di ogni candidato si concentra maggiormente al fine di riuscire a portare a casa (o meglio alla Casa Bianca) la vittoria.

Piccola curiosità: i residenti a Washington D.C. non possono votare per la loro rappresentanza al collegio elettorale, perché Washington non è uno Stato. Ciò ha portato a molte proteste dai cittadini della capitale che richiedono di essere il 51esimo Stato degli Stati Uniti d’America.


Piccola curiosità pt.2: Quanto alle elezioni, esse si svolgono il martedì che segue il primo lunedì di Novembre e quel giorno viene nominato Election Day. In alcuni stati il giorno delle elezioni viene considerato festa nazionale durante la quale si celebra l’esercizio di un dovere civico come quello del voto!

Dopo questa analisi resta solo da scoprire quali sono i requisiti da possedere per fare parte sia dell’elettorato passivo che di quello attivo. Per quanto riguarda i candidati, questi devono essere di età superiore ai 35 anni, cittadini americani e residenti negli Stati Uniti da almeno 14 anni; gli elettori, invece, devono essere di età superiore ai 18 anni e cittadini americani, ma il compimento della maggiore età non assicura il diritto di voto, in quanto è necessario che ogni cittadino maggiorenne si iscriva al registro elettorale del proprio seggio. Fino a non molto tempo fa, in particolare fino al 1957, i cittadini afroamericani non avevano la possibilità di esercitare il loro diritto di voto. Fu solo con l’avvento del Civil Rights Act che tutti i cittadini neri americani furono in grado di registrarsi come elettori e esercitare tale diritto.
Per quanto riguarda il diritto di voto per le donne, questo sopraggiunse nel 1920, quindi esattamente 100 anni fa, con il primo suffragio universale, ottenuto dopo anni di lotte e proteste che portarono addirittura al cambiamento dell’articolo XIX della Costituzione Americana che, adesso, estende il diritto di voto anche alle donne. Il diritto di voto, inoltre, come in Italia, può decadere a seguito di una condanna penale.

Come già detto inizialmente, il mandato del presidente degli Stati Uniti d’America dura 4 anni. L’inquilino della Casa Bianca può essere rieletto solo una volta e, in caso di morte o dimissioni, il vicepresidente ha l’obbligo di completare il mandato. L’incarico inizia ufficialmente il 20 gennaio dell’anno successivo all’Election Day.

Nella speranza di aver fatto luce sul sistema elettorale americano, quel brusco risveglio dell’8 novembre adesso acquisisce un senso. La convinzione dell’elezione di Hilary Clinton instaurata nella coscienza di ognuno di noi scaturiva dal numero di voti maggiore rispetto all’avversario, mentre è il numero di “Stati ottenuti” che in realtà determina chi sarà il presidente e, alla fine dei conti, il presidente Trump ne aveva di più a suo favore.

Al momento la situazione sembra che stia cambiando, ma le sorti del governo americano sono in mano ai futuri Grandi Elettori che si esprimeranno il prossimo 14 dicembre, quindi non ci resta che attendere!

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