25 Novembre, una classica ricorrenza?

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“Orange the world: Fund, Respond, Prevent, Collect!”


Lo slogan della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, oggi, 25 novembre 2020, pone l’attenzione sulla necessità di un intervento globale che colmi le lacune di finanziamento, garantisca i servizi essenziali per prestare soccorso alle vittime di violenza e raccolga dati che possano migliorare i servizi salvavita per donne e ragazze. 

Ma cosa significa essere vittima di violenza di genere?

Le Nazioni Unite si sono espresse con una risoluzione nel dicembre 1999, definendo violenza contro le donne “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata”. Una definizione in tal senso del fenomeno, per quanto sia centrata e pertinente, non risulta essere esaustiva; stupirà la vastità di forme in cui si concretizza nella prassi la violenza di genere: violenza domestica (minacce, maltrattamenti fisici e psicologici, atti persecutori, stalking, percosse, abusi sessuali, delitti d’onore, uxoricidi); violenza economica (controllo del denaro da parte del partner, divieto di intraprendere attività lavorative esterne all’ambiente domestico, controllo delle proprietà e divieto ad ogni iniziativa autonoma rispetto al proprio patrimonio); violenza assistita (bambine e ragazze sottoposte a maltrattamenti all’interno dell’ambiente familiare); violenza sul posto di lavoro (molestie, abusi, ricatti sessuali, stupri); violenze relative alla riproduzione (mutilazioni genitali, aborti selettivi o forzati, sterilizzazione forzata, contraccezione negata, gravidanza forzata); ancora, matrimoni coatti,revenge porn, catcalling, lesioni permanenti. Va citato, infine, il femminicidio, termine che ha fatto la sua comparsa nell’ordinamento penale italiano nell’agosto del 2013.

Molto recenti sono, poi, le prime iniziative di contrasto alla violenza di genere; si pensi che in Italia i primi centri antiviolenza sono nati alla fine degli anni Novanta. 

Nonostante ciò, le radici di questo fenomeno sono culturali, e risalgono a tempi immemori. Sono legate allo stampo patriarcale della nostra società e sono difficili da estirpare; sono nelle nostre parole, nei nostri proverbi, nelle nostre usanze. Il 25 novembre non è un giorno da celebrare, è la data di un assassinio; è il giorno in cui, meno di cinquanta anni fa, tre sorelle sono state stuprate, torturate, massacrate e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio a bordo della loro auto per simulare un incidente, perché erano donne attiviste politiche. Il 25 novembre è un simbolo, un promemoria di ciò che è successo e di ciò che continua ad accadere; non è e non può solo essere l’occasione per fare un post su Instagram, e dimenticare il giorno dopo la realtà dei fatti.

È la speranza che una collaborazione attiva tra uomini, donne ed enti possa portare all’eliminazione di questo fenomeno atroce. 

La chiave? L’educazione.

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Rebecca Leonardi

Nata a Catania il 10/03/2001.
Diplomata con lode presso il liceo classico Nicola Spedalieri di Catania.
Studentessa di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura in tutte le sue declinazioni.