Si è libere di essere donne? L’Africa dice di no

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Nigeria 

Nel giugno 2020 la Nigeria ha dichiarato lo stupro un’emergenza nazionale, a seguito delle proteste messe in atto da gruppi di attiviste mosse dall’impossibilità di tollerare ancora la situazione corrente. Durante le manifestazioni si è chiesto di applicare adeguatamente il Violence Against Prohibition Person’s Act (VAPP) emanato nel 2015 e in vigore, almeno formalmente, solo in 17 Stati nigeriani su un totale di 36. Tra gennaio e maggio c.a. si sono verificati 717 casi di stupro, in media uno stupro ogni 5 ore, secondo quanto riferito dal capo della polizia del Paese Mohammed Adamu. Secondo le Nazioni Unite, una ragazza su quattro viene aggredita sessualmente prima dei 18 anni. 

Nonostante ciò, la Nigeria ha registrato solo 80 condanne di stupro entro fine agosto. Allo stesso tempo, si è costituito il movimento sociale #EndSARS, con lo scopo di sciogliere la Squadra Speciale Anti-Rapina, cui si imputano innumerevoli rapimenti, omicidi, stupri, torture, arresti illegali, umiliazioni, detenzioni illegali ed esecuzioni extragiudiziali. Una larga parte delle vittime di abusi da parte della SARS sono stati giovani nigeriani maschi.

Liberia

I casi di violenza sessuale contro donne e bambine sono aumentati del 50% in Liberia durante la pandemia da covid-19. Il Ministro della giustizia ha registrato più di 600 casi di stupro denunciati solo tra gennaio e giugno, un tasso vicino ai livelli annuali. Il culmine in Liberia è stato raggiunto nel 2015, quando si sono registrati 803 casi di stupro, sulla base di un report delle Nazioni Unite. Nel 2019, solo il 2% dei casi di stupro ha avuto seguito giudiziale, concludendosi con una condanna. 

L’11 settembre, il Presidente George Weah ha dichiarato lo stupro un’emergenza nazionale e ha adottato nuove misure per contrastare questo fenomeno. Tra queste, ha istituito un pubblico ministero specifico per i casi di stupro, insieme ad un registro nazionale degli autori di reati sessuali ed una task force per la sicurezza nazionale per gestire la violenza sessuale e di genere. Prevede, inoltre, di stanziare 2 milioni di dollari per sostenere le misure di contrasto.

Namibia

Al grido di #Shutitalldown, la scorsa settimana giovani attiviste namibiane hanno dato avvio ad una marcia verso il Parlamento, con lo scopo di invocare la fine degli abusi e delle violenze che sono costrette a subire. La protesta, in corso per 5 giorni, è stata violentemente soppressa dalle forze dell’ordine che hanno picchiato e incarcerato molte delle attiviste, tra cui tre giornaliste. Le protestanti, nonostante la risposta violenta da parte del governo, hanno deciso di proseguire e hanno fatto sì che negozi e uffici rimanessero chiusi. 

I dati in Namibia inducono la popolazione a richiedere il riconoscimento, anche qui, di un’emergenza nazionale: 1604 casi di stupri sono stati denunciati tra il 2019 e il 2020; 200 denunce al mese vengono in media registrate per abusi e femminicidi.  

Mozambico

Nel 2018, i casi di violenza sessuale nei riguardi di giovani donne sono aumentati del 71%, cifra che dovrebbe considerarsi in difetto dato che molte donne non denunciano per paura di ritorsioni. Due delle ragioni del silenzio sono la dipendenza economica della vittima con il suo aggressore e il timore di non riuscire ad essere effettivamente tutelata dal governo locale.

Sudafrica

In Sudafrica, il 40% degli uomini ha picchiato la propria compagna e 1 un uomo su 4 ha commesso un reato di violenza sessuale; solo il 2% dei casi totali è stato denunciato. 

Il Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha affermato la necessità di elaborare un programma diverso per arginare la gravità del fenomeno che, ad oggi, registra una donna vittima di violenza sessuale ogni 36 secondi.

L’indifferenza nei riguardi dei Paesi Africani da parte del Mondo Occidentale contribuisce passivamente all’aggravarsi del fenomeno. 

Dichiarare lo stupro e la violenza sessuale un’emergenza nazionale equivale ad una richiesta di aiuto e di pronto intervento per un fenomeno che è diventato, per questi Paesi, ingestibile, e di cui raramente si parla. Si dovrebbe dunque, in primo luogo, partire dall’informazione mediatica, ed evitare così, progressivamente, che le urla di queste donne rimangano inascoltate.

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Rebecca Leonardi

Nata a Catania il 10/03/2001.
Diplomata con lode presso il liceo classico Nicola Spedalieri di Catania.
Studentessa di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura in tutte le sue declinazioni.