Covid-19, Prima e Dopo

Chi pensa al lavoro dei giovani?

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“La crisi economica del COVID-19 sta colpendo i giovani – soprattutto le donne – più duramente e più velocemente di qualsiasi altro gruppo. Se non intraprendiamo azioni significative e immediate per migliorare la loro situazione, l’eredità del virus potrebbe essere con noi per decenni”, 

ha affermato il Direttore Generale dell’International Labour Organization, Guy Ryder. 

In Europa e nel mondo, la disoccupazione giovanile ha sempre rappresentato un problema cui si è stentato a dare una risoluzione concreta, e che adesso, con l’aggravante pandemico, non risulta essersi affievolito. L’Eurostat ha stimato che, a causa del virus, 64mila giovani under 25 hanno perso il lavoro e che il tasso di disoccupazione ad agosto, per il quinto mese consecutivo, è aumentato fino a raggiungere il 7,4% sul territorio dell’Unione, e l’8,1% nella zona euro; ad oggi in Italia i giovani disoccupati superano il 32%, in Spagna il 44%. In tempi pre-covid, nel 2019, in Italia, i NEET (Neither in Employment nor in Education and Training), ossia i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, né studiano, erano il 23,8% del totale, detenendo il primato tra i Paesi UE; a seguire, Grecia, Spagna e Francia. 

In risposta a quest’emergenza, nel 2013 l’Unione Europea ha dato avvio al progetto “Garanzia per Giovani” (2014-2020), con lo scopo di indirizzare i giovani verso sempre nuove opportunità lavorative e ridurre il fenomeno dei NEET. The Youth Guarantee Scheme è un impegno per tutti gli Stati membri a garantire che tutti i giovani fino ai 25 anni ricevano una buona offerta di lavoro, formazione continua, tirocinio, apprendistato, entro quattro mesi dalla disoccupazione o dall’uscita dall’istruzione formale. 

Il programma italiano di attuazione prevede che ci si rivolga all’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro), il quale reindirizzerà i richiedenti nei vari centri per l’impiego per l’istituzione di un percorso apposito di inserimento nel mondo del lavoro. Dal canto suo, l’UE monitora e finanzia l’attività tramite significativi investimenti da parte del Fondo Sociale Europeo pari a 6,4 miliardi nel 2014, e a 8,8 miliardi a partire dal 2017. A luglio 2020, con l’aggravarsi del problema a seguito dello scoppio della pandemia, la Commissione europea ha proposto il pacchetto di sostegno per l’occupazione giovanile “un ponte verso il lavoro per la prossima generazione”, contemplando in primo luogo il rafforzamento del progetto Garanzia per Giovani, con l’inclusione di ragazzi e ragazze fino ai 29 anni e non più 25, in vista di un nuovo slancio verso l’apprendistato e l’istituzione di altri strumenti per favorire l’occupazione. 

Il nuovo programma di Garanzia 2021-2027 prevede che venga istituito un quadro legale vincolante, perché non tutti gli Stati membri si sono attenuti alle raccomandazioni su base volontaria, e che vengano mobilitati più fondi, sancendo, inoltre, una grande novità: l’obbligo di retribuire stage, tirocini e praticantati, finora gratuiti, ritenendo che la mancata retribuzione denigri il lavoro dei giovani e lo assimili ad una forma di sfruttamento inammissibile anche in vista della conseguente violazione dei diritti umani del soggetto lavoratore. Lo schema sarà inoltre più inclusivo verso le minoranze e i giovani con disabilità; fornirà servizi di consulenza e tutoraggio su misura, insieme a brevi corsi preparatori con il fine di andare incontro anche alla necessità delle singole imprese di assumere persone competenti. I risultati raggiunti prima dell’episodio pandemico lasciano ben sperare, dato l’aiuto fornito a 24 milioni di giovani, nonostante questo non sia ancora sufficiente a rappresentare una soluzione definitiva. 

Il Covid-19 è sicuramente un ostacolo di difficile superamento, che necessita di un intervento concreto ed immediato.

“Se il talento e l’energia dei giovani sono affiancati dalla mancanza di opportunità o capacità, si avrà un danno per tutto il nostro futuro e sarà molto più difficile ricostruire un’economia migliore, post-COVID” -Guy Ryder

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Rebecca Leonardi

Nata a Catania il 10/03/2001.
Diplomata con lode presso il liceo classico Nicola Spedalieri di Catania.
Studentessa di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura in tutte le sue declinazioni.